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È sempre muro contro
muro tra lavoratori da una parte, proprietà e imprenditori
privati dall’altra al Centro sperimentale dimostrativo (Csd)
dell’Arssa a Sibari. I dipendenti della struttura non frenano di
un millimetro la loro mobilitazione per difendere circa 86
ettari di terreni appartenenti all’Agenzia regionale per lo
sviluppo e i servizi in agricoltura, e nel ’99 concessi in
convenzione per 5 anni a dei privati. Le maestranze sono
preoccupate perché, nonostante la convenzione è scaduta il 10
novembre, dall’11 niente è cambiato nei fertili terreni
sibariti. Che sono rimasti nelle mani degli imprenditori
privati. I quali, addirittura, pare abbiamo diffidato il
direttore del Csd sibarita ad aprire il cancello con cui ha
bloccato l’accesso ai terreni: un’indiscrezione filtrata dagli
ambienti dei lavoratori ma finora non confermata ufficialmente.
Sembrano serviti a poco gli incontri avuti con l’Arssa prima
nella sua sede cosentina alla presenza della triplice
confederale di categoria e poi nel Municipio di Cassano assieme
al sindaco Gianluca Gallo, l’assessorato regionale
all’Agricoltura, i lavoratori e il segretario generale della Uil
cosentina Benedetto Di Iacovo. Ancor meno efficace paiono
risultate le assicurazioni del presidente dell’Arssa Antonio
Pizzini. Ecco perché lavoratori e sindacati sono pronti a
varcare il Rubicone della trattativa istituzionale, rivolgendosi
alla magistratura. È già pronto un esposto-denuncia da
presentare alla Procura della Repubblica di Castrovillari per
fare piena luce sul caso. L’esposto sarà presentato la prossima
settimana ai carabinieri di Sibari. Questi giorni serviranno a
raccogliere le firme dei 32 dipendenti coinvolti. Sono filtrati
alcuni passi della denuncia. Tra l’altro, le maestranze
segnalano che le colture realizzate dai privati a loro parere
“sono differenti da quelle previste in convenzione; che i
privati hanno realizzato un uliveto, serre, altri cancelli e
incomprensibili buche nel terreno per limitare l’ingresso alla
dirigenza locale dell’Arssa e ai lavoratori dipendenti dei
centri sperimentali; che sempre i privati avrebbero dovuto
utilizzare per le attività di sperimentazione convenzionate i
lavoratori in forza ai Centri sperimentali, ma non l’hanno mai
fatto; che per ogni altra o diversa utilizzazione dei terreni
oggetto della convenzione avrebbero dovuto sentire
preventivamente il direttore del Centro sperimentale, ma nemmeno
questo l’hanno mai fatto; che nei terreni, in assoluta
difformità a quanto oggetto di convenzione, hanno disseminato
negli stessi bestiame allo stato brado”. Ancora, l’esposto
elaborato a quattro mani dai dipendenti e dalla segreteria
provinciale della Uil sottolinea come la convenzione incriminata
“prevedeva che alla sua scadenza, il 10 novembre 2004, i terreni
dovevano ritornare nella piena e totale disponibilità dell’Arssa”.
Invece, “a tutto il 17 novembre i terreni sono ancora in
disponibilità dei privati con mucche che circolano liberamente”.
Queste le denunce dei lavoratori. Alla magistratura il compito
di verificarne la fondatezza e fare chiarezza.
Domenico Marino |