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La festa del vino nuovo: domenica prossima in città, tra danze e
canti popolari ed una dotta disquisizione sulla bontà del vino
cassanese. Rosso come i rubini, dal profumo di malva, intenso e
traditore: il vino che nasce dai vigneti dei colli cassanesi. Lo
genera un vitigno particolare, l’aglianico, particolarmente
diffuso nella zona del Monte di Cassano. Almeno, così stavano le
cose fino alla fine del diciannovesimo secolo. Poi, da terre
lontane, arrivò la fillossera, che si portò via le tradizioni ed
il nettare degli dei, lasciando a pochi vignaioli il compito di
difendere la memoria dell’aglianico cassanese. Adesso, cent’anni
e passa dopo, la città prova a riconquistare le glorie passate,
lanciando la campagna di sensibilizzazione per il ritorno sulle
tavole del rosso cittadino. A promuovere l’iniziativa,
l’associazione “Città progresso”, che per domenica prossima, 19
di dicembre, ha proclamato ed organizzato la giornata del “provavutta”,
ovvero della degustazione del vino ottenuto dalla campagna
vinicola del 2004. <<La nostra manifestazione – fanno sapere gli
organizzatori – si prefigge lo scopo di sostenere la viticoltura
di qualità, a sostegno dei coraggiosi viticultori che negli
ultimi tempi hanno scelto di tornare ad investire sui colli
cassanesi, puntando sull’aglianico>>. Obiettivo dichiarato:
ottenere il riconoscimento del marchio d’origine controllata e
conquistare così un posto negli itinerari italiani del vino.
Programma dell’evento: tutto di domenica, lungo corso Garibaldi
ed in piazza Matteotti. Patrocinano Comune di Cassano e
Provincia di Cosenza. Collaborano i volontari della Lega
italiana di salvaguardia ambientale. Per l’intera giornata,
resteranno aperti gli stand espositivi, finestra sul mondo del
vino e dei piatti tipici locali. Alle 17.30, all’interno del
teatro comunale, convegno sul tema: “L’aglianico e gli altri
vini di Cassano”. Quindi, alle 19, in piazza Matteotti, prima
l’esibizione del gruppo folkloristico “Città di Cassano”, poi
quella dei ballerini del centro “Studio Danza”, diretto da
Graziella Ciappetta e Donatella Tullio.
Gianpaolo Iacobini |