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Ci sono storie che nessuno racconta perché non ha voce. O forse
perché chi dovrebbe ascoltare non ha orecchie per farlo.
Antonella, che in greco vuol dire piccolo fiore, è una fanciulla
adolescente. Il suo nome è un tributo alla fantasia. Originaria
di Sibari, frequenta le scuole dell’obbligo a Cassano.
Un’esistenza serena, appena scalfita da un grave ritardo
mentale. Cosa cambia? Poco, perché Antonella vive, pensa ed
agisce come tutti gli altri ragazzi della sua età.
Semplicemente, ha bisogno d’assistenza ed affetto per recuperare
ciò che l’handicap le ha rubato.
Fiaba da tempi moderni, non fosse per l’uomo nero. Che qui non
ha un nome né un volto, perché non c’è nessuno che sbagli o
faccia male. C’è anzi una certosina applicazione della legge,
l’assoluto rispetto delle direttive ministeriali, la candida
interpretazione delle norme. Il racconto prosegue, ma al tatto
le pagine diventano aride, dure. Per nulla intrise di
sensibilità. Càpita in quello che era l’anno del disabile:
Antonella frequenta la terza media. Gode del conforto quotidiano
di un’insegnante di sostegno. Sempre la stessa, da un anno e
mezzo. Con lei ritrova il gusto del sorriso e l’allegria di
vivere. Le due donne diventano amiche, stringono un rapporto che
travolge la freddezza dell’orario scolastico. Le norme, i
regolamenti, le direttive vorrebbero che l’insegnante dedicasse
alla sua allieva le canoniche 18 ore settimanali. Lei, invece,
la segue anche oltre. Insieme, con i genitori, partecipano alle
attività dell’equipe medica che ha in cura la fanciulla
sibarita. Così per settimane, mesi. Un giorno, la sorpresa:
Antonella parla. Non è una novità, ma per la prima volta riesce
ad abbinare i suoni ai segni grafici. L’alfabeto non ha più
misteri. È la scoperta di un mondo nuovo, della via che porta
alla speranza. Lacrime, abbracci e teneri sorrisi a far da
sfondo. Purtroppo, dura poco. Il 12 dicembre il Provveditorato
separa Antonella dalla sua insegnante. Trasferita in altra sede,
per far posto ad una collega che dovrebbe sostituirla in tutto e
per tutto. I genitori, garbatamente, protestano. La scuola fa
spallucce: vorrebbe, non vorrebbe, comunque non può. Spariscono
gli abbracci ed i sorrisi, restano le lacrime.
L’uomo nero. Piccolo fiore lo sconfiggerà con la gioia di
vivere.
Gianpaolo Iacobini |