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Antenna della discordia. Palazzo di città respinge le critiche
ed annuncia: <<C’è la volontà politica di risolvere la questione
trasferendo l’impianto in altra sede>>. Parla l’assessore
all’ambiente. L’antenna, detta della discordia, è quella
destinata a rilanciare nella Piana l’eco dei segnali di
telefonia mobile di terza generazione. Sulla scorta delle
regolari autorizzazioni rilasciate da Arpacal e Comune, dovrebbe
irradiare le proprie onde dal tetto di un palazzo di Sibari, nel
cuore del centro servizi, a ridosso di varie scuole, una chiesa,
una clinica. Non è però mai entrata in funzione: la Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari l’ha posta
sotto sequestro giudiziario. E poi, sebbene tecnici ed esperti
s’affannino a ripetere che l’impianto non è fonte di
inquinamento elettromagnetico, i sibariti non mollano: loro, e
soprattutto i loro figli, l’antenna non la vogliono. La vicenda
assume ora anche contorni politici. Appena due giorni fa,
l’affondo di Rifondazione comunista: <<L’assordante silenzio
dell’Amministrazione comunale preoccupa. I ragazzi delle scuole
di Sibari, che da più tempo pongono agli amministratori domande
semplici, ottengono in risposta il nulla>>. Oggi, invece, la
presa di posizione di Palazzo di città. Delineata dalle parole
di Roberto Bruno, assessore all’ambiente. <<Capisco
Rifondazione: l’opposizione – esordisce l’assessore – fa il suo
dovere. Ma la verità è che noi non vogliamo eludere nulla. Siamo
stati i primi a riconoscere che un problema esiste e va
risolto>>. Domanda: come? Risponde Bruno: <<La problematica è
oggetto di un’inchiesta giudiziaria, peraltro svolta da un
magistrato che ha dimostrato una spiccata sensibilità in tema di
tutela dell’ambiente: dobbiamo rispettare l’inchiesta ed
attenderne gli esiti, senza interferire in alcun modo>>. Resta
l’aspetto politico. <<La nostra volontà – precisa l’assessore –
è nota a tutti, perché espressa più volte ed in diverse sedi,
anche dal sindaco: se possibile, l’antenna sarà spostata. Stiamo
valutando le possibilità tecniche di percorrere questa strada>>.
Nient’altro. Se non l’invito alla calma ed alla tranquillità:
<<Intendo ribadire – conclude Bruno – che non v’è alcun pericolo
e dunque non è il caso d’allarmarsi: l’antenna non è mai stata
attiva>>. Quel che l’assessore non dice, filtra dagli
uffici di Palazzo di città. Per chiudere la partita ed ottenere
il trasloco dell’impianto, il Comune ha una sola via da seguire:
revocare la concessione edilizia rilasciata nei mesi passati.
Operazione giuridicamente ardua, a meno di non rinvenire un neo
o un difetto procedurale, tali da viziare l’atto e suggerirne la
revoca. Un aiuto in tal senso potrebbe venire dalle presunte
irregolarità edilizie che, si dice, caratterizzerebbero
l’immobile, e per ovviare alle quali, nelle settimane passate,
sarebbe stata presentata domanda di sanatoria. I tecnici del
Settore Urbanistica avrebbero già effettuato un sopralluogo:
dalle loro relazioni di servizio dipenderanno, probabilmente, le
scelte future dell’amministrazione comunale sul destino
dell’antenna della discordia.
Gianpaolo Iacobini |