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Concerto
di Natale nel segno della speranza: Sibari canta per l’avvenire.
Ricordare, non dimenticare. Ad esempio, che, nonostante il
progresso, la povertà non è mai stata debellata. Che a fame e
miseria si aggiungono sovente morte e disperazione, per guerre e
crudeltà. E poi, ancora, che non di solo pane vive l’uomo, ma
anche di cultura e fede. Difficile spiegarlo con le parole.
Meglio cantarlo. Ci hanno provato, riuscendoci, i volontari che
hanno dato vita al concerto di Natale, tenutosi nei giorni
scorsi, a ridosso dell’Epifania, nella chiesa sibarita di Sant’Eusebio.
È andata così: ad organizzare l’evento sono stati i cantori del
centro artistico musicale “Il setticlavio”, attivo dal 1996,
diretto da due giovani maestri, Maria Risolè e Giuseppe Praino.
Qualche tempo fa, dal “Setticlavio” è nato, come per gemmazione,
il coro delle “Note colorate”, composto da fanciulli del luogo.
A loro si sono uniti gli aedi del coro della chiesa di Sant’Eusebio.
Insieme, guidati da Maria Risolè, hanno dato vita al concerto
della pace e dell’amore, davanti a centinaia di persone. A far
da padrone di casa, e da padrino dell’iniziativa, il parroco di
Sant’Eusebio, padre Lazzaro Longobardi. A lui il compito di
presentare ed aprire la serata. Proseguita con l’impeccabile
esecuzione di brani a tema: “Sui fiumi di Babilonia”, il gospel
“Let my people go”. Poi, ancora, “Aggiungi un posto a tavola” e
“Jesus Christ superstar”, tratti dagli omonimi musical. Tra un
pezzo e l’altro, spazio alla memoria ed alla riflessione. Prima
con l’Ave Maria intonata da una ragazza extracomunitaria che da
pochi mesi tempo vive a Sibari. Quindi con la consegna dei doni,
da parte della comunità sibarita, ai bambini extracomunitari.
Giochi e balocchi sono stati affidati a Franco Ferrarese,
instancabile responsabile del centro ascolto Caritas
parrocchiale dedicato alla memoria di Francesco Sancineto. Sarà
lui, nei prossimi giorni, a curarne la distribuzione
direttamente nelle mani dei tanti bimbi rimasti senza patria ma
accolti ora dal gran cuore di Sibari.
È finita tra gli applausi e qualche lacrima, mentre un cantore
declamava, ad alta voce, un pensiero figlio del cuore: <<Non c’è
pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono>>. Il
miglior canto possibile per l’auspicio di un futuro diverso.
Gianpaolo Iacobini |