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Nuova azione di protesta dei lavoratori del “Sibari – Crati”:
bloccate per un’ora le linee ferroviarie e la statale ionica.
Se dieci mesi senza stipendio vi sembran pochi, provate voi a
lavorare. Le mondine ed i canti di rivolta sono lontani, l’aria
che si respira a Sibari un po’ meno. Capita quando scendono in
strada centinaia di lavoratori del Consorzio di bonifica “Sibari
– Crati”. Sono in novecento, di cui settecento addetti alla
forestazione, il resto all’irrigazione. Reclamano il rispetto di
diritti certi. Sollecitano maggiori attenzioni. Infine
scioperano. Contro la Regione che, dicono, sia indifferente. Era
accaduto giovedì scorso, è successo ancora ieri. In duecento si
sono dati appuntamento alla sede sibarita del Consorzio. Poi,
verso le 11, si sono messi in marcia verso lo snodo maledetto,
cinquanta metri d’asfalto che racchiudono la moderna centralità
di Sibari: due linee ferroviarie e l’incrocio che mette assieme
tre statali: la 534, la 106, la 106 bis. Alle 11.20 non passa
più nessuno. L’intercity che da Cosenza viaggia verso le Puglie
è la prima vittima: sarebbe bastato un minuto per entrare in
stazione, invece resta fermo sui binari, ben visibile, con i
suoi fari accesi nel giorno di nebbia, ai manifestanti. I colori
uggiosi e monotoni di un cielo plumbeo vengono illuminati dai
lampeggianti: Polfer, Carabinieri, Polizia, Polizia Municipale.
Non c’è tensione, ma il secondo blocco in meno d’una settimana
alza il livello d’attenzione. Si sciopera, dunque, perché,
nonostante le promesse, ancora nulla è stato concretamente
ottenuto. Lo ripetono, in coro, i sindacati: Cgil, Cisl, Uil,
Ugl, Confail. <<Siamo stati a costretti a mobilitare i
lavoratori – spiega per tutti Pietro Civale, leader Ugl – per
sollecitare la Regione a concederci presto l’incontro già
concordato. Chiediamo che al tavolo delle trattative prendano
parte tutti i soggetti interessati alla vicenda, ovvero
sindacati, Regione, Consorzio ed organizzazioni dei produttori
agricoli>>. Proposte per una soluzione definitiva: <<Le
organizzazioni produttive agricole devono iniziare a versare
nelle casse del Consorzio>>, aggiunge Civale, <<le quote di loro
spettanza. Così facendo, insieme ai fondi regionali già
disponibili ed a quelli che possono essere ancora reperiti, si
può uscire dalla crisi>>. Non mancano le note politiche. <<Siamo
vicini ai dipendenti del Consorzio – afferma Mimmo Roseti,
segretario cittadino di Rifondazione comunista – perché ne
comprendiamo la disperazione che li spinge a forme di lotta
esasperate, legate al venir meno del necessario sostentamento
per sé e per le proprie famiglie. E’ amaro dover constatare la
latitanza della Regione>>. L’azione eclatante, stavolta,
si protrae per un’ora. Giusto il tempo perché Catanzaro annunci,
con il solito fax, la volontà di incontrare le parti negli
uffici dell’assessorato regionale all’agricoltura. Se ne
riparlerà martedì prossimo. <<Se non dovessero emergere
risultati positivi– chiosa Civale mentre i duecento levano il
presidio da binari e strade – la protesta potrebbe assumere toni
duri ed ancor più aspri>>. Se dieci mesi senza stipendio
vi sembran pochi, provate voi a vivere senza scioperare.
Gianpaolo Iacobini |