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<<Per
la Calabria ionica cosentina è allarme rosso: se la Provincia
dovesse approvare il piano territoriale di coordinamento,
sarebbe una sciagura>>. Lo sostiene l’associazione “Cittadini a
Sibari”.
Non piace. Peggio: è visto come <<una colata di gesso capace di
paralizzare lo sviluppo futuro della Piana>>. Non è un mostro,
ma il piano territoriale di coordinamento, ovvero lo strumento
predisposto dalla Provincia di Cosenza per disciplinare le sorti
urbanistiche dell’intero comprensorio provinciale. Critiche e
perplessità le fanno in queste settimane da padrone. Voce
solista nel coro dei contrari: l’associazione “Cittadini a
Sibari”, presieduta da Pasquale Dramisino.
<<Tutti i comuni delle marine ioniche – ricordano i sibariti –
hanno ipotizzato i loro programmi di sviluppo sulle fasce a
ridosso delle zone costiere, in aree su cui già qualche tempo fa
s’era focalizzata l’attenzione delle Sovrintendenze e del
commissario straordinario nominato dalla Regione>>.
Dall’archivio della memoria: <<Alcuni tentativi di ingessamento
– rimarcano i “Cittadini a Sibari” – furono all’epoca bloccati
dall’azione dei sindaci, ma anche da noi, allorquando divenne
palese che la tutela paesaggistica ed ambientale si estendeva
ostinatamente al di fuori degli ambiti individuati dalla
legge>>. Ieri. E oggi? C’è un altro piano, ma la musica sembra
non essere cambiata. Almeno per le orecchie dei cittadini
sibariti. <<Il piano territoriale – affermano – sarebbe passato
con l’auspicio di tutti, se solo si fosse limitato alla tutela
delle zone elencate ed individuate dalla normativa>>. Ragioni
tecniche di un netto no. <<Quello elaborato dalla Provincia – è
la spiegazione – è un piano definito dalla recente legge
urbanistica regionale come atto di programmazione e raccordo tra
le politiche territoriali regionali e la pianificazione
comunale. Esso dovrebbe dunque raccordarsi, come la legge
vuole, con i contenuti del cosiddetto quadro territoriale
regionale, ma il Qtr non risulta essere stato ancora approvato.
A cosa si conforma dunque il Piano territoriale di
coordinamento?>> Ancora: <<Spicca il contrasto con le funzioni
amministrative e di programmazione dei comuni. La normativa
vigente in materia di programmazione territoriale ed ambientale
statuisce che la Provincia debba raccogliere e coordinare le
proposte avanzate dai comuni e determinare poi indirizzi
generali, e non piuttosto vincoli inibitori: i compiti relativi
all’identificazione delle linee fondamentali dell’assetto del
territorio, con riferimento ai valori ambientali e naturali,
restano infatti di competenza nazionale>>. Scatta l’allarme
rosso. <<Previsioni del tipo “non è consentita alcuna attività
di costruzione di nuovi edifici e di manufatti in genere”,
oppure “sono possibili incrementi della consistenza insediativi
purchè in forme tali che non richiedano la predisposizione di
opere di urbanizzazione primaria”, dovrebbero far riflettere gli
amministratori più attenti alle politiche territoriali>>.
Conclusioni: <<Se il consiglio provinciale o un qualsiasi
commissario ad acta dovesse approvare il piano territoriale di
coordinamento così com’è, per lo Ionio cosentino sarebbe una
sciagura>>.
Gianpaolo Iacobini |