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La guerra santa delle Province: Castrovillari e Sibari
continuano a marciare divise in Parlamento, mentre crescono le
perplessità sulle istituzioni di nuove province.
Quello che nessuno dice. Accade in Parlamento, lontano dalle
periferie dove, sempre più spesso soltanto a suon di comunicati
stampa, si combatte la battaglia per l’istituzione della sesta
provincia calabrese. Due le proposte sul tappeto parlamentare:
una, per la creazione di una provincia della Sibaritide, con
capoluogo Sibari; l’altra, per la realizzazione di analoga
iniziativa ma sul Pollino, con capoluogo Castrovillari. In
Calabria i comitati popolari, candidamente ignari di quel che
avviene a Roma, cercano la quadratura del cerchio. Nella
Capitale, intanto, si consuma il cammino istituzionale dei due
disegni di legge nostrani e degli altri similari. Tanti, troppi.
Al punto che un fremito pare scuotere trasversalmente le forze
politiche, suggerendo prudenza ed oculatezza nell’individuazione
di inedite circoscrizioni provinciali.
Cronache recenti. Si comincia dal 10 febbraio. Sfondo del
racconto, la Commissione Affari Costituzionali del Senato. È il
giorno della svolta: i disegni di legge aventi ad oggetto
l’istituzione di novelle province vengono riuniti e sottoposti
ad esame in forma congiunta. Avanti, con nomi, cognomi e colore
politico, perché siano chiare, nel bene e nel male, le
responsabilità di pensieri, parole, opere, omissioni. Amedeo
Ciccanti, per l’Udc, avanza ed illustra una questione
pregiudiziale ed una sospensiva. La pregiudiziale: vi sarebbe la
necessità di integrare l’articolo 133 della Costituzione, che
disciplina l’istituzione di nuove province, con la riforma
federalista. La sospensiva: il Senato farebbe meglio a
pronunciarsi, preventivamente, sul complesso delle proposte
istitutive di nuove province, discutendo anche dei criteri in
base ai quali svolgere il successivo esame. An dice no. La Lega
pure. Margherita, Ds, Gruppo misto si dicono invece d’accordo.
Forza Italia respinge la pregiudiziale, si mostra possibilista
sulla sospensiva. Il Governo veste i panni di Ponzio Pilato e si
pone nel mezzo: <<Ci rimettiamo alle scelte della Commissione>>,
dichiara il Sottosegretario all’Interno, Antonio D’Alì. Si va al
voto, per appello nominale. Le due questioni vengono bocciate:
tutto come prima. Non cambia nulla.
Si riprende una settimana dopo, il 17 di febbraio. Il destino,
beffardo, vede intervenire entrambi i parlamentari promotori
delle proposte legislative che peròrano, rispettivamente, le
cause di Sibaritide e Pollino, ovvero i senatori Cesare Marini (Sdi)
e Gino Trematerra (Udc). Ciascuno illustra il proprio ddl. <<Le
aspirazioni delle comunità locali in direzione dell’istituzione
di nuove province – esordisce Marini – sono legittime, perché
coerenti e rispettose delle norme costituzionali e legislative
vigenti. Vi sono, al contrario, dubbi di costituzionalità ed
opportunità sulla scelta di considerare soltanto alcune
proposte. La decisione di portare a conclusione solo i ddl
approvati dalla Camera rischia di ingenerare l’impressione di un
favoritismo istituzionale che privilegia alcuni territori a
discapito di altri>>. Tocca a Trematerra. <<Il Pollino – afferma
l’esponente dello scudocrociato – è un’area di grandi dimensioni
che comprende 39 comuni, in una zona caratterizzata da
tradizioni culturali ed importanti risorse naturali.
L’istituzione della provincia consentirebbe, fra l’altro, di
ridurre le distanze che dividono il capoluogo dai più remoti
centri della provincia di Cosenza. Sarebbe opportuno non
discriminare le proposte in esame>>.
Non è finita. Due giorni dopo, si riparte da Franco Bassanini,
amministrativista ed esponente di spicco della Quercia. Il
senatore diessino sottolinea <<la complessità ed il rilievo
critico che rivestono le proposte istitutive di nuove province,
dato il rischio di concorrenti e contrastanti pressioni
locali>>, per cui si ritiene <<inopportuna una risposta
pregiudiziale>>, ma viene giudicato <<ragionevole l’invito,
rivolto dall’Anci, a svolgere una riflessione sulla missione
dell’ente provincia nel riformato assetto delle istituzioni
locali>>. Indicazioni: <<Sarebbe opportuno – aggiunge Bassanini
– riflettere sui criteri d’efficienza delle prestazioni ai
cittadini, tenendo conto della necessità di avvicinare le
istituzioni alla comunità. D’altro canto, è necessario
assicurare che le province di nuova istituzione abbiano
dimensioni e risorse tali da assicurare un’oggettiva vitalità,
altrimenti i servizi offerti ai cittadini risulterebbero di
qualità scadente>>.
Ultima puntata: 24 febbraio. S’assiste al j’accuse di Lucio
Zappacosta, rappresentante di Alleanza Nazionale. Castrovillari
torna sotto i riflettori. <<Si indulge – sostiene il senatore
aennino – nell’accoglimento di richieste particolari, che
privilegiano alcuni territori e contrastano con gli interessi di
Stato e Regioni. Non tutte le procedure istitutive di nuove
province sono state svolte nel rispetto dell’articolo 133 della
Costituzione. Al contrario, almeno i disegni di legge istitutivi
delle province di Sulmona, Avezzano e Castrovillari presentano i
requisiti normativi richiesti, ma inspiegabilmente non vengono
considerati meritevoli di approvazione>>. Segue commento: <<Si
tratta – dice Zappacosta – di un metodo che da luogo a
situazioni di disparità, dovute all’indebita prevalenza di
alcuni gruppi di pressione in Parlamento>>. Ciccanti condivide e
rilancia: <<L’emanazione delle norme attuative della procedura
per l’istituzione delle nuove province è stata rimessa alle
Regioni>>. Ebbene, pare che alcune Regioni abbiano omesso di
legiferare in materia e che altre lo abbiano fatto secondo
principi poco consoni allo spirito della legge.
Era di febbraio. In periferia resuscitavano antiche speranze. A
Roma succedeva questo.
Gianpaolo Iacobini |