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Mercoledì 17 Marzo 2004

Lauropoli – Il triste destino di Bouchaib


Torna in Italia per riabbracciare la famiglia e cominciare una nuova vita, ma incontra la morte: triste destino di un bimbo marocchino. Si chiamava Bouchaib S., veniva dal Marocco, dove era nato sette anni fa. Il padre s’era trasferito già da qualche anno, scegliendo di costruire il futuro d’una famiglia a Lauropoli, profondo sud d’Italia. Dopo anni di sacrifici, il gran giorno sembrava arrivato: tutti insieme, sotto lo stesso tetto. Anche i familiari rimasti in Marocco. All’arrivo in Italia, però, Bouchaib è morto. Strappato alla luce dei vivi, probabilmente, dai postumi di un tumore al cervello che lo aveva colpito cinque anni fa. Racconto di una storia dove la cronaca resta ai margini. Comincia nella seconda metà degli anni ’90. La apre il padre di Bouchaib. Arriva nel Belpaese a cercar fortuna. Per sé e per i suoi tre figli, rimasti in Marocco insieme alla madre. L’uomo varca le frontiere, ottiene un regolare permesso di soggiorno, trova lavori precari ma onesti. Prende casa a Lauropoli. L’obiettivo è riuscire a ricongiungersi presto con il resto della famiglia, a cui dare nuove speranze. Al di là del mare sono rimasti in quattro: una giovane madre e tre fanciulli, due maschi ed una femmina. Uno di loro, Bouchaib, è afflitto da gravi problemi di salute. A due anni affronta e sconfigge un terribile male al cervello. Viene sottoposto ad una delicata operazione chirurgica. Si riprende presto, ma forse non del tutto. La settimana scorsa, la vicenda sembra destinata a conoscere il lieto fine. Nella pancia d’un traghetto, un’auto attraversa il Mediterraneo, quindi sbarca sul suolo italiano. A bordo sono in quattro: Bouchaib, un fratello di poco più grande, la madre ed il padre. In Patria, affidata alla nonna, è rimasta la sorella. Impossibile portarla in Italia: troppo piccolo l’appartamento per ospitarli tutti. Quattromila chilometri dopo, l’arrivo a Lauropoli. È di sera. Al tramonto, Bouchaib vola in cielo. Sembra dormire, ma è morto. Stroncato, diranno più tardi i medici, da conseguenze presumibilmente legate all’innominato male che lo aveva assalito cinque anni prima. Al dolore si mescola lo strazio per la burocrazia che non conosce sentimenti. Il desiderio è di riportare in Marocco il feretro. Servono alcuni certificati: li rilascia solo il consolato. Personalmente, a mani del richiedente. Bisogna salire a Roma. Per l’ennesimo viaggio servono soldi, come tanti soldi occorrono per tutto il resto, compreso il volo in aereo. La comunità marocchina di Lauropoli si mobilita, offre quel che può. Ancora non basta. In campo scendono anche i volontari del “Samaritano”, l’associazione guidata da don Attilio Foscaldi. Loro offrono assistenza morale e materiale. Provvedono al disbrigo delle pratiche, s’ingegnano per reperire i fondi necessaria ad assicurare un dignitoso ritorno nella terra natìa allo sfortunato bambino. Rivolgono un appello alla città: chi vuole contribuire, può rivolgersi al “Samaritano”, con sede nel complesso parrocchiale dei Sacri Cuori, a Lauropoli, oppure telefonare allo 0981 - 708158.

Addio, Bouchaib.

Gianpaolo Iacobini

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