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Torna “Ionio pulito”. È pronta a scattare la fase-2 delle
inchieste condotte dal pool (composto da guardia costiera,
carabinieri e guardia di finanza) coordinato dal comandante
della guardia costiera di Trebisacce, Vincenzo Figoli, e
supervisionato dal sostituto procuratore della repubblica di
Castrovillari Baldo Pisani, che in estate ha setacciato con uno
spirito pro-ambiente in lungo e in largo la costa ionica
ricadente nella giurisdizione della Procura di Castrovillari,
vigilando su scarichi illegali, depuratori colabrodo e
violazioni d’ogni genere. E facendo scattare sequestri in serie,
senza trascurare nulla da Sibari a Rocca Imperiale. Dagli
ambienti inquirenti filtra che le inchieste non sono per nulla
concluse, e che nelle prossime settimane partirà il monitoraggio
dell’entroterra per giungere all’origine delle malefatte
ambientali. Tra i fronti più caldi ci sarà il canale Vena morta
utilizzato dal Consorzio di bonifica “Sibari Crati” per lo scolo
a mare delle acque reflue raccolte nella Piana. Ma, soprattutto,
sfruttato da molti per liberarsi illecitamente, e in maniera
molto meno costosa, di scarichi d’ogni genere. Perdippiù,
secondo gli inquirenti la foce del canale ha subito una
deviazione illegale. Ecco perché ad agosto è finito sotto
sequestro. Durante le verifiche del futuro prossimo gli
investigatori risaliranno il corso del braccio d’acqua cercando
condotte e scarichi abusivi. È probabile che molti siano già
stati individuati e quindi siano pronti un discreto malloppo di
sequestri eccellenti. Dai palazzi giudiziari non trapela nulla,
ma è possibile che finiscano nella rete pure abitazioni private,
aziende commerciali e agricole, magari sistemate a due passi dal
canale Vena morta: uno scarico troppo facile e invitante per
lasciarselo scappare. Che poi finisca in mare e quindi inquini
lo Ionio sibarita affollato di turisti, interessa molto poco.
Intanto, la settimana scorsa il Vena morta è stato oggetto di un
blitz notturno da parte degli operai del Consorzio di bonifica e
della guardia costiera per evitare l’allagamento di mezza
Sibaritide. Il gruppo ha lavorato per tutta la notte tra venerdì
12 e sabato 13 novembre per mantenere nel suo letto naturale il
corso d’acqua ingrossato a dismisura dai temporali. Il gruppo ha
tenuto d’occhio anche il canale Stombi che lega i Laghi di
Sibari con lo Ionio. Ma è stato sul Vena morta che l’intervento
è stato fondamentale. Ed è scattato solo quando il maresciallo
Figoli ha ottenuto il via libera da parte del pm Baldo Pisani.
Solo il loro tempestivo intervento ha evitato il peggio,
scongiurando il ripetersi della pericolosa inondazione
registrata qualche anno addietro, quando anche il Museo
nazionale archeologico della Sibaritide si ritrovò con l’acqua
alla gola.
Domenico Marino |