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Giovedì 29 Luglio 2004

Sibari –La Procura sequestra la rete fognaria di Marina


La Procura apre un’inchiesta sull’alluvione di Marina. Si indaga a carico di persone ancora da identificare. Reato ipotizzato: pericolo d’inondazione. Sequestrata la rete fognaria.
Quando piove, il villaggio finisce nella melma. Le acque bianche, per le quali nessuno mai, in trent’anni, ha pensato di costruire canali di raccolta, si riversano nelle fogne. Che già malandate di loro, non riescono a smaltire quello che arriva dal cielo. Quando poi piove e viene meno pure l’energia elettrica, le pompe installate per superare l’inerzia originata dall’incredibilmente perfetto livellamento della rete, si fermano e le fogne scoppiano, sommergendo case e piazze. È andata così per un quarto di secolo ed anche più. Adesso la magistratura è scesa in campo per accertare responsabilità e colpe: indaga la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari. Non ci sono indagati, ma c’è già un corpo di reato: le fogne di Marina. Sequestrate ieri pomeriggio ed affidate alla custodia del Comune di Cassano.
Cronache giudiziarie. Piove da sempre, Marina s’allaga da quando è nata, ma l’indagine prende il via con l’alluvione che un lunedì di fine luglio sommerge la cittadella delle vacanze. Le relazioni di Carabinieri e Vigili del Fuoco danno conto di guai e pericoli patiti da chi ha scelto Sibari per le proprie ferie. Il fascicolo finisce sulla scrivania del sostituto procuratore Baldo Pisani. La Procura, che già da tempo studiava il caso, sceglie di intervenire. Il pubblico ministero castrovillarese firma un decreto di sequestro. Ordina ai Carabinieri di apporre i sigilli agli snodi nevralgici della rete fognaria di Marina, costituita da quattro impianti periferici e da un centro di raccolta che poi dirotta i liquami dell’intero villaggio verso il depuratore di contrada Spadelle. È l’insieme di vasche e pompe che i tecnici, nel loro gergo, chiamano la Torre di Pisa. Sequestrata, a fini probatori, perché corpo del reato. Quale? Pericolo d’inondazione, punito dal codice penale con la reclusione fino a due anni. Ipotizza la Procura: la mancata realizzazione delle condotte per la raccolta delle acque bianche, unita al precario funzionamento delle fogne, costituisce da decenni un concreto rischio, peraltro serio ed attuale, che tutta la zona, come già i laghi di Sibari per lo Stombi, possa essere soggetta a nefasti allagamenti. Uno stato di cose aggravato dalla confluenza delle acque piovane, attraverso griglie improvvisate, nella rete fognaria, gruviera e sofferente. Sequestro, allora, ed indagini mirate. Per capire a chi possa essere ascritta la responsabilità della mancata realizzazione della condotta delle acque bianche, ma anche per individuare eventuali danni ambientali derivanti da eventuali omissioni e negligenze.
L’inchiesta. Proseguirà evitando disagi e pregiudizi ai villeggianti e residenti. Le fogne continueranno a lavorare a pieno regime. Ancora nessun nome nel registro degli indagati: si punta ad individuare l’identità, fisica e giuridica, dei proprietari della rete. Al momento, nessuna certezza: il provvedimento di sequestro è stato emesso a carico di persone da identificare. L’unica copia notificata ha raggiunto il protocollo del Comune di Cassano, al quale però il decreto è stato consegnato nella sua veste di eterno, provvisorio gestore degli impianti.
C’era, fino a ieri, solo il caso laghi. Adesso, ufficialmente, c’è anche il caso Marina.

Gianpaolo Iacobini

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