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Martedì 02 Novembre 2004

Sibari – Parco archeologico: rinvenuta un’antica testa di toro in bronzo


Parco archeologico: scoperta una testa di toro in bronzo, di fattura greca, risalente al quinto secolo avanti Cristo. La testa e le zampe anteriori d’un toro di bronzo. Erano parte d’una scultura destinata ad ornare, probabilmente, una delle fontane della città greca di Thuri, erede dalla più antica e gloriosa magnogreca Sybaris. Il reperto, rinvenuto all’interno del parco archeologico del Cavallo, è venuto alla luce ai primi di settembre, nel corso della campagna di scavo condotta dagli studiosi della Scuola archeologica italiana di Atene: la notizia sarebbe forse rimasta confinata nel circuito degli addetti ai lavori se un quotidiano nazionale non ne avesse rilanciato l’eco. La scoperta risale alla scorsa estate. A Sibari, in virtù d’un’intesa sottoscritta con la Soprintendenza regionale ai beni culturali, diretta da Elena Lattanzi, arrivano i giovani archeologici della Scuola italiana di Atene. Li guida sul campo Emanuele Greco. Obiettivo dichiarato: riprendere l’esplorazione della parte orientale della città magnogreca, nel perimetro del cantiere di “Casa Bianca”, dove nella prima metà degli anni ’70 gli scavi condotti da Piero Guzzo, all’epoca direttore dell’area museale sibarita, oggi Soprintendente a Pompei, avevano consentito il rinvenimento di monumenti databili alla fine dell’età repubblicana romana. Greco ed i suoi giovani, forti della preziosa collaborazione di Silvana Luppino, direttrice del museo e degli scavi di Sibari, si mettono al lavoro sotto il sole d’agosto. Un mese dopo, una relazione illustra i risultati ottenuti. Brillanti: nel cantiere di “Casa Bianca” vengono individuati tre plessi distinti ma collegati tra loro. Nelle planimetrie spiccano i contorni di un grande cortile circondato da tre stanze, verosimilmente un hospitium, comunicante con quella che un tempo era forse una palestra e con il più imponente dei tre edifici, costruito in blocchi di arenaria e con un propileo colonnato, dal quale in passato era riemerso un bacile di marmo, recante incisi i nomi di due magistrati. L’ipotesi è che la zona, appartenente alla Sibari romana, fosse un campus, ovvero l’area, in genere periferica, nella quale si concentravano gli spazi destinati all’educazione sportiva e militare. Qui, la sorpresa: lo scavo effettuato in una piscina ospitata nell’edificio centrale, ha riportato alla luce il frammento di una piccola scultura in bronzo, raffigurante un toro: testa piegata in avanti, orecchie orizzontali, mascelle rinserrate. Caratteristiche che richiamano gli animali impresse sulle monete di Thuri (fondata per iniziativa di Pericle nel 444 a.C. sulle ceneri della distrutta Sybaris) e lasciano pensare ad una manifattura greca. Secondo gli archeologi il reperto sarebbe parte di un’icona restaurata già in tempi antichi, databile tra la metà del quinto e la fine del terzo secolo avanti Cristo.  S’attendono ora le conferme che solo l’opera di restauro e le analisi di laboratorio potranno regalare.

Gianpaolo Iacobini

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