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Le indagini sono appena iniziate. Di certo c’è solo il
provvedimento con cui, due giorni fa, il sostituto procuratore
Baldo Pisani ha disposto il sequestro probatorio dell’impianto
fognario del villaggio turistico di Marina di Sibari,
ritenendolo corpo del reato rubricato nel codice penale come
pericolo d’inondazione, punito con la reclusione fino a due
anni. L’inchiesta, attualmente ancora a carico di persone da
identificare, punta a scoprire ed attribuire eventuali
responsabilità legate alla mancata realizzazione, nel corso
degli anni, della raccolta delle acque bianche. Circostanza che,
unità alla precarietà della rete fognaria, costituirebbe indice
di un pericolo d’inondazione concreto, serio ed attuale, proprio
come avvenuto di recente.
Nel registro degli indagati non risultano essere finito, al
momento alcun nome, ma non s’escludono clamorose sorprese: nella
rete degli inquirenti potrebbero finire amministratori e
dirigenti comunali del passato, ma pure imprenditori turistici.
In queste ore, in particolare, il magistrato e gli uomini della
sezione di polizia giudiziaria stanno provando a sciogliere, una
volta per tutte, il nodo della proprietà delle opere
sequestrate. Questione oggetto di una decennale controversia tra
Comune e società lottizzatrici, in merito alla quale lunedì
scorso, in coincidenza con l’ultimo allagamento che ha sommerso
la cittadella delle vacanze, il Tar di Catanzaro, indirettamente
rafforzando il contenuto di precedenti pronunce, ha riconosciuto
l’inesistenza di titoli di proprietà in capo al Comune,
individuando invece nelle società lottizzatrici le legittime
proprietarie delle opere di urbanizzazione del villaggio
turistico sibarita.
Questo sul piano giuridico amministrativo. Quel che accadrà in
ambito penale, invece, è ancora tutto da decifrare. Chi tuttavia
sembra avere già le idee chiare è Roberto Senise, dal 2000 al
2003 primo cittadino di Cassano. Dice Senise: <<L’iniziativa
lodevole della Procura della Repubblica non può passare
inosservata e nel silenzio del Comune. Chiedo al sindaco Gallo
ed alla sua giunta di deliberare la costituzione di parte civile
nel procedimento in essere, al fine di ottenere la punizione dei
colpevoli ed il ristoro dei danni patiti per l’offuscamento
dell’immagine della città>>. Nel dettaglio: <<Troppi abusi –
sostiene Roberto Senise – sono stati consumati a Marina. Il
Comune ha dovuto spendere miliardi di vecchie lire per mantenere
opere ed impianti non suoi. È poi clamorosa la mancata
realizzazione della condotta delle acque bianche. Come se Dio
avesse stabilito che a Marina non deve piovere, mai>>. Da ex
sindaco a sindaco: richieste. <<E’ stata la mia amministrazione
– ricorda Senise – a commissionare all’avvocato Roberto Falvo lo
studio giuridico che ha finalmente consentito di far luce su
ombre ed inganni. Quella relazione è stata da me personalmente
consegnata alla Procura di Castrovillari. Chiedo a Gallo di
attivarsi perché possa proseguire con successo la battaglia per
la legalità, da me intrapresa. Volendo percorrere questa strada,
non bastano le istanze per l’ottenimento dello stato di calamità
naturale. Occorrono invece segnali concreti, come per l’appunto
la costituzione di parte civile ed una seria azione di difesa
degli interessi del Comune nei riguardi delle società
lottizzatrici>>.
Parlava l’ex sindaco. La parola, ora, al nuovo sindaco. Tra
passato e presente, Marina di Sibari e la sua sorte.
Gianpaolo Iacobini |