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"Il
Laboratorio di autogestione ideato nel centro sociale
polivalente di corso Cavour, incassati i suoi ottimi successi di
pubblico e di critica, ha evidenziato l'enorme divario esistente
tra le varie culture che compongono la società cassanese. Nella
popolazione della città delle Terme si riscontra la presenza di
due tronconi culturali. Da una parte la cultura chiusa e gretta
di chi si ostina a rimanere in questo paese, pensando alla
paesana e, dall'altra, la cultura di chi invece è stato fuori,
di chi ha vissuto esperienza di vita, di chi non fa del
boicottaggio la propria arma di difesa".
A sostenerlo sono gli aderenti all'associazione socio culturale
"Collettivo 26 luglio", che, con un comunicato, fanno il
bilancio su "L'altro mondo possibile", il cartellone di
iniziative musicali, cinematografiche e di confronto,
organizzate, dal 22 al 29 dicembre scorso, presso il Laboratorio
di autogestione allestito al centro sociale cassanese. "L'altro
mondo possibile", a dire degli aderenti al "26 luglio" si poneva
lo scopo di rilanciare una nuova cultura basata sul rispetto,
sulla socializzazione e sulla tolleranza. Una cultura,
evidenziavano "basata sulla progettualità e sulla valorizzazione
del patrimonio endogeno, è capace di promuovere e incentivare
nuove forme di sviluppo".
Voleva "offrire alla variegata società cassanese un'idea di
crescita culturale che partisse dalla base". I "discoli" del
collettivo, nella loro nota, non stilano solo il bilancio delle
ultime iniziative, ma tracciano anche "le linee guide di un
intervento di promozione culturale che, basandosi sulle passate
esperienze, sia capace di coinvolgere tutti i cittadini in un
percorso di crescita che nasca dal basso". I giovani del
"Collettivo" si dicono convinti che "la comunità cassanese per
poter fuoriuscire dalla crisi sociale e culturale in cui si è
ricacciata ha bisogno di spazi e strutture". Sostengono che è
arrivato il momento che i cittadini cassanesi iniziano a
richiedere più cultura, più spazi di discussione, più momenti di
aggregazione".
Gli aderenti al "Collettivo", alla fine, dopo aver assicurato
tutto il loro impegno acché "chi la pensa alla paesana inizi a
ragionare con la propria testa senza celarsi più dietro quel
perbenismo di facciata che a Cassano ha prodotto solo disgrazie
e miserie" e sostenuto che "la battaglia iniziata nel lontano
1992 per l'utilizzo della struttura di corso Cavour come Centro
sociale ha iniziato a dare i suoi frutti", concludono che "è
impensabile che i principali diritti sanciti dalla Costituzione
italiana, dal diritto d'associazione a quello del sapere,
possano essere negati solo perché qualcuno non vuole rinunziare
ai suoi confort".
Antonio Iannicelli |