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Continua la battaglia di piccolo fiore: da quando la sua
insegnante di sostegno è stata trasferita ad altra sede, lei
non vuole più andare a scuola. La madre, attese invano le
risposte del Provveditorato agli studi, si rivolge ora al
Ministro Moratti.
Dedicato a quelli che non s’arrendono. Questa è la storia di una
fanciulla tredicenne, cui la fantasia ed il rispetto della
privacy consigliano di dare il nome di Antonella. Dal greco
degli antichi saggi, piccolo fiore. Antonella vive a Sibari.
Frequenta le scuole medie a Cassano. Ha goduto, per oltre un
anno, del conforto di un’insegnante di sostegno che lo scorso
dicembre è stata trasferita, d’ufficio, ad altra sede. Leggi e
forma rispettate: nulla da eccepire. Restano da tutelare
sensibilità e sostanza. Da quel giorno, piccolo fiore piange e
si rifiuta di tornare tra i banchi. La sua insegnante era per
lei più di un’amica: la seguiva anche oltre l’orario di lezione,
ed insieme, con loro anche i genitori, prendevano parte alla
terapia di riabilitazione. Da ultimo Antonella, guidata dalla
sua insegnante amica, sembrava aver imboccato la via della
normalità, imparando ad abbinare suoni e simboli, camminando
dunque spedita sulla strada della lettura e della cultura. Poi,
il 12 dicembre scorso, lo strappo: via l’originaria insegnante
di sostegno. Al suo posto, un’altra. Proteste civili dei
familiari, imbarazzo a scuola. La madre di Antonella prende
carta e penna, si rivolge al dirigente scolastico regionale, al
Provveditorato di Cosenza, al preside della scuola media di
Cassano. Passa qualche settimana. La Direzione regionale
risponde, facendo sapere, in due righe, di voler andar a fondo
nella vicenda, attraverso un’istruttoria demandata al
Provveditorato cosentino. Poi, più nulla, se non il tempo che
passa, inesorabile. Adesso, piccolo fiore e sua madre battono un
altro colpo. Meglio, scrivono un’altra lettera, nel giorno in
cui la nazione italica rende il dovuto omaggio alle sue donne.
La nuova missiva è rivolta al ministro dell’Istruzione, Letizia
Moratti. A lei si chiede di individuare gli strumenti necessari
a sconfiggere il silenzio e riparare, con la sensibilità umana,
un torto che la legge formale non riconosce.
Ieri, otto marzo, festa delle donne. Piccolo fiore non vi ha
preso parte. Per lei, divenire donna e cittadina, è impresa
ardua.
Gianpaolo Iacobini |