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Il
condizionale è d’obbligo: i nomi di altre due persone sarebbero
stati iscritti al registro degli indagati perché ritenute in
qualche modo coinvolte nell’inchiesta avviata dalla Procura
della Repubblica di Castrovillari. A loro carico, si
procederebbe per l’accusa di falso ideologico e pericolo
d’inondazione. Non ci sono conferme ufficiali alle indiscrezioni
che, come fiume in piena, tracimano dagli argini del silenzio
istruttorio disposto dal sostituto procuratore Baldo Pisani, il
magistrato inquirente che s’occupa del canale dello Stombi e dei
presunti reati consumati attorno ad esso. La storia, ormai nota,
prende le mosse dal braccio d’acqua che lega al mare aperto le
darsene del porto turistico dei laghi di Sibari. Sostiene la
Procura: per tredici anni, a partire dal 1991, lo Stombi sarebbe
stato adibito a canale navigabile nel dispregio delle norme in
tema di sicurezza della navigazione ed in assenza dei necessari
titoli concessori. Ancora: sempre secondo gli investigatori, il
porto turistico sarebbe stato esposto, e lo sarebbe tuttora, al
pericolo di inondazione. Le pompe idrovore e le porte vinciane
che ne dovrebbero assicurare l’incolumità a fronte degli
imprevisti ed eccessivi innalzamenti del livello delle acque,
infatti, non sarebbero state idoneamente manutenute né
sarebbero, allo stato, perfettamente funzionanti. Ipotesi di
reato all’origine dei sequestri dello stesso Stombi, delle porte
vinciane e delle pompe idrovore, ma anche foriere di guai
giudiziari per le persone incappate nell’inchiesta aperta dal
pubblico ministero Pisani. Appena due settimane fa, la prima
sorpresa. Con la notizia dell’avvenuta iscrizione nel novero
degli indagati del legale rappresentante del Consorzio di
bonifica Sibari – Crati, accusato di occupazione abusiva di
suolo demaniale. Ieri, infine, la nuova, ultima, clamorosa
rivelazione. Al momento priva del sacro sigillo
dell’ufficialità, ma comprovata dalle conferme filtrate da
ambienti investigativi: tra gli indagati figurerebbero, da
qualche giorno, anche altre due persone. L’uno, esponente
dell’Associazione “Laghi di Sibari”. L’altro, dirigente dei
Cantieri nautici sibariti. Nulla è trapelato, al momento,
sull’identità della coppia. I due, a vario titolo, sarebbero
indagati di pericolo d’inondazione ma anche di falso ideologico.
In quest’ultimo caso, per aver reso false dichiarazioni al
cospetto di pubblici ufficiali. Ancora: le indagini si sarebbero
di recente arricchite d’un ulteriore filone. In queste ore, in
effetti, sempre sotto il coordinamento del sostituto procuratore
Baldo Pisani, i militari dell’Ufficio circondariale marittimo di
Corigliano, guidati dal tenente di vascello Antonio Prencipe,
starebbero passando al setaccio carte e documenti di diversa
natura, per accertare se parte delle quote associative versate
dai proprietari delle villette dei laghi di Sibari fosse
originariamente destinata alla manutenzione del canale Stombi,
delle porte vinciane e delle pompe idrovore e, in caso
affermativo, se tali somme siano state effettivamente impiegate
per lo scopo in questione.
Avanti adagio: sul canale insabbiato, naviga solo l’inchiesta
della Procura.
Gianpaolo Iacobini |