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Mercoledì 30 Giugno 2004

Sibari –  Stombi, sequestrate le porte vinciane


Laghi di Sibari: la Procura dispone il sequestro di porte vinciane e pompe idrovore. Secondo gli inquirenti, sarebbero malfunzionanti. Reato ipotizzato: pericolo d’inondazione. Si indaga nei riguardi di persone da identificare.
Il porto turistico avrebbe corso, nel tempo, il rischio di finire sott’acqua. Con grave rischio per cose e persone. Penalmente, un reato punito fino a tre anni di reclusione. Tecnicamente, un effetto causa del pessimo funzionamento di pompe idrovore e porte vinciane che dovrebbero proteggere le darsene dei laghi dall’innalzamento del livello delle acque marine. Il pericolo è esistito per anni. Da ieri c’è ancora, ma almeno non si potrà più far finta di niente, perché su porte e pompe ha messo le mani ed i sigilli la Procura di Castrovillari.
Ieri lo Stombi, oggi quel che resta. In cronaca, sempre più nera, spazio per le vicende del porto turistico sibarita. È di martedì. Per le vie del porto arranca una pattuglia dell’Ufficio circondariale marittimo di Corigliano, agli ordini del comandante Antonio Prencipe. Dall’auto scendono i capi Vincenzo Figoli ed Angelo Stella. Alle spalle del centro commerciale, un barchino li attende. Prendono il largo, ma non vanno lontano. Il loro è un viaggio di poche decine di metri. Andata e ritorno, con due tappe. La prima fermata è all’ingresso della darsena che ospita le pompe idrovore. Sequestrate: delle due, solo una sarebbe funzionante. Lo avrebbero appurato gli accertamenti svolti dalla Guardia Costiera e dai Carabinieri della Squadriglia navale coriglianese. Pochi minuti dopo, tocca alle porte d’ingresso al porto. In onore a Leonardo da Vinci, che ne inventò il principio, sono dette vinciane. Dovrebbero essere a perfetta tenuta stagna, per garantire la difesa del porto dalle maree ed inondazioni. Per gli inquirenti, però, sarebbero un colabrodo: sigillate anche loro.
È il racconto di una mattinata la cui trama è scritta in poche pagine dattiloscritte. Sul frontespizio, il simbolo della Repubblica italiana e l’intestazione della Procura della Repubblica di Castrovillari. In calce, la firma del sostituto procuratore Baldo Pisani, titolare dell’inchiesta sul caso Stombi. È il decreto di sequestro che spiega perché si renda necessario, dopo il canale, apporre i sigilli anche a pompe idrovore e porte vinciane. Anzitutto, le similitudini: come per il dispettoso rigagnolo, pure porte e pompe sono prive di paternità. Per anni qualcuno le ha azionate, manutenute, sorvegliate. Nessuno, però, ne assume la responsabilità gestionale di fronte alla legge. Così il provvedimento viene eseguito ma non notificato: eventuali interessati potranno impugnarlo avanti al Tribunale del riesame nel termine perentorio di dieci giorni. Avanti: si entra nel merito. Perché sequestrare? Perché pompe e porte sarebbero il corpo di un reato, quello di pericolo d’inondazione, punito con la reclusione fino a tre anni. <<Le porte vinciane – scrive Pisani nel suo decreto – non garantivano la perfetta tenuta stagna, permettendo così la comunicabilità delle acque del canale con quelle dei laghi, con conseguente innalzamento del livello delle acque nei laghi, con grave pregiudizio per l’incolumità delle persone e cose adiacenti gli argini dei laghi>>. Ancora: <<Il pericoloso innalzamento è da addebitare alla società o a chiunque altro, da identificare, gestisce i servizi>>. Infine, le prospettive: <<Il sequestro servirà a chiarire chi abbia gestito o gestisca le porte e le pompe, quali siano le cause della non perfetta tenuta stagna delle prime, quali i rimedi da adottare per garantirne il funzionamento e l’efficienza>>. Probabile, a questo punto, la nomina di un consulente tecnico d’ufficio per fugare dubbi e perplessità.
A macchia d’olio, l’inchiesta s’allarga e cambia nome: non più Stombi, ma porto delle nebbie.

Gianpaolo Iacobini

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