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Saabato 26 Giugno 2004

Sibari – Lo Stombi e i suoi misteri: storia di un canale che non dovrebbe esistere.


Fosse un libro, sarebbe un romanzo giallo. Uno di quelli senza colpevoli acclarati. Il racconto di un delitto perfetto. È invece una ricostruzione giornalistica. Una verità tra le tante sulla storia dello Stombi, il canale sulle cui acque scivolavano lenti velieri, gozzi e pescherecci in entrata od uscita dal porto turistico dei laghi di Sibari. Verbi da coniugare al passato, perché da un mese il dispettoso rigagnolo è sotto sequestro. Afferma la Procura: per anni lo Stombi è stato utilizzato per la navigazione senza l’osservanza delle prescritte condizioni di sicurezza ed in assenza di un valido titolo concessorio.
13 anni di vuoto, ma la cronaca di un paradosso moderno comincia prima. Corrono i turbolenti ‘70. Imprenditori venuti dal nord scelgono le terre salmastre e paludosi di contrada Casa Bianca per tirarne fuori la Venezia del sud: penisole verdi sperse tra darsene e canali. Serve una strada d’accesso al mare. Si pensa al fosso di scolo che la vulgata popolare ha ribattezzato Stombi. Un fazzoletto di melma, canne ed acqua, di proprietà del Consorzio di bonifica. La foce, come pure almeno metà del canale, è invece bene demaniale: a concederla è il Compartimento marittimo di Crotone,dietro pagamento di un canone d’uso. I lavori d’adeguamento vengono realizzati in fretta: lo Stombi è pronto alla bisogna. Per un quindicennio si va avanti sulla base di una concessione: cede il Compartimento marittimo di Crotone, riceve il Consorzio di bonifica, che poi, probabilmente, gira a società privata con interessi nel mondo della nautica da diporto. Primo dubbio, che oggi tormenta le menti degli investigatori: la concessione principale, quella dell’indispensabile area fociale, ha per oggetto, semplicemente, <<la protezione della foce del collettore>>. In nessun atto compare la parola navigabilità o altro termine equivalente. <<Quando un canale va reso navigabile>>, spiega un alto ufficiale della Guardia Costiera, <<il Compartimento marittimo è tenuto ad emettere una serie di pareri ed a dettare determinate prescrizioni>>. Allo stato, tuttavia, di documenti recanti simili prescrizioni non v’è traccia. Forse perché il tempo li ha cancellati, oppure perché nessuno li ha mai richiesti: per fugare ogni ombra, a Crotone, sede del Compartimento marittimo, la caccia all’autorizzazione va avanti senza soste, persino negli scantinati.
Fosse l’unico mistero, sarebbe già finita. Invece continua. Perché, ad ogni modo, un titolo concessorio c’è. Meglio, c’era. Fino al luglio del 1991. Poi, più niente. E qui i fili della trama s’ingarbugliano. L’originaria concessione prevede infatti che, in caso di mancato rinnovo, le aree cedute vengano restituite al cedente allo stato pristino, ovvero così com’erano al momento del rilascio della concessione. Da principessa a Cenerentola, ma al gran ballo di mezzanotte del 31 luglio 1991, lo Stombi non perde le grazie acquisite e resta canale navigabile. Sostiene la Procura che indaga: dal 1991 più nessuna concessione è stata rilasciata per il canale sibarita. Per questo, aggiungono gli investigatori, è anche difficile identificare anche i responsabili della gestione del rigagnolo calabro. I conti, però, non tornano. A prescindere. Intanto, lo Stombi non è mai stato restituito <<nelle pristine condizioni>> al Demanio, o questo non l’ha mai reclamato. Poi, c’è da inquadrare un <<disciplinare di concessione>>, siglato nel 1995. Dunque nel bel mezzo del periodo in cui la Procura asserisce essere stato il canale privo di padroni. L’atto in questione reca la data del 22 febbraio 1995 ed un numero di protocollo, il progressivo 1435. Il registro su cui tale cifra viene annotato è quello del Consorzio di bonifica della Piana di Sibari e della Media Valle del Crati. Sottoscrivono lo stesso Consorzio e la società Casa Bianca srl. A parere degli inquirenti, questa concessione sarebbe da ritenersi come priva di effetti, perché viziata dalla mancata disponibilità del bene da cedere e gestire. Con essa, però, per tre anni, il Consorzio si obbliga, <<per quanto di sua competenza, ad autorizzare il transito lungo il canale degli Stombi, limitatamente alle imbarcazioni e natanti da diporto destinate ai laghi di Sibari o provenienti da essi, con pescaggio inferiore a metri 2,80>>. In cambio, la Casa Bianca srl garantisce la corresponsione d’un canone annuo e l’esecuzione, <<lungo il canale ed alla foce, delle opere di dragaggio per consentire il transito dei natanti>>. Secondo i magistrati, qualche è stato non avrebbe potuto essere, ma comunque è stato.
Giusto o sbagliato? Misteri. Sapientemente coltivati, sono diventati quel mostro giallo che oggi è lo Stombi, il canale delle nebbie.

Gianpaolo Iacobini

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