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Lunedì 24 Maggio 2004

Cosenza - “Utopia’s Post Modern Adventure”. Lectio Magistralis di Zygmunt Bauman.


Al teatro Rendano, Zygmunt Bauman, docente di sociologia all’Università di Leeds e di Varsavia, ha discusso del profondo legame che c’è tra Utopia ed Eresia. Mentre il primo concetto rimanda a quello di “Secolare”, il secondo rimanda a quello di “Sacro”, ed entrambe queste coppie di termini esprimono un gusto di totale insoddisfazione del mondo in cui viviamo oggi ed entrambe servono per migliorarlo. «Il problema dell’uomo moderno – ha affermato Bauman – è la sostanzia sfiducia ed incertezza che esso ha verso il futuro». Il racconto del filosofo polacco parte da una revisione dal libro “Utopia” di Moro e da “La Città del Sole” di Campanella. «In quel periodo – ha spiegato Bauman – c’è un proliferare di scritti utopistici che rimandano ad un tentativo di proiettarsi nel futuro per cambiare lo status quo. Proprio come oggi, i pensatori del tempo ipotizzano la possibilità di cambiare il mondo per migliorarlo». L’utopia del tempo mise a punto documenti-base da non cambiare più. «Utopia – ha continuato il filosofo – rimanda ai tre concetti di Luogo, Fissità e Speranza. Il “Luogo”dell’utopia è sempre una città che è perfettamente costruita, dove niente è irrisolto; la “Fissità” si raggiunge quando c’è pace interiore ed esteriore; “Speranza”, invece, rimanda alla volontà-speranza di raggiungere questo luogo perfetto». Concetti, questi, che attualizzano il pensiero dei filosofi dell’epoca. Solo che oggi l’uomo  non ha intenzione di rimanere stabile, fisso, ma vuole sempre variare per migliorarsi. Da qui il cambiamento: l’utopia moderna non riguarda più una città, una nazione, ma l’attività del singolo individuo. E’ la forza interiore, derivante dall’assenza di fiducia nella politica, che spinge il singolo individuo a lavorare per un futuro migliore: «Il pensiero utopico esiste ancora ed è centrato su forme politiche individuali. Non abbiamo più questo pensiero a  lungo termine come lo aveva Campanella». «Adagi adagio – ha concluso Bauman – la nostra vita diventa “una serie di nuovi indizi”, è un fatto che noi ora stiamo vivendo in uno stato di perenne eresia verso il futuro». L’uomo si è reso conto che non più progettare qualcosa a lungo termine. Ormai si pensa sì al futuro, ma ad un futuro molto prossimo.

Luigi Cristaldi

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