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Domenica 27 Giugno 2004

Sibari - Petizione contro l’antenna. Firmano novanta bambini


Quelli che non vogliono l’antenna: 90 bambini firmano una petizione per chiedere lo spostamento dell’impianto di telefonia mobile.C’è Elena, tredici anni, promotrice dell’iniziativa, studentessa modello delle medie inferiori. C’è poi Maria, che di anni ne ha appena tre e frequenta l’asilo. Tutti insieme, fanno novanta. Quanto la paura di dover convivere con un antenna telefonica che secondo i tecnici è innocua, a parere del Comune e dell’Arpacal, che hanno concesso le debite autorizzazioni, pure, ma che per loro è un mostro. Così, almeno, lo dipingono nei ritratti infantili e nelle composizioni vergate con la vivacità di adolescenti in erba. Hanno pensato di far gruppo, sottoscrivere una petizione, spedirla alle istituzioni che nel mondo degli adulti sono chiamate autorità: Carabinieri, Asl, Comune, Diocesi, Provveditorato. Allegano foto che ritraggono il loro incubo terreno. Chiedono d’essere svegliati e riaprire gli occhi su una Sibari in cui l’antenna che dovrebbe irradiare nella Piana i segnali per i telefonini di ultima generazione, comparsa in paese qualche settimana addietro, non ci sia più. O che rispunti come fungo lontano da case, piazze, scuole, chiese.

Scrivono i 90: <<Giorni fa, nel popoloso quartiere di Sibari, in via Plutarco, è stata installata un’antenna di telefonia mobile, sopra un palazzo, vicino ai nostri edifici scolastici, alla chiesa, alla clinica, alla caserma dei Carabinieri, al parco>>. Il quesito nasce spontaneo: <<Noi ragazzi ci chiediamo: come mai chi ha autorizzato l’installazione dell’antenna non s’è accorto del movimento di così tanta gente in quest’area? Si parla di salute, igiene e sanità, ma noi ci sentiamo traditi>>. Esempi per spiegare il presunto tradimento: <<A pochi metri di distanza dall’antenna risiede con la sua famiglia un nostro compagno di scuola. La sua stanza è proprio sotto l’impianto. I genitori non prendono pace. Il nostro amico ci ha detto che presto, con i suoi familiari, lascerà la casa ed andrà a vivere dai nonni, in campagna. Forse lascerà anche la scuola, perché si sente a disagio>>. Per uno, la mobilitazione di tutti. <<Domandiamo alle istituzioni di valutare la nostra richiesta, di non sottovalutarla. Che tolgano quel mostro dai tetti, ci facciano giocare e dormire tranquilli>>. Altrimenti? <<Se per il nuovo anno scolastico nessun provvedimento sarà stato preso al riguardo, tutti noi diserteremo la scuola, promuoveremo la protesta e, come qualcuno ha già pensato di fare, ci iscriveremo ad istituti scolastici di altri comuni, come Villapiana e Trebisacce>>.
Li hanno lasciati crescere sotto i tralicci dell’alta tensione, rassicurandoli sul loro futuro, prima di scoprire che l’elettromagnetismo esiste e fa male. Adesso li rassicurano ancora, provando a spiegar loro che le antenne per i telefonini non fanno male, ma ormai la fiducia, più volte tradita, l’è morta. Piccoli cittadini crescono: i bambini sibariti.

Gianpaolo Iacobini

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