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“Il processo ‘Galassia’ ha decapitato la cupola tradizionale ma
non ha bloccato l’occupazione illegale delle attività
malavitose, e non ha ripristinato la legalità nella Piana di
Sibari, in particolare a Corigliano e Cassano”. Lo sostiene la
Cgil comprensoriale e cittadina, commentando, in un colpevole
silenzio del resto del panorama istituzionale-politico-sociale,
l’agguato di chiara matrice criminale (le indagini degli
inquirenti sembrano spingere verso l’universo dello spaccio di
sostanze stupefacenti) che venerdì sera, a Doria, ha spezzato la
vita del ventisettenne Antonio Bevilacqua, ferendo gravemente il
cugino Mario Bevilacqua, 24 anni.
L’intervento della sigla sindacale è firmato dal segretario del
comprensorio Pollino-Sibari-Tirreno, Antonio Granata, e dal
responsabile della Camera del lavoro cassanese, Giuseppe
Sammarro.
Preoccupata per quanto successo pochi minuti dopo le 19 di
venerdì alle porte di Doria, la Cgil afferma di avere avviato
un’ulteriore riflessione sulle proposte che “occorre dare
nell’immediato per recuperare e ricostruire un rapporto di
fiducia con la popolazione, fortemente impressionata e smarrita,
nonché intimorita di fronte a episodi che minano alle fondamenta
la tenuta democratica non solo cassanese ma dell’intera
Sibaritide”. A parere del sindacato confederale, “è un errore
imperdonabile limitare il contrasto alla criminalità organizzata
solo sul versante dell’ordine pubblico. Significa delegare alle
forze dell’ordine, senza tenere presente il grande disagio
socio-economico in cui vivono le popolazioni della Sibaritide,
in particolare i giovani. Non possono essere assecondate
richieste di ulteriore militarizzazione del territorio o
attacchi indiscriminati alla magistratura. La riflessione
interna alla Cgil -aggiungono il segretario comprensoriale
Antonio Granata e il collega cassanese Giuseppe Sammarro- parte
dalla constatazione che dopo la conclusione del processo
‘Galassia’ è scattata una fase di ricomposizione del predominio
mafioso che punta ad affermare supremazia sull’economia e la
società”.
La Cgil non ha dubbi: “La risposta deve essere organizzata con
una strategia integrata, un’intelligente alleanza tra le
politiche della repressione e della prevenzione, tenendo insieme
lavoro, sviluppo e democrazia delle istituzioni locali. La
politica è chiamata ad assumersi le sue responsabilità. Deve
rinsaldare il rapporto tra le istituzioni e i cittadini per
creare fiducia, e capire che il silenzio è un pilastro
fondamentale per le attività criminose che uccidono la speranza
e paralizzano ogni azione di contrasto”.
Domenico Marino |