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Venerdì 19  Novembre 2004

Cassano - ARSSA, pronto un esposto alla procura


È sempre muro contro muro tra lavoratori da una parte, proprietà e imprenditori privati dall’altra al Centro sperimentale dimostrativo (Csd) dell’Arssa a Sibari. I dipendenti della struttura non frenano di un millimetro la loro mobilitazione per difendere circa 86 ettari di terreni appartenenti all’Agenzia regionale per lo sviluppo e i servizi in agricoltura, e nel ’99 concessi in convenzione per 5 anni a dei privati. Le maestranze sono preoccupate perché, nonostante la convenzione è scaduta il 10 novembre, dall’11 niente è cambiato nei fertili terreni sibariti. Che sono rimasti nelle mani degli imprenditori privati. I quali, addirittura, pare abbiamo diffidato il direttore del Csd sibarita ad aprire il cancello con cui ha bloccato l’accesso ai terreni: un’indiscrezione filtrata dagli ambienti dei lavoratori ma finora non confermata ufficialmente.
Sembrano serviti a poco gli incontri avuti con l’Arssa prima nella sua sede cosentina alla presenza della triplice confederale di categoria e poi nel Municipio di Cassano assieme al sindaco Gianluca Gallo, l’assessorato regionale all’Agricoltura, i lavoratori e il segretario generale della Uil cosentina Benedetto Di Iacovo. Ancor meno efficace paiono risultate le assicurazioni del presidente dell’Arssa Antonio Pizzini. Ecco perché lavoratori e sindacati sono pronti a varcare il Rubicone della trattativa istituzionale, rivolgendosi alla magistratura. È già pronto un esposto-denuncia da presentare alla Procura della Repubblica di Castrovillari per fare piena luce sul caso. L’esposto sarà presentato la prossima settimana ai carabinieri di Sibari. Questi giorni serviranno a raccogliere le firme dei 32 dipendenti coinvolti. Sono filtrati alcuni passi della denuncia. Tra l’altro, le maestranze segnalano che le colture realizzate dai privati a loro parere “sono differenti da quelle previste in convenzione; che i privati hanno realizzato un uliveto, serre, altri cancelli e incomprensibili buche nel terreno per limitare l’ingresso alla dirigenza locale dell’Arssa e ai lavoratori dipendenti dei centri sperimentali; che sempre i privati avrebbero dovuto utilizzare per le attività di sperimentazione convenzionate i lavoratori in forza ai Centri sperimentali, ma non l’hanno mai fatto; che per ogni altra o diversa utilizzazione dei terreni oggetto della convenzione avrebbero dovuto sentire preventivamente il direttore del Centro sperimentale, ma nemmeno questo l’hanno mai fatto; che nei terreni, in assoluta difformità a quanto oggetto di convenzione, hanno disseminato negli stessi bestiame allo stato brado”. Ancora, l’esposto elaborato a quattro mani dai dipendenti e dalla segreteria provinciale della Uil sottolinea come la convenzione incriminata “prevedeva che alla sua scadenza, il 10 novembre 2004, i terreni dovevano ritornare nella piena e totale disponibilità dell’Arssa”. Invece, “a tutto il 17 novembre i terreni sono ancora in disponibilità dei privati con mucche che circolano liberamente”.
Queste le denunce dei lavoratori. Alla magistratura il compito di verificarne la fondatezza e fare chiarezza.

 Domenico Marino

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