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Domenica 13 Giugno 2004

Cassano - Svastiche negli scavi archeologici di Sibari


L’estate per la Sibaritide non è solo tempo di sole, mare, tintarella e temperature bollenti ma anche e soprattutto periodo di scavi, lavoro e passione nell’area archeologica che è una delle più importanti e ricche dell’intera Calabria (nonostante le colpevoli trascuratezze dei Palazzi che contano), conservando la leggenda magnogreca di Sybaris e delle tre città sovrapposte: Sybaris appunto, poi la Turi fatta costruire da Pericle sui resti della mitica polis distrutta dalla storica rivale Kroton, e la romana Copia. Frammenti di storia misti a leggenda che hanno fatto meritatamente guadagnare a quest’angolo di Calabria un posticino in tutti i libri di storia antica.
Da diverse settimane proprio lo strato latino degli scavi sibariti è oggetto di ricerche archeologiche da parte di giovani ricercatori provenienti da tutta Europa, Italia compresa. Sono coinvolti in un progetto curato da una scuola francese di Roma e coordinato dall’archeologa transalpina Noyèe, e lavorano con professionalità e insostituibile passione all’interno della zona denominata Parco del cavallo. Il gruppo sta proseguendo un lavoro cominciato l’anno scorso nella zona termale di Copia, che tra il quarto e il settimo secolo dopo Cristo pare fosse utilizzata per una fiorente produzione di vino che in base a quanto si è appreso veniva esportato nell’intero bacino del Mediteranneo. Si tratterebbe, quindi, di un’importante testimonianza della floridezza economica e imprenditoriale della Sibaritide anche secoli dopo la ricchissima e potente Sybaris. E non è assolutamente finita qui. Perché nella stessa area sembra siano affiorati resti di alcuni luoghi di culto cristiani. Gran parte dell’area risulta pavimentata con mosaici e s’intravedono pure lastre di marmo con incisioni. Caratteristica dei mosaici sono due croci gammate, più comunemente conosciute come svastiche. Simboli che nell’antichità significavano abbondanza, prosperità e in alcuni casi potevano rappresentare anche il sole.
Non ce n’era bisogno, ma questi ennesimi scavi nell’immenso “mondo sommerso sibarita” testimoniano la potenzialità di tesori conservati dal suolo che fu prima di Sybaris, poi di Turi, infine di Copia. E che oggi vive un passato decisamente meno illustre. Eppure si continua a sbandierare ai quattro venti il successo a cinque stelle dell’Eldorado turistico “made in Calabria”. Come se la ricchezza vacanziera possa essere stritolata nel popolo della tintarella che si ammassa sulle spiagge ioniche e tirreniche, trasformandole in formicai invivibili, e non anche e soprattutto turismo culturale, selezionato, d’elite.
Il gruppo di studiosi capeggiato dalla dottoressa Noyèe resterà ancora per giorni nella Sibaritide. Nelle prossime settimane, invece, nel mese di luglio, pare sia già prevista un’altra campagna di scavi che dovrebbe interessare questa volta l’area nord di Parco del cavallo. I responsabili dell’iniziativa non lasciano filtrare nulla, ma pare si debba lavorare per portare alla luce alcune tombe già scoperte in passato. Ma questa è tutta un’altra storia, seppure ancora orgogliosamente sibarita.

 Domenico Marino

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