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Domenica 11 Gennaio 2004

Cassano – La vendetta di Misasi, un narratore militante


«Di là da verismo, naturalismo, romanticismo, decadentismo e narrativa d’appendice, Nicola Misasi si conferma anzitutto un narratore militante».
Giornalista, scrittore, calabrese: Nicola Misasi. Uomo di lettere, uomo di Calabria. Vissuto  a cavallo tra due secoli, l’Ottocento ed il Novecento, è considerato uno degli autori più fecondi della letteratura calabrese. A lui è dedicata ora una monografia, dal titolo “La vendetta narrativa di Nicola Misasi”, curata da Domenico Marino, cassanese, giovane giornalista e collaboratore del dipartimento di Filologia dell’Unical. Il volume, dato alle stampe per i tipi della casa editrice “Periferia”, reca la prefazione dell’accademica Caterina Verbaro. In copertina, l’effigie di un Misasi inedito, rivisitato in chiave grafica dal maestro Alessandro D’Elia.
Nel vivo dell’opera: Marino dedica particolare attenzione all’impegno che caratterizza l’intera produzione dell’intellettuale cosentino, rinvenendo nel padre di Massoni Carbonari l’interesse a riscrivere presente e passato della sua terra, fotografati in maniera distorta da una storiografia ed una letteratura incapaci di affondare le unghie della ricerca al di sotto dello strato superficiale che nasconde la verità delle cose. Quasi una sorta d’introduzione, utile ad addentrarsi nell’opera di Misasi: ripercorrendo i sentieri battuti dal narratore di Paterno Calabro, Marino vi riconosce e delinea i rapporti con le diverse scuole e filoni letterari attivi nel panorama nazionale tra i due secoli, ma rompe con la precedente critica misasiana,  sottolineando, ad esempio, la distanza tra l’intellettuale cosentino e il verismo, anzitutto con la variabile più strettamente verghiana.
L’autore delle Cronache del brigantaggio, infatti, è romantico e naturalista solo quanto gli basta per organizzare, in maniera narrativamente efficace, una sua personale difesa della Calabria. Misasi stesso, del resto, confessa che il vero obiettivo della sua opera è riscrivere la storia calabrese. In tale ottica, Marino assegna un’importanza particolare ai volumi saggistici di Misasi (Il gran bosco d’Italia e In Provincia, ma anche l’agiografia di San Francesco di Paola). Significativi i passaggi in cui la monografia ferma l’attenzione sugli appelli all’impegno che, seppur nascosti dal debole filtro dell’intreccio romanzesco, Misasi rivolge alla Calabria e ai calabresi, e ancora la condanna senz’appello per la classe politica calabrese: «Dove erano i nostri rappresentanti allorché il Parlamento votò questa o quella legge, la costruzione di quella o questa ferrovia per favorire il Settentrione ai danni del Mezzogiorno di Italia, dove erano i nostri deputati, dove i nostri Senatori? Eran lì, forti di numero, ma fiacchi di animo, se non tardi di intelletto, incuranti o dimentichi dei sacri interessi che erano chiamati a sostenere. Perché pigliarcela dunque col Governo che favorisce i Lombardi, che predilige i Piemontesi, che si fa imporre dai Veneti, e via via con simili piagnistei da eunuchi?».
Dunque, di là da verismo, naturalismo, romanticismo, decadentismo e narrativa d’appendice. Per dirla con Marino, <<Nicola Misasi si conferma anzittutto un narratore militante, impegnato in una battaglia intellettuale che abbraccia quasi interamente la sua esistenza ed è interessata a ricostruire dalle fondamenta la realtà, la società, l’economia e la politica calabrese>>. E poi, ancora: <<Sia occupato da romanzi da pubblicare sui grandi quotidiani partenopei, impegnato nel tratteggio del brigantaggio e del paesaggio calabrese, oppure coinvolto da narrazioni di violente passioni amorose miste ad accese ambizioni risorgimentali, il narratore cosentino non riesce a dimenticare il cordone ombelicale che lo tiene avvinto alla sua Calabria>>. <<Perché, se da una parte, Misasi non sa rinunciare all’amore ed all’oscuro compiacimento per quei luoghi, quelle storie e quegli uomini “che nulla sanno del mondo”, e che “ivi muoiono ignoti a tutti, di tutto ignari”>>, sottolinea Caterina Verbaro nella sua prefazione, <<dall’altra egli non fa che denunciare le cause storiche di questa esclusione della Calabria dalla modernità economica e culturale>>.
Sembra ieri, è oggi: Nicola Misasi. La monografia a lui dedicata sarà presentata martedì 13 gennaio prossimo, alle 17, nell'aula Dioniso, cubo 17/b, dell'Università della Calabria. Previsti la relazione del professore Nicola Merola, docente di Letteratura italiana Moderna e contemporanea, nonché direttore del Dipartimento di Filologia, e l'intervento di Monica Lanzillotta, ricercatrice dell'Unical. Presenzierà l’autore, Domenico Marino.

Gianpaolo Iacobini

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