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"Il
crac Parmalat e il dissesto del Comune di Cassano, pur
rappresentando due casi tanto diversi fra di loro, si ritrovano
accomunati dalla matrice unica consistente nel mancato
funzionamento dei controlli". Chi sostiene questo è Antony
Gioia, dottore commercialista e revisore contabile che conosce,
in qualità di cittadino-contribuente, i contenuti della
relazione di apertura dell'anno giudiziario. Conosce, quindi,
sia "il forte richiamo al rispetto del cittadino-contribuente e
sia la pressante richiesta del procuratore generale della Corte
dei conti di restaurare una generale cultura del controllo
(essenziale, rapida e non vessatoria) e della responsabilità".
Forte di questa conoscenza, il professionista invita il
procuratore generale della Corte dei Conti, il Ministro
dell'Interno, il Ministro dell'Economia e delle Finanze e il
procuratore regionale della Corte dei Conti a voler verificare
"se non ricorrono le condizioni per riportare ordine e legalità
nella gestione finanziaria del Comune". Nella sua lettera,
Gioia ripercorre le tappe del dissesto cassanese mettendo in
evidenza le tante inadempienze che, a dir suo, ci sono state.
Parte da lontano. Dalla dichiarazione di dissesto avvenuta nel
1992. Il revisore contabile sostiene che "il piano di estinzione
delle passività pregresse, predisposto dalla Commissione
straordinaria di liquidazione con propria deliberazione n. 173
del 10 giugno 2000 e definitivamente approvato con decreto del
Ministro dell'Interno n. 50442 del 13.06.2002, è un mostro
burocratico". Scrive che la procedura di acquisizione e gestione
dei mezzi finanziari per il risanamento "si è limitata alla sola
contrazione del mutuo con oneri a totale carico dello Stato",
mentre quella di liquidazione e pagamento della massa passiva
accertata "si è limitata al solo pagamento dei crediti assistiti
da privilegio". "Gioia evidenzia come la Commissione
straordinaria di liquidazione non ha ancora approvato il
rendiconto della gestione delle passività pregresse pur se
questo doveva essere presentato entro il 21 novembre 2002, così
come "il consiglio comunale non ha ancora assunto l'atto
deliberativo di individuazione dei soggetti responsabili dei
debiti non ammessi alla liquidazione che andava adottato entro
il termine del 1° novembre 2002". Il professionista sibarita fa
notare anche come il rendiconto per l'esercizio finanziario
2002, che doveva essere approvato entro "il termine ordinatorio"
del 30 giugno, è stato approvato, dall'attuale commissario
prefettizio, solo il 19 novembre e che "la ricognizione sullo
stato di attuazione dei programmi, da attuarsi entro il 30
settembre di ciascun anno, è stata attuata solo in data 21
novembre 2003" e con il risultato di un indebitamento
finanziario complessivo di 21.399.272 euro (circa 40 miliardi di
vecchie lire). Indebitamento che, considerato "l'abnorme
allungamento dei tempi del risanamento", sicuramente è destinato
a crescere "per effetto di interessi e rivalutazione monetaria".
Gioia ricorda che solo lo scorso 28 novembre, con un atto del
commissario prefettizio, è stata avanzata richiesta di mutuo
integrativo, "sul cui accoglimento grava l'irregolare procedura
di acquisizione e gestione dei mezzi finanziari per il
risanamento" e che la finanziaria 2004 stronca definitivamente
la strategia sinora perseguita dall'ente di accollare i propri
debiti al bilancio dello Stato. Alla fine, Gioia sostiene che
"la situazione finanziaria complessiva del Comune di Cassano
Allo Ionio è emblematicamente rappresentativa dello
stravolgimento dello spirito e della lettera dell'ordinamento
contabile e finanziario degli enti locali".
Antonio Iannicelli |