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Sabato 31 Gennaio 2004

Cassano  - Antony Gioia sul dissesto finanziario dell'ente locale Il Comune «come la Parmalat i controlli non funzionano»


 "Il crac Parmalat e il dissesto del Comune di Cassano, pur rappresentando due casi tanto diversi fra di loro, si ritrovano accomunati dalla matrice unica consistente nel mancato funzionamento dei controlli". Chi sostiene questo è Antony Gioia, dottore commercialista e revisore contabile che conosce, in qualità di cittadino-contribuente, i contenuti della relazione di apertura dell'anno giudiziario. Conosce, quindi, sia "il forte richiamo al rispetto del cittadino-contribuente e sia la pressante richiesta del procuratore generale della Corte dei conti di restaurare una generale cultura del controllo (essenziale, rapida e non vessatoria) e della responsabilità". Forte di questa conoscenza, il professionista invita il procuratore generale della Corte dei Conti, il Ministro dell'Interno, il Ministro dell'Economia e delle Finanze e il procuratore regionale della Corte dei Conti a voler verificare "se non ricorrono le condizioni per riportare ordine e legalità nella gestione finanziaria del Comune".  Nella sua lettera, Gioia ripercorre le tappe del dissesto cassanese mettendo in evidenza le tante inadempienze che, a dir suo, ci sono state. Parte da lontano. Dalla dichiarazione di dissesto avvenuta nel 1992. Il revisore contabile sostiene che "il piano di estinzione delle passività pregresse, predisposto dalla Commissione straordinaria di liquidazione con propria deliberazione n. 173 del 10 giugno 2000 e definitivamente approvato con decreto del Ministro dell'Interno n. 50442 del 13.06.2002, è un mostro burocratico". Scrive che la procedura di acquisizione e gestione dei mezzi finanziari per il risanamento "si è limitata alla sola contrazione del mutuo con oneri a totale carico dello Stato", mentre quella di liquidazione e pagamento della massa passiva accertata "si è limitata al solo pagamento dei crediti assistiti da privilegio". "Gioia evidenzia come la Commissione straordinaria di liquidazione non ha ancora approvato il rendiconto della gestione delle passività pregresse pur se questo doveva essere presentato entro il 21 novembre 2002, così come "il consiglio comunale non ha ancora assunto l'atto deliberativo di individuazione dei soggetti responsabili dei debiti non ammessi alla liquidazione che andava adottato entro il termine del 1° novembre 2002". Il professionista sibarita fa notare anche come il rendiconto per l'esercizio finanziario 2002, che doveva essere approvato entro "il termine ordinatorio" del 30 giugno, è stato approvato, dall'attuale commissario prefettizio, solo il 19 novembre e che "la ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi, da attuarsi entro il 30 settembre di ciascun anno, è stata attuata solo in data 21 novembre 2003" e con il risultato di un indebitamento finanziario complessivo di 21.399.272 euro (circa 40 miliardi di vecchie lire). Indebitamento che, considerato "l'abnorme allungamento dei tempi del risanamento", sicuramente è destinato a crescere "per effetto di interessi e rivalutazione monetaria". Gioia ricorda che solo lo scorso 28 novembre, con un atto del commissario prefettizio, è stata avanzata richiesta di mutuo integrativo, "sul cui accoglimento grava l'irregolare procedura di acquisizione e gestione dei mezzi finanziari per il risanamento" e che la finanziaria 2004 stronca definitivamente la strategia sinora perseguita dall'ente di accollare i propri debiti al bilancio dello Stato. Alla fine, Gioia sostiene che "la situazione finanziaria complessiva del Comune di Cassano Allo Ionio è emblematicamente rappresentativa dello stravolgimento dello spirito e della lettera dell'ordinamento contabile e finanziario degli enti locali".

Antonio Iannicelli

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