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Cassano
ricorda il giornalista e poeta Giuseppe Selvaggi, nel trigesimo
della sua morte, con una messa e parole d’affetto incise su una
lastra di marmo.
Giuseppe Selvaggi, poeta, scrittore e scrittore parlamentare.
S’è spento un mese fa, a Roma, all’età di 80 anni. Nella città
eterna Selvaggi s’era trasferito al tempo degli studi
universitari, finendo con il rimanervi per il resto della vita,
ma senza mai dimenticare né trascurare il borgo natìo, l’amata
Cassano musa ispiratrice di riflessioni giornalistiche e rime
poetiche. Chi era Selvaggi? Leonardo Alario, antropologo e
poeta, lo ricorda così. Da amico e compagno di diverse avventure
culturali. <<La scomparsa di Selvaggi – dice – equivale
all’incendio di una biblioteca, tali e tanti erano i suoi
ricordi di uomo umile e tenace, sempre attento ai fatti del
mondo, tale e tanto il suo magistero, senza mai essersi
atteggiato a maestro>>. Intelligenza e garbo, apertura al
confronto ed al dialogo: in una parola, Beppe Selvaggi. <<Egli –
aggiunge Alario – incarnava la tipica figura dell’intellettuale
purissimo, restìo a chiudersi nella torre del suo mondo paludato
ma, al contrario, sempre disponibile all’ascolto dell’universo,
quello piccolo del suo paese, e quello mediterraneo ed europeo
che la sua anima custodiva>>. Ancora: <<Selvaggi – ricorda
Alario – era l’amico di letterati ed artisti di fama mondiale,
da Ricasso ad Alvaro, da Strati a Dalì, passando per Pasolini e
Silone, con solidi legami con personalità del cinema, della
politica e del giornalismo. Un punto di riferimento, insomma,
per l’Italia e la sua Calabria, ma anche per cassano, dove ha
voluto essere sepolto il primo marzo scorso, mentre l’eco della
sua parola, saggia e suadente, dilagava nella nostra memoria>>.
Il ricordo di un amico, il ricordo di una comunità. Sabato
prossimo, in Cattedrale, con inizio alle 17, messa in suffragio.
Quindi a seguire, scopertura e benedizione di una targa
marmorea, alla presenza delle autorità civili e religiose. La
lapide sarà infissa sui muri dell’ex convento dei frati
Cappuccini, nell’omonimo rione, porta d’ingresso a nord della
città. Ai margini della strada che Selvaggi percorreva
rientrando a casa, troverà ora posto una scheggia di marmo
bianco. Recherà incisa una lirica selvaggiana. Da Cassano, al
suo cantore giornalista che non c’è più.
Gianpaolo Iacobini |