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Della
Sibaritide e della sua gente, a volte, si raccontano cose
terribili. La mafia, che pure c’è, copre col suo nero velo di
morte fantasia, impegno, intelligenza. Da qualche anno un
affilato coltello cerca di squarciare silenzi e paura. È la
Fondazione antiusura “San Matteo Apostolo”, diretta dal
sacerdote don Attilio Foscaldi, direttore della Caritas
diocesana cassanese. Un gruppo di uomini e donne, volontari
animati da fede cristiana e umana buona volontà, che si batte
contro la piaga dei cravattari di casa e cosa nostra. Il
racconto inizia il 7 marzo 1996. Davanti ad un notaio, si
consuma il momento più importante: auspice il vescovo del tempo,
monsignor Andrea Mugione, nasce la Fondazione antiusura “San
Matteo Apostolo”. Don Foscaldi ne assume la guida. Un pool di
istituti bancari accetta di collaborare alla riuscita
dell’impresa: Banca Intesa, Banca Carime, le Banche di credito
cooperativo della Sibaritide e quelle di Albidona e Tarsia.
Dopo sette anni di frenetico attivismo, parlano i numeri della
fondazione. <<Attualmente – spiega don Attilio – la “San Matteo
apostolo” opera sull’intero territorio regionale, offrendo
garanzia con i fondi di prevenzione e solidarietà. Esaminiamo
ogni anno almeno 150 richieste, e quasi sempre si tratta di casi
drammatici>>. Avanti con le cifre. <<Nei primi dieci mesi del
2004 – sottolinea il sacerdote cassanese, nell’aprile 2002
chiamato a far parte del Consiglio direttivo nazionale delle
Fondazioni antiusura – abbiamo ascoltato 135 persone: per lo più
commercianti e lavoratori dipendenti, ma anche pensionati,
artigiani e disoccupati, residenti in provincia di Cosenza. Tra
i centri maggiormente interessati dal fenomeno, Cassano,
Castrovillari, Corigliano>>. Come è andata? <<4 – precisa don
Foscaldi – sono stati i pareri negativi rilasciati dalla stessa
fondazione, poiché i soggetti richiedenti non possedevano i
requisiti di legge. 131 sono state invece le pratiche presentate
con nostra garanzia presso le banche convenzionate. Di esse 59
sono andate a buon fine>>. Tradotto in soldini, fa più di
un miliardo delle vecchie lire. Sottratte agli strozzini e
restituite a professionisti, imprenditori, casalinghe, famiglie.
Una speranza in più, per un lembo di Calabria che sembrava aver
smesso di sperare.
Gianpaolo Iacobini |