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Mattinata di ordinario disagio, ieri, al poliambulatorio
cittadino dell’Asl, sistemato al piano terra del mega ospedale,
mai aperto, di contrada “Ponte nuovo”. Basta varcare la soglia
degli uffici sanitari per trovare mamme arrabbiate con bambini
in braccio, oltreché giovani e anziani delusi per strutture e
servizi di bassa qualità. Quando si decise di scoprire il perché
di quei musi lunghi, facendo qualche domanda, oltre ad ascoltare
le loro parole gli utenti/vittime costringono a seguirli nelle
stanze per guardare e perciò capire meglio. A cominciare dagli
uffici sanitari e soprattutto dalla sala vaccinazioni, dove i
loro bambini devono essere sottoposti alle iniezioni necessarie
a frenare l’assalto dei terribili virus: pareti con grandi
chiazze scure sintomo di umidità abbondante; infissi delle
finestre ridotte a mezzo servizio dall’usura di anni e
intemperie (oltreché della trascuratezza), con conseguenze per
la temperatura interna anzitutto d’inverno; suppellettili e
armadi al limite del sostenibile. In generale, locali troppo
piccoli per sopportare l’intensità dell’utenza. Negli uffici
amministrativi, invece, alle carenze strutturali si aggiunge la
mancanza del telefono sia interno che esterno, che costringe gli
operatori a provvedere alla menopeggio. In sostanza, emerge una
realtà quotidiana difficile da sopportare, anzitutto in un
avamposto sanitario importante e più unico che raro nella realtà
cassanese qual è il poliambulatorio Asl.
Carenze strutturali e ambientali sono state più volte e
inutilmente segnalate al Distretto sanitario di Trebisacce e
all’Azienda sanitaria di Rossano. Un quadro esauriente pare sia
emerso lo scorso settembre nel sopralluogo operato da due
ispettori del Distretto trebisaccese, sollecitati dalle
lamentele del personale sanitario che vi lavora ogni giorno per
ore. Oltre a constatare e annotare nero su bianco la situazione,
i tecnici hanno comunicato ai Palazzi dell’Asl. Risultati? Zero!
Domenico Marino |