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Quelli che non vogliono l’antenna: 90 bambini firmano una
petizione per chiedere lo spostamento dell’impianto di telefonia
mobile.C’è Elena, tredici anni, promotrice dell’iniziativa,
studentessa modello delle medie inferiori. C’è poi Maria, che di
anni ne ha appena tre e frequenta l’asilo. Tutti insieme, fanno
novanta. Quanto la paura di dover convivere con un antenna
telefonica che secondo i tecnici è innocua, a parere del Comune
e dell’Arpacal, che hanno concesso le debite autorizzazioni,
pure, ma che per loro è un mostro. Così, almeno, lo dipingono
nei ritratti infantili e nelle composizioni vergate con la
vivacità di adolescenti in erba. Hanno pensato di far gruppo,
sottoscrivere una petizione, spedirla alle istituzioni che nel
mondo degli adulti sono chiamate autorità: Carabinieri, Asl,
Comune, Diocesi, Provveditorato. Allegano foto che ritraggono il
loro incubo terreno. Chiedono d’essere svegliati e riaprire gli
occhi su una Sibari in cui l’antenna che dovrebbe irradiare
nella Piana i segnali per i telefonini di ultima generazione,
comparsa in paese qualche settimana addietro, non ci sia più. O
che rispunti come fungo lontano da case, piazze, scuole, chiese.
Scrivono i 90: <<Giorni fa, nel popoloso quartiere di Sibari, in
via Plutarco, è stata installata un’antenna di telefonia mobile,
sopra un palazzo, vicino ai nostri edifici scolastici, alla
chiesa, alla clinica, alla caserma dei Carabinieri, al parco>>.
Il quesito nasce spontaneo: <<Noi ragazzi ci chiediamo: come mai
chi ha autorizzato l’installazione dell’antenna non s’è accorto
del movimento di così tanta gente in quest’area? Si parla di
salute, igiene e sanità, ma noi ci sentiamo traditi>>. Esempi
per spiegare il presunto tradimento: <<A pochi metri di distanza
dall’antenna risiede con la sua famiglia un nostro compagno di
scuola. La sua stanza è proprio sotto l’impianto. I genitori non
prendono pace. Il nostro amico ci ha detto che presto, con i
suoi familiari, lascerà la casa ed andrà a vivere dai nonni, in
campagna. Forse lascerà anche la scuola, perché si sente a
disagio>>. Per uno, la mobilitazione di tutti. <<Domandiamo alle
istituzioni di valutare la nostra richiesta, di non
sottovalutarla. Che tolgano quel mostro dai tetti, ci facciano
giocare e dormire tranquilli>>. Altrimenti? <<Se per il nuovo
anno scolastico nessun provvedimento sarà stato preso al
riguardo, tutti noi diserteremo la scuola, promuoveremo la
protesta e, come qualcuno ha già pensato di fare, ci iscriveremo
ad istituti scolastici di altri comuni, come Villapiana e
Trebisacce>>.
Li hanno lasciati crescere sotto i tralicci dell’alta tensione,
rassicurandoli sul loro futuro, prima di scoprire che
l’elettromagnetismo esiste e fa male. Adesso li rassicurano
ancora, provando a spiegar loro che le antenne per i telefonini
non fanno male, ma ormai la fiducia, più volte tradita, l’è
morta. Piccoli cittadini crescono: i bambini sibariti.
Gianpaolo Iacobini |