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Domenica 04 Gennaio 2004

Cassano - Il "Collettivo 26 luglio" traccia il bilancio delle iniziative organizzate dal 22 al 29 dicembre - «La società cassanese divisa tra due culture molto diverse»


"Il Laboratorio di autogestione ideato nel centro sociale polivalente di corso Cavour, incassati i suoi ottimi successi di pubblico e di critica, ha evidenziato l'enorme divario esistente tra le varie culture che compongono la società cassanese. Nella popolazione della città delle Terme si riscontra la presenza di due tronconi culturali. Da una parte la cultura chiusa e gretta di chi si ostina a rimanere in questo paese, pensando alla paesana e, dall'altra, la cultura di chi invece è stato fuori, di chi ha vissuto esperienza di vita, di chi non fa del boicottaggio la propria arma di difesa".
A sostenerlo sono gli aderenti all'associazione socio culturale "Collettivo 26 luglio", che, con un comunicato, fanno il bilancio su "L'altro mondo possibile", il cartellone di iniziative musicali, cinematografiche e di confronto, organizzate, dal 22 al 29 dicembre scorso, presso il Laboratorio di autogestione allestito al centro sociale cassanese. "L'altro mondo possibile", a dire degli aderenti al "26 luglio" si poneva lo scopo di rilanciare una nuova cultura basata sul rispetto, sulla socializzazione e sulla tolleranza. Una cultura, evidenziavano "basata sulla progettualità e sulla valorizzazione del patrimonio endogeno, è capace di promuovere e incentivare nuove forme di sviluppo".
Voleva "offrire alla variegata società cassanese un'idea di crescita culturale che partisse dalla base". I "discoli" del collettivo, nella loro nota, non stilano solo il bilancio delle ultime iniziative, ma tracciano anche "le linee guide di un intervento di promozione culturale che, basandosi sulle passate esperienze, sia capace di coinvolgere tutti i cittadini in un percorso di crescita che nasca dal basso". I giovani del "Collettivo" si dicono convinti che "la comunità cassanese per poter fuoriuscire dalla crisi sociale e culturale in cui si è ricacciata ha bisogno di spazi e strutture". Sostengono che è arrivato il momento che i cittadini cassanesi iniziano a richiedere più cultura, più spazi di discussione, più momenti di aggregazione".
Gli aderenti al "Collettivo", alla fine, dopo aver assicurato tutto il loro impegno acché "chi la pensa alla paesana inizi a ragionare con la propria testa senza celarsi più dietro quel perbenismo di facciata che a Cassano ha prodotto solo disgrazie e miserie" e sostenuto che "la battaglia iniziata nel lontano 1992 per l'utilizzo della struttura di corso Cavour come Centro sociale ha iniziato a dare i suoi frutti", concludono che "è impensabile che i principali diritti sanciti dalla Costituzione italiana, dal diritto d'associazione a quello del sapere, possano essere negati solo perché qualcuno non vuole rinunziare ai suoi confort".

Antonio Iannicelli

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