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Questo è il racconto di un Capodanno particolare. È la storia di
un cenone di San Silvestro senza nastrini e cotillons, ma con
tanto amore ed un gran cuore. Comincia a Lauropoli, la sera
dell’ultimo giorno dell’anno che se ne va. Nei saloni della casa
per anziani dedicata alla memoria di Padre Pio da Pietralcina,
si ritrovano in settanta. Sono solo una piccola parte della
comunità di migranti che ha scelto Cassano quale porto d’imbarco
verso un futuro migliore. Hanno accenti diversi. Vengono da
Romania, Marocco, Albania, Lituania, Polonia. Parlano la lingua
universale della speranza Il dato che colpisce è la loro giovane
età. Lavorano nei campi o nelle famiglie di anziani. Spesso sono
invisibili, ma esistono. E festeggiano insieme il 2005 che
arriva, rispondendo all’invito lanciato dalla parrocchia della
Presentazione del Signore, guidata da don Pietro Martucci. Tra i
tavoli fa capolino un ospite d’eccezione: è l’assessore
provinciale allo spettacolo, Rosetta Console. Abita a Lauropoli,
non è voluta mancare. Ascolta storie lontane, partecipa alla
cena, serve le portate: smessi i panni dell’assessore, indossa
quelli del volontario. Come lei, i protagonisti della serata: i
volontari della parrocchia della Presentazione del Signore. Li
guida l’energica Annarita Liparoti. Della squadra fanno parte in
tanti. Sul taccuino finiscono i già noti della solidarietà:
Salvatore Di Cunto, Danilo Ciliberti, Giuseppe Nociti, Tonino
Falabella. Il menù ha il sapore dell’accoglienza: la cucina e le
ricette sono quelle dell’equipe parrocchiale. Il cibo è offerto
dai commercianti di Lauropoli. All’antipasto rigorosamente
calabrese seguono riso e funghi e penne al forno con polpette di
verdure. Poi, in un trionfo di contorni, è l’ora di agnello con
piselli, scaloppine con tartine di patate, parmigiana di
melanzane. I bambini, tra un capriola ed un capriccio, divorano
tutto e tornano a giocare. S’avvicina la mezzanotte. Nella sala
s’affollano anche i parrocchiani. Scoppia la festa: con un
brindisi di italico spumante Lauropoli stringe la mano ai
fratelli venuti d’oltre confine. Un secolo fa, questa era terra
d’emigrazione. Lo ricorda, del resto, anche il cartellone
colorato preparato dai bambini del centro “San Martino”. Recita:
“Ero forestiero, e mi avete accolto”. Adesso che la storia si
ripete al contrario, il paese non dimentica e s’apre
all’accoglienza. Don Martucci sorride e si lancia in un
improbabile rock sulle note di “Tuttifrutti”. Riceve abbracci.
Ricambia con carezze, sorrisi e una certezza condivisa: non
contano passaporti e carte d’identità. L’uomo è una risorsa.
Inizia il 2005. Non poteva esserci miglior principio.
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