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Martedì 23 Marzo 2004

Cassano - La guerra santa delle province


La guerra santa delle Province: Castrovillari e Sibari continuano a marciare divise in Parlamento, mentre crescono le perplessità sulle istituzioni di nuove province.
Quello che nessuno dice. Accade in Parlamento, lontano dalle periferie dove, sempre più spesso soltanto a suon di comunicati stampa, si combatte la battaglia per l’istituzione della sesta provincia calabrese. Due le proposte sul tappeto parlamentare: una, per la creazione di una provincia della Sibaritide, con capoluogo Sibari; l’altra, per la realizzazione di analoga iniziativa ma sul Pollino, con capoluogo Castrovillari. In Calabria i comitati popolari, candidamente ignari di quel che avviene a Roma, cercano la quadratura del cerchio. Nella Capitale, intanto, si consuma il cammino istituzionale dei due disegni di legge nostrani e degli altri similari. Tanti, troppi. Al punto che un fremito pare scuotere trasversalmente le forze politiche, suggerendo prudenza ed oculatezza nell’individuazione di inedite circoscrizioni provinciali.
Cronache recenti. Si comincia dal 10 febbraio. Sfondo del racconto, la Commissione Affari Costituzionali del Senato. È il giorno della svolta: i disegni di legge aventi ad oggetto l’istituzione di novelle province vengono riuniti e sottoposti ad esame in forma congiunta. Avanti, con nomi, cognomi e colore politico, perché siano chiare, nel bene e nel male, le responsabilità di pensieri, parole, opere, omissioni. Amedeo Ciccanti, per l’Udc, avanza ed illustra una questione pregiudiziale ed una sospensiva. La pregiudiziale: vi sarebbe la necessità di integrare l’articolo 133 della Costituzione, che disciplina l’istituzione di nuove province, con la riforma federalista. La sospensiva: il Senato farebbe meglio a pronunciarsi, preventivamente, sul complesso delle proposte istitutive di nuove province, discutendo anche dei criteri in base ai quali svolgere il successivo esame. An dice no. La Lega pure. Margherita, Ds, Gruppo misto si dicono invece d’accordo. Forza Italia respinge la pregiudiziale, si mostra possibilista sulla sospensiva. Il Governo veste i panni di Ponzio Pilato e si pone nel mezzo: <<Ci rimettiamo alle scelte della Commissione>>, dichiara il Sottosegretario all’Interno, Antonio D’Alì. Si va al voto, per appello nominale. Le due questioni vengono bocciate: tutto come prima. Non cambia nulla.
Si riprende una settimana dopo, il 17 di febbraio. Il destino, beffardo, vede intervenire entrambi i parlamentari promotori delle proposte legislative che peròrano, rispettivamente, le cause di Sibaritide e Pollino, ovvero i senatori Cesare Marini (Sdi) e Gino Trematerra (Udc). Ciascuno illustra il proprio ddl. <<Le aspirazioni delle comunità locali in direzione dell’istituzione di nuove province – esordisce Marini – sono legittime, perché coerenti e rispettose delle norme costituzionali e legislative vigenti. Vi sono, al contrario, dubbi di costituzionalità ed opportunità sulla scelta di considerare soltanto alcune proposte. La decisione di portare a conclusione solo i ddl approvati dalla Camera rischia di ingenerare l’impressione di un favoritismo istituzionale che privilegia alcuni territori a discapito di altri>>. Tocca a Trematerra. <<Il Pollino – afferma l’esponente dello scudocrociato – è un’area di grandi dimensioni che comprende 39 comuni, in una zona caratterizzata da tradizioni culturali ed importanti risorse naturali. L’istituzione della provincia consentirebbe, fra l’altro, di ridurre le distanze che dividono il capoluogo dai più remoti centri della provincia di Cosenza. Sarebbe opportuno non discriminare le proposte in esame>>.
Non è finita. Due giorni dopo, si riparte da Franco Bassanini, amministrativista ed esponente di spicco della Quercia. Il senatore diessino sottolinea <<la complessità ed il rilievo critico che rivestono le proposte istitutive di nuove province, dato il rischio di concorrenti e contrastanti pressioni locali>>, per cui si ritiene <<inopportuna una risposta pregiudiziale>>, ma viene giudicato <<ragionevole l’invito, rivolto dall’Anci, a svolgere una riflessione sulla missione dell’ente provincia nel riformato assetto delle istituzioni locali>>. Indicazioni: <<Sarebbe opportuno – aggiunge Bassanini – riflettere sui criteri d’efficienza delle prestazioni ai cittadini, tenendo conto della necessità di avvicinare le istituzioni alla comunità. D’altro canto, è necessario assicurare che le province di nuova istituzione abbiano dimensioni e risorse tali da assicurare un’oggettiva vitalità, altrimenti i servizi offerti ai cittadini risulterebbero di qualità scadente>>.
Ultima puntata: 24 febbraio. S’assiste al j’accuse di Lucio Zappacosta, rappresentante di Alleanza Nazionale. Castrovillari torna sotto i riflettori. <<Si indulge – sostiene il senatore aennino – nell’accoglimento di richieste particolari, che privilegiano alcuni territori e contrastano con gli interessi di Stato e Regioni. Non tutte le procedure istitutive di nuove province sono state svolte nel rispetto dell’articolo 133 della Costituzione. Al contrario, almeno i disegni di legge istitutivi delle province di Sulmona, Avezzano e Castrovillari presentano i requisiti normativi richiesti, ma inspiegabilmente non vengono considerati meritevoli di approvazione>>. Segue commento: <<Si tratta – dice Zappacosta – di un metodo che da luogo a situazioni di disparità, dovute all’indebita prevalenza di alcuni gruppi di pressione in Parlamento>>. Ciccanti condivide e rilancia: <<L’emanazione delle norme attuative della procedura per l’istituzione delle nuove province è stata rimessa alle Regioni>>. Ebbene, pare che alcune Regioni abbiano omesso di legiferare in materia e che altre lo abbiano fatto secondo principi poco consoni allo spirito della legge.
Era di febbraio. In periferia resuscitavano antiche speranze. A Roma succedeva questo.

Gianpaolo Iacobini

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