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Nove
anni di ascolto, aiuto e se possibile... sostegno a chi ne ha
avuto bisogno, e soprattutto ha trovato il coraggio per
chiederlo. Dal 1996 la Fondazione antiusura “San Matteo
apostolo” della Diocesi di Cassano, la prima realtà del genere
sorta in Calabria per offrire alle migliaia di vittime
dell’usura una mano per cercare di sfuggire al cappio mortale
degli strozzini. La Fondazione ha organizzato per oggi la
tradizionale “Giornata di solidarietà antiusura” finalizzata a
raccogliere fondi da destinare all’aiuto delle potenziali
vittime dei cravattari. Chiunque intende sostenere l’iniziativa
può farlo versando danaro su uno dei diversi conti correnti
postali appartenenti alla “San Matteo”, che servono a tenere in
vita il cosiddetto fondo di solidarietà. La Fondazioni antiusura
calabresi, infatti, possono contare su una cassa a due facce: un
fondo di prevenzione che assieme alle banche gestisce danaro
messo a disposizione dallo Stato; e un fondo di solidarietà che
si basa esclusivamente sulle offerte delle istituzioni
territoriali (Comuni, Province, Regione e altri Enti locali) e
serve a fronteggiare i casi più difficili, per i quali non è
possibile bussare alle porte degli Istituti di credito. Magari
perché la vittima dell’usura non possiede i requisiti minimi
richiesti per avviare la procedura sulla quale poi sarebbe
chiamata a supervisionare la Fondazione con il fondo di
prevenzione. Un paio di anni addietro la Conferenza episcopale
calabra, allora presieduta dall’arcivescovo di
Catanzaro-Squillace Antonio Cantisani, ha deciso di mettere in
piedi un coordinamento tra le sei cellule antiusura all’epoca
operative sul territorio regionale: “San Matteo” di Cassano,
“Santa Maria del Soccorso” a Catanzaro, “Zaccheo” a Crotone,
“Monsignor Vittorio Moietta” a Lamezia Terme, “Santi Medici
Cosma e Damiano” nella Diocesi di Locri-Gerace, la Fondazione
dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano. Alla guida del direttorio
è stato chiamato il presidente della cellula cassanese, don
Attilio Foscaldi. Che sin dall’insediamento ha indicato in
“solidarietà, sobrietà e debito responsabile gli obiettivi
principali per debellare il terribile cancro che è l’usura”. Il
sacerdote ha sempre rivolto un appello di aiuto alle
istituzioni. Non a caso per organizzare la giornata di oggi ha
inviato lettere ad hoc ai sindaci dei 35 Comuni del perimetro
diocesano, ai sacerdoti e alle varie comunità della Diocesi, ai
direttori degli istituti di credito distribuiti come la Chiesa
cassanese tra Sibaritide e Pollino. A tutti, tra l’altro, ha
scritto: “Il contributo alla Fondazione è destinato ad aiutare
le persone in difficoltà, prevenendone la caduta nelle maglie
degli strozzini. Sostenere la nostra iniziativa, con un gesto
nobile, può significare la salvezza per tanti fratelli in
difficoltà economiche che possono essere dettate dalle più
svariate disavventure del quotidiano”. Dal 96 ad oggi la “San
Matteo” ha ascoltato 1.000 racconti di vittime dell’usura (663
uomini, 337 donne) dando parere negativo a 133 e positivo a 867.
Diversi i numeri delle banche, che hanno rifiutato 249 casi,
accogliendone 514 e sospendendone 42. Mentre 62 hanno
rinunciato. In totale sono state archiviate 444 pratiche,
accolte 514, sospese 42. Nel ’94 135 ascolti: 4 pareri negativi
e 131 positivi della Fondazione; le banche hanno detto no a 26 e
sì a 59. Interessante la divisione per professione della vittima
nei 500 casi dal 2001: 3 agenti di commercio, 1 agente
immobiliare, 20 agricoltori, 48 artigiani, 5 autisti, 13
casalinghe, 103 commercianti, 21 disoccupati, 33 imprenditori,
160 dipendenti, 18 professionisti, 26 operai, 44 pensionati, 5
ristoratori.
Domenico Marino |