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La Procura apre un’inchiesta sull’alluvione di Marina. Si indaga
a carico di persone ancora da identificare. Reato ipotizzato:
pericolo d’inondazione. Sequestrata la rete fognaria.
Quando piove, il villaggio finisce nella melma. Le acque
bianche, per le quali nessuno mai, in trent’anni, ha pensato di
costruire canali di raccolta, si riversano nelle fogne. Che già
malandate di loro, non riescono a smaltire quello che arriva dal
cielo. Quando poi piove e viene meno pure l’energia elettrica,
le pompe installate per superare l’inerzia originata
dall’incredibilmente perfetto livellamento della rete, si
fermano e le fogne scoppiano, sommergendo case e piazze. È
andata così per un quarto di secolo ed anche più. Adesso la
magistratura è scesa in campo per accertare responsabilità e
colpe: indaga la Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Castrovillari. Non ci sono indagati, ma c’è già un corpo di
reato: le fogne di Marina. Sequestrate ieri pomeriggio ed
affidate alla custodia del Comune di Cassano.
Cronache giudiziarie. Piove da sempre, Marina s’allaga da quando
è nata, ma l’indagine prende il via con l’alluvione che un
lunedì di fine luglio sommerge la cittadella delle vacanze. Le
relazioni di Carabinieri e Vigili del Fuoco danno conto di guai
e pericoli patiti da chi ha scelto Sibari per le proprie ferie.
Il fascicolo finisce sulla scrivania del sostituto procuratore
Baldo Pisani. La Procura, che già da tempo studiava il caso,
sceglie di intervenire. Il pubblico ministero castrovillarese
firma un decreto di sequestro. Ordina ai Carabinieri di apporre
i sigilli agli snodi nevralgici della rete fognaria di Marina,
costituita da quattro impianti periferici e da un centro di
raccolta che poi dirotta i liquami dell’intero villaggio verso
il depuratore di contrada Spadelle. È l’insieme di vasche e
pompe che i tecnici, nel loro gergo, chiamano la Torre di Pisa.
Sequestrata, a fini probatori, perché corpo del reato. Quale?
Pericolo d’inondazione, punito dal codice penale con la
reclusione fino a due anni. Ipotizza la Procura: la mancata
realizzazione delle condotte per la raccolta delle acque
bianche, unita al precario funzionamento delle fogne,
costituisce da decenni un concreto rischio, peraltro serio ed
attuale, che tutta la zona, come già i laghi di Sibari per lo
Stombi, possa essere soggetta a nefasti allagamenti. Uno stato
di cose aggravato dalla confluenza delle acque piovane,
attraverso griglie improvvisate, nella rete fognaria, gruviera e
sofferente. Sequestro, allora, ed indagini mirate. Per capire a
chi possa essere ascritta la responsabilità della mancata
realizzazione della condotta delle acque bianche, ma anche per
individuare eventuali danni ambientali derivanti da eventuali
omissioni e negligenze.
L’inchiesta. Proseguirà evitando disagi e pregiudizi ai
villeggianti e residenti. Le fogne continueranno a lavorare a
pieno regime. Ancora nessun nome nel registro degli indagati: si
punta ad individuare l’identità, fisica e giuridica, dei
proprietari della rete. Al momento, nessuna certezza: il
provvedimento di sequestro è stato emesso a carico di persone da
identificare. L’unica copia notificata ha raggiunto il
protocollo del Comune di Cassano, al quale però il decreto è
stato consegnato nella sua veste di eterno, provvisorio gestore
degli impianti.
C’era, fino a ieri, solo il caso laghi. Adesso, ufficialmente,
c’è anche il caso Marina.
Gianpaolo Iacobini |