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Ritorno alle origini. Sybaris parteciperà ai giochi olimpici
d’Atene con Kleombrotos. Non sono scene da un film di fantasia,
ma racconti dalla realtà. Dettagli: Kleombrotos era un sibarita,
vissuto agli inizi del VI secolo avanti Cristo, che all’epoca
della sua gioventù gareggiò e vinse ad Olimpia, con netto
anticipo rispetto a Milone ed agli crotoniati che, qualche
decennio più tardi, rasero al suolo proprio Sybaris.
Duemilacinquecento anni dopo, l’atleta sibarita sarà ad Atene.
Questa volta non in carne ed ossa, ma raffigurato sulla preziosa
tabella bronzea che ne riproduce le gesta. La scelta è stata
ufficializzata, nei giorni scorsi, dalla direzione del museo
archeologico nazionale della Sibaritide, nelle cui teche
l’inestimabile reperto è da tempo custodito.
Le ragioni di un viaggio a ritroso: in vista delle Olimpiadi, la
Grecia chiede ufficialmente in prestito all’Italia, per offrirli
alla visione del mondo intero, opere d’arte attinenti la
manifestazione olimpica. Roma pensa anche a Sibari ed alle sue
vestigia. I tecnici del Ministero dei beni culturali, d’intesa
con la direzione del museo sibarita, scelgono. A staccare il
biglietto per Atene sono in due: la tabella di Kleombrotos ed
un’anfora a figure rosse raffigurante un altro atleta anonimo. I
pezzi vengono imballati e spediti alla volta della capitale
greca. Faranno rientro in patria agli inizi d’ottobre.
Particolari storici: la tabella di Kleombrotos, in bronzo, è
stata rinvenuta nel territorio di Francavilla Marittima, laddove
nell’era magnogreca sorgeva il tempio dedicato ad Athena, dea
delle arti, della scienza e della giustizia, al cui volere il
sibarita aveva probabilmente tributato parte dei premi,
ovviamente in natura, raggranellati ad Olimpia. Le incisioni
decifrate raccontano della missione olimpica di Kleombrotos,
campione di una competizione sportiva in cui gareggiavano
“atleti uguali per altezza e corporatura”. Probabilmente il
Pancrazio, lontano parente della più moderna boxe. Reperto
numero due: anfora a figure rossa. Gli archeologici la fanno
risalire al 330 a.C.. E’ venuta alla luce nel corso di una
campagna di scavi a Cariati. Era custodita in una tomba a camera
e faceva parte, si ipotizza, del corredo funerario di un capo
brettio sepolto nelle terre della piccola cittadina del basso
Ionio cosentino. Su di essa è impressa la figura del defunto,
dipinto come un atleta. Nudo, con in mano solo lo strigile,
tessuto usato per detergere il sudore.
Due atleti, dunque, richiamati in servizio olimpico dopo
millenni di sonno. <<Siamo contenti>>, dice Silvana Luppino,
direttrice del museo nazionale archeologico della Sibaritide,
<<che Sybaris sia rappresentata in un’occasione così importante.
Crediamo sia un’ennesima ed ottima opportunità per promuovere al
meglio, a livello internazionale, le ricchezze di questo
territorio>>.
Antichi fasti, gloria eterna: il destino di Sybaris l’immortale.
Gianpaolo Iacobini |