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Venerdì 02 Gennaio 2004

Cassano - La Storia di Antonella


Ci sono storie che nessuno racconta perché non ha voce. O forse perché chi dovrebbe ascoltare non ha orecchie per farlo. Antonella, che in greco vuol dire piccolo fiore, è una fanciulla adolescente. Il suo nome è un tributo alla fantasia. Originaria di Sibari, frequenta le scuole dell’obbligo a Cassano. Un’esistenza serena, appena scalfita da un grave ritardo mentale. Cosa cambia? Poco, perché Antonella vive, pensa ed agisce come tutti gli altri ragazzi della sua età. Semplicemente, ha bisogno d’assistenza ed affetto per recuperare ciò che l’handicap le ha rubato.
Fiaba da tempi moderni, non fosse per l’uomo nero. Che qui non ha un nome né un volto, perché non c’è nessuno che sbagli o faccia male. C’è anzi una certosina applicazione della legge, l’assoluto rispetto delle direttive ministeriali, la candida interpretazione delle norme. Il racconto prosegue, ma al tatto le pagine diventano aride, dure. Per nulla intrise di sensibilità. Càpita in quello che era l’anno del disabile: Antonella frequenta la terza media. Gode del conforto quotidiano di un’insegnante di sostegno. Sempre la stessa, da un anno e mezzo. Con lei ritrova il gusto del sorriso e l’allegria di vivere. Le due donne diventano amiche, stringono un rapporto che travolge la freddezza dell’orario scolastico. Le norme, i regolamenti, le direttive vorrebbero che l’insegnante dedicasse alla sua allieva le canoniche 18 ore  settimanali. Lei, invece, la segue anche oltre. Insieme, con i genitori, partecipano alle attività dell’equipe medica che ha in cura la fanciulla sibarita. Così per settimane, mesi. Un giorno, la sorpresa: Antonella parla. Non è una novità, ma per la prima volta riesce ad abbinare i suoni ai segni grafici. L’alfabeto non ha più misteri. È la scoperta di un mondo nuovo, della via che porta alla speranza. Lacrime, abbracci e teneri sorrisi a far da sfondo. Purtroppo, dura poco. Il 12 dicembre il Provveditorato separa Antonella dalla sua insegnante. Trasferita in altra sede, per far posto ad una collega che dovrebbe sostituirla in tutto e per tutto. I genitori, garbatamente, protestano. La scuola fa spallucce: vorrebbe, non vorrebbe, comunque non può. Spariscono gli abbracci ed i sorrisi, restano le lacrime.
L’uomo nero. Piccolo fiore lo sconfiggerà con la gioia di vivere.

Gianpaolo Iacobini

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