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Giovedì 04 Marzo 2003

Cassano - «La repressione non basta per sconfiggere la malavita»


 “Il processo ‘Galassia’ ha decapitato la cupola tradizionale ma non ha bloccato l’occupazione illegale delle attività malavitose, e non ha ripristinato la legalità nella Piana di Sibari, in particolare a Corigliano e Cassano”. Lo sostiene la Cgil comprensoriale e cittadina, commentando, in un colpevole silenzio del resto del panorama istituzionale-politico-sociale, l’agguato di chiara matrice criminale (le indagini degli inquirenti sembrano spingere verso l’universo dello spaccio di sostanze stupefacenti) che venerdì sera, a Doria, ha spezzato la vita del ventisettenne Antonio Bevilacqua, ferendo gravemente il cugino Mario Bevilacqua, 24 anni.
L’intervento della sigla sindacale è firmato dal segretario del comprensorio Pollino-Sibari-Tirreno, Antonio Granata, e dal responsabile della Camera del lavoro cassanese, Giuseppe Sammarro.
Preoccupata per quanto successo pochi minuti dopo le 19 di venerdì alle porte di Doria, la Cgil afferma di avere avviato un’ulteriore riflessione sulle proposte che “occorre dare nell’immediato per recuperare e ricostruire un rapporto di fiducia con la popolazione, fortemente impressionata e smarrita, nonché intimorita di fronte a episodi che minano alle fondamenta la tenuta democratica non solo cassanese ma dell’intera Sibaritide”. A parere del sindacato confederale, “è un errore imperdonabile limitare il contrasto alla criminalità organizzata solo sul versante dell’ordine pubblico. Significa delegare alle forze dell’ordine, senza tenere presente il grande disagio socio-economico in cui vivono le popolazioni della Sibaritide, in particolare i giovani. Non possono essere assecondate richieste di ulteriore militarizzazione del territorio o attacchi indiscriminati alla magistratura. La riflessione interna alla Cgil -aggiungono il segretario comprensoriale Antonio Granata e il collega cassanese Giuseppe Sammarro- parte dalla constatazione che dopo la conclusione del processo ‘Galassia’ è scattata una fase di ricomposizione del predominio mafioso che punta ad affermare supremazia sull’economia e la società”.
La Cgil non ha dubbi: “La risposta deve essere organizzata con una strategia integrata, un’intelligente alleanza tra le politiche della repressione e della prevenzione, tenendo insieme lavoro, sviluppo e democrazia delle istituzioni locali. La politica è chiamata ad assumersi le sue responsabilità. Deve rinsaldare il rapporto tra le istituzioni e i cittadini per creare fiducia, e capire che il silenzio è un pilastro fondamentale per le attività criminose che uccidono la speranza e paralizzano ogni azione di contrasto”.

 Domenico Marino

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