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Mercoledì 17 Marzo 2004

Sibari –  Bloccate per un’ora ferrovia e 106


Nuova azione di protesta dei lavoratori del “Sibari – Crati”: bloccate per un’ora le linee ferroviarie e la statale ionica.  Se dieci mesi senza stipendio vi sembran pochi, provate voi a lavorare. Le mondine ed i canti di rivolta sono lontani, l’aria che si respira a Sibari un po’ meno. Capita quando scendono in strada centinaia di lavoratori del Consorzio di bonifica “Sibari – Crati”. Sono in novecento, di cui settecento addetti alla forestazione, il resto all’irrigazione. Reclamano il rispetto di diritti certi. Sollecitano maggiori attenzioni. Infine scioperano. Contro la Regione che, dicono, sia indifferente. Era accaduto giovedì scorso, è successo ancora ieri. In duecento si sono dati appuntamento alla sede sibarita del Consorzio. Poi, verso le 11, si sono messi in marcia verso lo snodo maledetto, cinquanta metri d’asfalto che racchiudono la moderna centralità di Sibari: due linee ferroviarie e l’incrocio che mette assieme tre statali: la 534, la 106, la 106 bis. Alle 11.20 non passa più nessuno. L’intercity che da Cosenza viaggia verso le Puglie è la prima vittima: sarebbe bastato un minuto per entrare in stazione, invece resta fermo sui binari, ben visibile, con i suoi fari accesi nel giorno di nebbia, ai manifestanti. I colori uggiosi e monotoni di un cielo plumbeo vengono illuminati dai lampeggianti: Polfer, Carabinieri, Polizia, Polizia Municipale. Non c’è tensione, ma il secondo blocco in meno d’una settimana alza il livello d’attenzione. Si sciopera, dunque, perché, nonostante le promesse, ancora nulla è stato concretamente ottenuto. Lo ripetono, in coro, i sindacati: Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confail. <<Siamo stati a costretti a mobilitare i lavoratori – spiega per tutti Pietro Civale, leader Ugl – per sollecitare la Regione a concederci presto l’incontro già concordato. Chiediamo che al tavolo delle trattative prendano parte tutti i soggetti interessati alla vicenda, ovvero sindacati, Regione, Consorzio ed organizzazioni dei produttori agricoli>>. Proposte per una soluzione definitiva: <<Le organizzazioni produttive agricole devono iniziare a versare nelle casse del Consorzio>>, aggiunge Civale, <<le quote di loro spettanza. Così facendo, insieme ai fondi regionali già disponibili ed a quelli che possono essere ancora reperiti, si può uscire dalla crisi>>. Non mancano le note politiche. <<Siamo vicini ai dipendenti del Consorzio – afferma Mimmo Roseti, segretario cittadino di Rifondazione comunista – perché ne comprendiamo la disperazione che li spinge a forme di lotta esasperate, legate al venir meno del necessario sostentamento per sé e per le proprie famiglie. E’ amaro dover constatare la latitanza della Regione>>.  L’azione eclatante, stavolta, si protrae per un’ora. Giusto il tempo perché Catanzaro annunci, con il solito fax, la volontà di incontrare le parti negli uffici dell’assessorato regionale all’agricoltura. Se ne riparlerà martedì prossimo. <<Se non dovessero emergere risultati positivi– chiosa Civale mentre i duecento levano il presidio da binari e strade – la protesta potrebbe assumere toni duri ed ancor più aspri>>.  Se dieci mesi senza stipendio vi sembran pochi, provate voi a vivere senza scioperare.

Gianpaolo Iacobini

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