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Sabato 26 Giugno 2004

Rossano - Smentite dall'As n. 3 le voci circolate. Effettuate analisi radiometriche sulla costa - Non ci sono scorie radioattive - «L'allarmismo procura gravi danni all'economia»


Vengono smentite categoricamente dal responsabile del Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell'Azienda Sanitaria Locale n.3 di Rossano, Martino Rizzo, le presunte notizie fatte circolare, e che hanno determinato allarmismo nella popolazione, circa presunti rinvenimenti di scorie radioattive nel tratto di mare dell'alto e basso jonio cosentino, compreso fra Rocca Imperiale e Cariati. «Tali notizie risultano false e prive di ogni fondamento - ha detto il responsabile del Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell'Asl n.3 -. Già nel corso degli anni precedenti episodi simili hanno creato gravi danni all'economia locale e diffuso preoccupazione ed allarmismo nella popolazione residente e in quella turistica. Per questo motivo il Servizio di Igiene e Sanità pubblica nel 2001 ha provveduto a realizzare un programma di monitoraggio della radioattività di tutto il territorio costiero, basato su analisi radiometriche di matrici ambientali, che ha consentito di escludere la presenza di livelli di contaminazione radioattiva, determinata da presenze di eventuali scorie nucleari. Peraltro - ha rilevato Rizzo ­ bassissimi livelli di radioattività, trascurabili dal punto di vista radioprotezionistico, sono riscontrabili in ogni sito, perché naturalmente emessi da terreni e rocce uranifere, come sono ancora riscontrabili bassissimi livelli di radionuclidi artificiali conseguenza dell'incidente nucleare di Chernobyl. Nel corso del 2004, per seguire la naturale evoluzione del fenomeno, rilevandone le variazioni, è stato concordato tra l'Arpacal di Cosenza e l'Asl n.3 un nuovo programma di monitoraggio della radioattività su tutto il territorio. L'attività, tuttora in corso, ha ­ spiega Rizzo ­ evidenziato l'assenza di contaminazione radioattiva ed i campioni fino ad oggi esaminati sono risultati sovrapponibili a quelli del 2001». Per quanto riguarda altre notizie sulla balneabilità di interi tratti di costa ricadenti nel territorio dell'Asl n.3, «anche queste risultano essere assolutamente false. Per l'anno in corso, in base alle analisi effettuate dall'Arpacal, il divieto di balneazione riguarda piccoli e limitati tratti di mare individuati, e che sono gli stessi degli anni precedenti, in corrispondenza di alcuni sbocchi di torrenti e fiumi". L'Arpacal, che ha competenza esclusiva sul controllo delle acque di balneazione, effettua analisi periodiche con frequenze e tecniche stabilite da una precisa normativa che nel tratto di costa Cariati-Rocca Imperiale riguardano 150 punti di campionamento. In caso di superamento dei limiti fissati dalla legge il risultato delle analisi viene immediatamente trasmesso ai Comuni, che provvedono all'emissione del divieto di balneazione. «Pertanto ­ ha precisato Rizzo ­ oltre ai tratti delimitati da appositi cartelli monitori, apposti dai singoli Comuni sulla base dei risultati delle analisi effettuate, non esiste alcun divieto di balneazione». Per quanto riguarda la "mucillagine", «si tratta di un fenomeno effettivamente presente in forma iniziale, caratterizzato da una naturale proliferazione abnorme di microalghe, già studiato e risolto in altre regioni. Se queste microalghe emergono in superficie, creano problemi alla balneazione per l'effetto "mare sporco", ma si tratta di un problema ambientale, che potrebbe determinare conseguenze sulla flora e sulla fauna marina per fenomeni di "asfissia", non sull'uomo. Anche in questo caso ­ ha affermato infine Rizzo ­ l'Arpacal sta studiando il fenomeno».

Giuseppe Savoia

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