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Stombi:
proseguono le indagini. Emergono intanto i primi disagi per i
diportisti. Sul fronte politico, Frasca chiede ai candidati
sindaci di mobilitarsi per indurre la Regione a risolvere il
problema.
Antonio Prencipe non parla. Al cronista che lo incalza con una
sfilza di domande, il tenente di vascello comandante
dell’Ufficio circondariale marittimo oppone un cortese no
comment. Le indagini sull’affaire Stombi sono in corso, e gli
investigatori preferiscono un prudente silenzio. Così, il giorno
dopo, in cronaca finiscono l’eco dei primi disagi e i lampi di
un’ancora lontana, quanto improbabile, battaglia politica.
Il giorno dopo è quello che fa seguito al sequestro del canale
che collega i laghi di Sibari al mare Ionio. Il relativo
decreto, firmato dal pubblico ministero Baldo Pisani, ha valenza
probatoria. Lo Stombi, in sostanza, è stato sequestrato in
quanto corpo del reato. Meglio, dei reati: occupazione abusiva
di suolo demaniale, omessa collocazione dei segnali predisposti
a tutela della navigazione marittima, inosservanza delle norme
sulla sicurezza della navigazione. Una serie di violazioni al
codice della navigazione, la più grave delle quali punita, in
astratto, con la reclusione fino a cinque anni. Fatti e
misfatti, ipotizzano gli inquirenti, consumati tra il 1991 ed il
2004. Un arco di tempo durante il quale, sostiene la Procura di
Castrovillari, lo Stombi sarebbe stato utilizzato per la
navigazione senza la benché minima concessione, e con modalità
tali da creare una situazione di pericolo potenzialmente idonea
a provocare naufragi e dunque tragedie.
Indiscrezioni: l’inchiesta avrebbe preso spunto dalle indagini
avviate, sin dallo scorso anno, da parte della Guardia Costiera
coriglianese. A convincere il sostituto procuratore Pisani della
necessità di aprire un procedimento penale, attualmente ancora a
carico di ignoti, per appurare la paternità dei presunti
illeciti consumati attorno allo Stombi, una serie di dettagliate
relazioni. Frutto del costante e certosino lavoro del tenente di
vascello Prencipe e dei suoi uomini. Al centro delle attenzioni
investigative, in particolare, l’inosservanza delle ordinanze
emanate dal Circomare coriglianese nell’estate del 2003. Tre
provvedimenti con i quali si interdiva, parzialmente o
completamente, la navigazione sullo Stombi per cause diverse:
inadeguatezza dei fondali, mancanza di luci e boe di
segnalazione, assenza delle condizioni di sicurezza. Prossimo
passo: giungere all’identificazione dei presunti, eventuali
responsabili. Nel calderone potrebbero finire enti pubblici,
associazioni private, noti imprenditori.
Nel frattempo, si registrano i primi disagi: alla notizia del
sequestro di canale, un’ondata di telefonate ha travolto i
centralini della Guardia Costiera. Decine di persone,
proprietarie di imbarcazioni ormeggiate all’interno del porto
turistico sibarita, in cerca di notizie sul futuro. Sulla
vicenda, s’annunciano anche polemiche politiche. L’ex senatore e
già primo cittadino di Cassano, Salvatore Frasca, candidato alla
poltrona di sindaco, ha invitato i suoi colleghi aspiranti
sindaci a richiedere congiuntamente un incontro alla Regione per
discutere del sequestro del canale Stombi. <<Un provvedimento –
sostiene Frasca, che sembra aver ben chiara la titolarità delle
responsabilità del caso Stombi – provocato dall’incuria
dell’amministrazione comunale, del Consorzio di bonifica e della
stessa Regione>>.
Forse, o forse no. O forse non solo. Lo stabilirà la
magistratura.
Gianpaolo Iacobini |