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L’estate
per la Sibaritide non è solo tempo di sole, mare, tintarella e
temperature bollenti ma anche e soprattutto periodo di scavi,
lavoro e passione nell’area archeologica che è una delle più
importanti e ricche dell’intera Calabria (nonostante le
colpevoli trascuratezze dei Palazzi che contano), conservando la
leggenda magnogreca di Sybaris e delle tre città sovrapposte:
Sybaris appunto, poi la Turi fatta costruire da Pericle sui
resti della mitica polis distrutta dalla storica rivale Kroton,
e la romana Copia. Frammenti di storia misti a leggenda che
hanno fatto meritatamente guadagnare a quest’angolo di Calabria
un posticino in tutti i libri di storia antica.
Da diverse settimane proprio lo strato latino degli scavi
sibariti è oggetto di ricerche archeologiche da parte di giovani
ricercatori provenienti da tutta Europa, Italia compresa. Sono
coinvolti in un progetto curato da una scuola francese di Roma e
coordinato dall’archeologa transalpina Noyèe, e lavorano con
professionalità e insostituibile passione all’interno della zona
denominata Parco del cavallo. Il gruppo sta proseguendo un
lavoro cominciato l’anno scorso nella zona termale di Copia, che
tra il quarto e il settimo secolo dopo Cristo pare fosse
utilizzata per una fiorente produzione di vino che in base a
quanto si è appreso veniva esportato nell’intero bacino del
Mediteranneo. Si tratterebbe, quindi, di un’importante
testimonianza della floridezza economica e imprenditoriale della
Sibaritide anche secoli dopo la ricchissima e potente Sybaris. E
non è assolutamente finita qui. Perché nella stessa area sembra
siano affiorati resti di alcuni luoghi di culto cristiani. Gran
parte dell’area risulta pavimentata con mosaici e s’intravedono
pure lastre di marmo con incisioni. Caratteristica dei mosaici
sono due croci gammate, più comunemente conosciute come
svastiche. Simboli che nell’antichità significavano abbondanza,
prosperità e in alcuni casi potevano rappresentare anche il
sole.
Non ce n’era bisogno, ma questi ennesimi scavi nell’immenso
“mondo sommerso sibarita” testimoniano la potenzialità di tesori
conservati dal suolo che fu prima di Sybaris, poi di Turi,
infine di Copia. E che oggi vive un passato decisamente meno
illustre. Eppure si continua a sbandierare ai quattro venti il
successo a cinque stelle dell’Eldorado turistico “made in
Calabria”. Come se la ricchezza vacanziera possa essere
stritolata nel popolo della tintarella che si ammassa sulle
spiagge ioniche e tirreniche, trasformandole in formicai
invivibili, e non anche e soprattutto turismo culturale,
selezionato, d’elite.
Il gruppo di studiosi capeggiato dalla dottoressa Noyèe resterà
ancora per giorni nella Sibaritide. Nelle prossime settimane,
invece, nel mese di luglio, pare sia già prevista un’altra
campagna di scavi che dovrebbe interessare questa volta l’area
nord di Parco del cavallo. I responsabili dell’iniziativa non
lasciano filtrare nulla, ma pare si debba lavorare per portare
alla luce alcune tombe già scoperte in passato. Ma questa è
tutta un’altra storia, seppure ancora orgogliosamente sibarita.
Domenico Marino |