bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
 
 







 

 

 

 

 


 

 

 

 

Martedì 25 Maggio 2004

Cosenza - Moni Ovadia racconta al Rendano l’utopia di Majakovskij e Babel


«Il teatro è uno dei luoghi dell’utopia, oggi questo è il luogo ideale. Io non posso vivere senza utopia ma non potrei vivere senza ridere di questa stessa utopia, coniugando utopia e disincanto». Con queste parole Moni Ovadia, uno dei più grandi attori, registi e soggettisti del nostro tempo, ha aperto la sua riflessione su “L’Utopia di Majakovskij e Babel”. Ovadia ha svelato che la sua ultima opera teatrale prende spunto proprio dal libro “L’armata a Cavallo” di Babel, ebreo sovietico che combatté nell’Armata Rossa. Spettacolo, il suo, costruito fondendo le grandi utopie, tra le quali la più grande utopia totalizzante che è stata quella comunista. «Alla fine questa ha fallito – spiega Ovadia - ma noi siamo troppo abituati a buttare via l’acqua sporca con il bambino dentro». Secondo l’attore è bene mettere in risalto il fatto che il comunismo cercò di liberare l’essere umano da tutte le soggezioni e le limitazioni. «Questa si incrocia nel mio spettacolo – ha continuato Ovadia – con l’utopia ebraica. Utopia che prodiga una redenzione possibile dell’uomo su questa terra, di un uomo che può costruire il proprio destino, il proprio futuro, cercando di liberare l’uomo dall’idolatria che ha caratterizzato le epoche precedenti». Queste due linee si incrociano perché il centro del messianesimo ebraico, come quello comunista, è la giustizia sociale, perché entrambe mirano alla redenzione dell’uomo. Ovadia rivaluta queste utopie perché la giustizia senza lo stato sociale non serve a nulla, o meglio, non può esistere. Ma allo stesso tempo le critica. Egli non accetta i passaggi continui che avvengono oggi soprattutto nella estrema sinistra italiana ed europea. Il discorso di Ovadia passa poi a Majakovskij, il quale già nel 1921 aveva capito che la borghesia si sarebbe riciclata nel nuovo governo senza apportare cambiamenti reali. Per questo qualche anno dopo si suicidò perché non c’era spazio per un rivoluzionario vero. Il racconto prosegue poi con delle narrazioni del periodo rivoluzionario russo volte a mostrare le contraddizioni che si trovano in seno alle grandi utopie. Quella bolscevica, in particolare, viene accusata da Ovadia di non aver capito l’uomo ma di essersene creato uno particolare: «tuttavia questi episodi non possono essere strumentalizzate per mettere in cattiva luce tutto ciò che di buono è stato fatto». «Non è possibile costruire un utopia che non abbia nel suo cuore, nella profondità una pietas per l’essere umano. Forse l’utopia non è più possibile, ma se non sarà più possibile costruire utopie, anche se ponderate col disincanto, e l’unico signore delle nostre vite sarà l’iperspazio, il ciberspazio del danaro allora saremo regrediti all’epoca in cui si chiedeva prosperità agli dei con il sacrificio dei propri figli e che Dio abbia pietà di noi». Non solo filosofia, quindi, ma anche grande teatro e grandi personaggi in questa kermesse che ha visto per tre giorni Cosenza al centro del mondo culturale.

Luigi Cristaldi

torna alle notizie

stampa

 Prenotatelo contribuirete alla crescita del sito.
Per  informazioni contattare la redazione info@cassanoalloionio.info






















 

 

 

 

 

 

 

 

 

|top|

© Copyright 2002- 2004  Web Study - Gaetano Zaccato www.zaccato.it