|
Fosse
un libro, sarebbe un romanzo giallo. Uno di quelli senza
colpevoli acclarati. Il racconto di un delitto perfetto. È
invece una ricostruzione giornalistica. Una verità tra le tante
sulla storia dello Stombi, il canale sulle cui acque scivolavano
lenti velieri, gozzi e pescherecci in entrata od uscita dal
porto turistico dei laghi di Sibari. Verbi da coniugare al
passato, perché da un mese il dispettoso rigagnolo è sotto
sequestro. Afferma la Procura: per anni lo Stombi è stato
utilizzato per la navigazione senza l’osservanza delle
prescritte condizioni di sicurezza ed in assenza di un valido
titolo concessorio.
13 anni di vuoto, ma la cronaca di un paradosso moderno comincia
prima. Corrono i turbolenti ‘70. Imprenditori venuti dal nord
scelgono le terre salmastre e paludosi di contrada Casa Bianca
per tirarne fuori la Venezia del sud: penisole verdi sperse tra
darsene e canali. Serve una strada d’accesso al mare. Si pensa
al fosso di scolo che la vulgata popolare ha ribattezzato Stombi.
Un fazzoletto di melma, canne ed acqua, di proprietà del
Consorzio di bonifica. La foce, come pure almeno metà del
canale, è invece bene demaniale: a concederla è il Compartimento
marittimo di Crotone,dietro pagamento di un canone d’uso. I
lavori d’adeguamento vengono realizzati in fretta: lo Stombi è
pronto alla bisogna. Per un quindicennio si va avanti sulla base
di una concessione: cede il Compartimento marittimo di Crotone,
riceve il Consorzio di bonifica, che poi, probabilmente, gira a
società privata con interessi nel mondo della nautica da
diporto. Primo dubbio, che oggi tormenta le menti degli
investigatori: la concessione principale, quella
dell’indispensabile area fociale, ha per oggetto, semplicemente,
<<la protezione della foce del collettore>>. In nessun atto
compare la parola navigabilità o altro termine equivalente.
<<Quando un canale va reso navigabile>>, spiega un alto
ufficiale della Guardia Costiera, <<il Compartimento marittimo è
tenuto ad emettere una serie di pareri ed a dettare determinate
prescrizioni>>. Allo stato, tuttavia, di documenti recanti
simili prescrizioni non v’è traccia. Forse perché il tempo li ha
cancellati, oppure perché nessuno li ha mai richiesti: per
fugare ogni ombra, a Crotone, sede del Compartimento marittimo,
la caccia all’autorizzazione va avanti senza soste, persino
negli scantinati.
Fosse l’unico mistero, sarebbe già finita. Invece continua.
Perché, ad ogni modo, un titolo concessorio c’è. Meglio, c’era.
Fino al luglio del 1991. Poi, più niente. E qui i fili della
trama s’ingarbugliano. L’originaria concessione prevede infatti
che, in caso di mancato rinnovo, le aree cedute vengano
restituite al cedente allo stato pristino, ovvero così com’erano
al momento del rilascio della concessione. Da principessa a
Cenerentola, ma al gran ballo di mezzanotte del 31 luglio 1991,
lo Stombi non perde le grazie acquisite e resta canale
navigabile. Sostiene la Procura che indaga: dal 1991 più nessuna
concessione è stata rilasciata per il canale sibarita. Per
questo, aggiungono gli investigatori, è anche difficile
identificare anche i responsabili della gestione del rigagnolo
calabro. I conti, però, non tornano. A prescindere. Intanto, lo
Stombi non è mai stato restituito <<nelle pristine condizioni>>
al Demanio, o questo non l’ha mai reclamato. Poi, c’è da
inquadrare un <<disciplinare di concessione>>, siglato nel 1995.
Dunque nel bel mezzo del periodo in cui la Procura asserisce
essere stato il canale privo di padroni. L’atto in questione
reca la data del 22 febbraio 1995 ed un numero di protocollo, il
progressivo 1435. Il registro su cui tale cifra viene annotato è
quello del Consorzio di bonifica della Piana di Sibari e della
Media Valle del Crati. Sottoscrivono lo stesso Consorzio e la
società Casa Bianca srl. A parere degli inquirenti, questa
concessione sarebbe da ritenersi come priva di effetti, perché
viziata dalla mancata disponibilità del bene da cedere e
gestire. Con essa, però, per tre anni, il Consorzio si obbliga,
<<per quanto di sua competenza, ad autorizzare il transito lungo
il canale degli Stombi, limitatamente alle imbarcazioni e
natanti da diporto destinate ai laghi di Sibari o provenienti da
essi, con pescaggio inferiore a metri 2,80>>. In cambio, la Casa
Bianca srl garantisce la corresponsione d’un canone annuo e
l’esecuzione, <<lungo il canale ed alla foce, delle opere di
dragaggio per consentire il transito dei natanti>>. Secondo i
magistrati, qualche è stato non avrebbe potuto essere, ma
comunque è stato.
Giusto o sbagliato? Misteri. Sapientemente coltivati, sono
diventati quel mostro giallo che oggi è lo Stombi, il canale
delle nebbie.
Gianpaolo Iacobini |