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Il tema è stato discusso ieri al teatro Rendano da Ugo Volli,
docente di filosofia del linguaggio all’università di Torino,
Carlo Formenti, ricercatore all’università di Padova e di Milano
e Armand Mattelart, docente all’università di Parigi VIII. Il
riferimento è alla lingua universalis characteristica di
Leibniz, una lingua basata su un sistema universale di segni. Si
trattava dell’idea di un sistema di segni convenzionali,
inventati su basi logiche, che potesse superare le barriere
linguistiche. Il progetto si può collocare, dunque, nell’ambito
di una storia della utopia linguistica, nell’ambito della
ricerca di una forma di comunicazione universale per tutti gli
esseri umani. Come punto di partenza della discussione si è
ripreso il classico brano contenuto nella Bibbia dove si parla
della Torre di Babele e del tentativo, fatto sfumare da Dio, di
arrivare ad una lingua unica. Progetto oggi, ripreso grazie alle
possibilità offerte dal web che crea un “villaggio globale”, per
dirla con McLuhan, dove tutti possono raggiungere tutto in un
click. Concetto questo, che ha in se un errore, vista la
disparità dei software e i programmi a sorgente chiusa sui quali
si basa la rete web. Un web pieno di contraddizioni, insomma, i
cui problemi si estendono anche alla perdita delle identità e
all’assenza di fonti dei documenti presenti nella rete. «Quindi
si può concludere – ha affermato Volli – che quella della
comunicazione perfetta resta solo un’utopia o perché essa viene
promossa dal Pentagono o perché è strettamente legata al
marketing. E’ interessante vivere in questo meccanismo
comunicativa ma bisogna essere sempre diffidenti non fatevi
sedurre poiché tutte le utopie sono pericolose e allora è meglio
praticare una eresia comunicativa».
Luigi
Cristaldi |