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Domenica 13 Giugno 2004

Lauropoli - Centro Polifunzionale di Timpone Rosso - Sono rimasti i muri e il sogno di don Attilio: regalare ai giovani rom un’alternativa alla malavita


 

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don Attilio Foscaldi nella struttura polifunzionale di Timpone Rosso

Non sono bastati sei mesi al comune di Cassano per la stipula di un contratto d’allaccio della corrente elettrica. Stanziare mille e ottocento euro dalle disastrate casse dell’ente, comporta un tempo non inferiore alle 24 settimane. Sarebbe stata necessaria solo la modica cifra di tre milioni e seicentomila delle vecchie lire per avviare le attività del centro di aggregazione del Timpone Rosso.
Don Attilio Foscaldi, parroco della chiesa dei Sacri cuori di Gesù e di Maria di Lauropoli, aspetta ancora davanti la sede inaugurata lo scorso 6 novembre. Di quei soldi, si sono perse le tracce, in qualche altrettanto precario ufficio dell’amministrazione comunale.
Non hanno perso tempo, invece, i ladri. Entrare in un appartamento nuovo, semivuoto, è semplicissimo. Il suo mancato utilizzo, è quasi una giustificazione morale per qualsiasi furto.
I ladruncoli hanno portato via tutto. Sono rimasti i muri e il sogno di don Attilio: regalare ai giovani rom un’alternativa alla malavita.
E già, perché gli zingari sono i grandi assenti della campagna elettorale. Votano. Ma nessuno è disposto a votare per i loro diritti. Solo don Attilio, quelli dell’associazione “il Samaritano” e pochi altri volontari che operano in cooperativa nella frazione di Garda, pregano e lavorano per i figli senza nome di una viscida guerra. I bambini rom spariscono da un giorno all’altro, insieme alle loro famiglie.
Nel centro di aggregazione del Timpone Rosso avrebbero trovato accoglienza al piano terra; computer, giochi e cineforum al secondo piano. Avrebbero potuto, ma don Attilio è solo. Nelle stanze locali del governo, lo sanno bene. Il prefetto D’Amico, negli anni novanta, aveva prestato orecchio a questo prete in trincea. L’Aterp s’era mossa a concedere due stanze per ospitare i progetti della parrocchia. Anche Carlo Ponte, commissario chiamato a gestire l’ingestibile, aveva attivato i propri strumenti amministrativi. Ma i Municipi sono fatti anche di livelli intermedi, che non funzionano, a meno che non intervenga la voce di un padrone.
E così don Attilio può aspettare. Insieme a lui, attende quel paradiso, da sempre negato ai bambini rom.

Claudio Dionesalvi

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