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In
cassa integrazione i dipendenti dei Cantieri nautici. <<Il
sequestro dello Stombi ed il divieto di navigabilità – dicono
gli amministratori dell’impresa sibarita – ci porteranno alla
chiusura>>.
Pagano i lavoratori. Lo spettro dei licenziamenti s’agita sulle
teste di una decina d’operai e delle loro famiglie. Lo Stombi,
il canale delle nebbie, rischia d’inghiottire loro, insieme a
tante altre verità mai venute a galla. Il presente: lo Stombi è
sotto sequestro giudiziario. Per anni, almeno dal 1991 ai giorni
nostri, sostengono la Guardia Costiera e la Procura di
Castrovillari, il canale che unisce al mare aperto le darsene
del porto turistico dei laghi di Sibari è stato gestito da
“persone da identificare”, nel più assoluto dispregio delle
norme di sicurezza e delle leggi italiche. Nessuno, neppure di
fronte al provvedimento giudiziario, ha reclamato la paternità
del dispettoso rigagnolo. L’unica risposta giunge da un’impresa,
la Casa Bianca group, proprietaria dei Cantieri nautici.
S’annunciano la cassa integrazione e la prospettiva di
licenziamenti.
Parla Tonino Vuoto, vicepresidente della Casa Bianca group.
Offre una sua personale versione dei fatti. Anzitutto, una
conferma: <<Abbiamo avanzato richiesta di cassa integrazione per
i nostri dipendenti, a partire dal primo luglio prossimo e per
tredici settimane>>. Poi, le motivazioni della scelta. Legate al
<<perdurare del divieto di navigabilità dello Stombi, posto
sotto sequestro>>. <<Numerosi clienti di diversa nazionalità –
dice Vuoto – sono impossibilitati a prendere il largo con le
loro imbarcazioni. Le istanze rivolte all’Ufficio circondariale
marittimo di Corigliano, tendenti ad ottenere l’autorizzazione
al transito, sotto la personale responsabilità, sono state
respinte perché non ci sarebbero le condizioni atte a garantire
il passaggio delle imbarcazioni in condizioni di sicurezza>>.
Ancora: <<Per permettere l’uscita di tali imbarcazioni –
prosegue Vuoto – il commissario prefettizio del comune di
Cassano, su sollecitazione dell’associazione “Laghi di Sibari”,
aveva chiesto alla Procura l’autorizzazione ad effettuare
interventi urgenti. Il sostituto procuratore titolare
dell’inchiesta ha però negato l’autorizzazione all’asporto di
sabbia dal canale, in considerazione della reiterata inidoneità
dello stesso>>. Considerazioni: <<I consolati di mezza Europa
telefonano per capire quale ostacolo tenga i loro concittadini
prigionieri di una situazione inconcepibile. Noi, intanto,
corriamo il rischio di perdere una clientela estera conquistata
con anni di duro lavoro. Siamo allo sfacelo e non più in grado
di garantire il posto di lavoro ai nostri dipendenti. Se
continua così, saremo costretti a chiudere i battenti>>.
Bocche cucite, intanto, tra gli investigatori. Viene solo
ribadito che il canale non offre le condizioni minime di
sicurezza per consentire il transito di qualsivoglia
imbarcazione. Unica l’assicurazione: l’inchiesta continua, per
dare un volto ed un nome a coloro i quali vengono dipinti come i
padrini di un presente figlio di anni allegri e folli.
Gianpaolo Iacobini |