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Lunedì 24 Maggio 2004

Cosenza - Utopia: Una nuova eresia e Il non luogo.


E’ questo il titolo della lectio magistralis tenuta nella mattinata di sabato al teatro Rendano da Marc Augé, direttore e professore di antropologia sociale, etnologia ed etnografia presso il centro di Antropologia del mondo contemporaneo (EHESS). Augé ha discusso principalmente del problema del sottosviluppo derivato dal periodo coloniale estendo questo discorso ai movimenti che avvengono oggigiorno in borsa. Problema questo che rientra in quello più grande della differenza che vi è tra chi possiede le imprese e chi vi ci lavora, chi possiede le imprese dispone di molti capitali da spendere, chi vi lavora, invece, viene solo sfruttato. Augé ha spiegato proprio come a causa di questo processo sia quasi del tutto scomparsa la letteratura africana. «L’utopia – ha detto Augé aiutata dalla sua traduttrice personale – diventa eretica nel momento in cui l’eresia diventa utopia. Utopia diventa eresia se noi crediamo nella fine delle grandi narrative, seguendo la dottrina del filosofo francese Lyotard, e non si può parlare più di futuro. Eresia diventa utopia se noi crediamo in quello che ci dice Fukujama che ha sviluppato la fine della storia». Augé ha parlato anche della sua famosa differenza tra “luogo” e “non luogo”. Famosa perché è primo tra i filosofi a parlarne. “Luogo” sta a simboleggiare i luoghi reali, fisici. “Non luogo”, invece, sono luoghi caratterizzati dal fatto di non fornire identità, di non essere storici, di no essere relazionali, come ad esempio supermercati e aeroporti. Il discorso si è poi spostato al linguaggio spaziale, “non luogo” ideale, identificato con il linguaggio che sta alla base del sistema produttivo e che crea sviluppo economico e che identifichiamo col termine “globale”. Mentre tutto ciò che resta fuori dal sistema è destinato a rimanere “locale” e poco produttivo, destinato a non partecipare alla distribuzione dei grossi capitali. Il sistema globale cerca, come utopia, di sviluppare un linguaggio istantaneo. Augé critica la posizione di Fukujama a proposito della fine della storia, secondo lui essa non può finire proprio ora che c’è un grande sviluppo della scienza e della tecnica. Progresso tecnico che, però, non coincide con un progresso nella conoscenza poiché a le nazioni più arretrate non riescono a seguire il ritmo imposto dalla grandi potenza economiche mondiali. L’utopia dunque avrebbe lo scopo di rimettere insieme la cultura erudita per formare una cultura universale, per tutti e condivisa insomma. Non si tratta di immaginare il domani ma si tratta di preparare la società all’inimmaginato, poiché non possiamo sapere dove ci porterà le tecnologia. «Dobbiamo sacrificare tutto al sapere per avere come risultato ricchezza e giustizia e il luogo per realizzare questo lo abbiamo già: è il pianeta globale».

Luigi Cristaldi

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