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Parco
archeologico: scoperta una testa di toro in bronzo, di fattura
greca, risalente al quinto secolo avanti Cristo. La testa e le
zampe anteriori d’un toro di bronzo. Erano parte d’una scultura
destinata ad ornare, probabilmente, una delle fontane della
città greca di Thuri, erede dalla più antica e gloriosa
magnogreca Sybaris. Il reperto, rinvenuto all’interno del parco
archeologico del Cavallo, è venuto alla luce ai primi di
settembre, nel corso della campagna di scavo condotta dagli
studiosi della Scuola archeologica italiana di Atene: la notizia
sarebbe forse rimasta confinata nel circuito degli addetti ai
lavori se un quotidiano nazionale non ne avesse rilanciato
l’eco. La scoperta risale alla scorsa estate. A Sibari, in virtù
d’un’intesa sottoscritta con la Soprintendenza regionale ai beni
culturali, diretta da Elena Lattanzi, arrivano i giovani
archeologici della Scuola italiana di Atene. Li guida sul campo
Emanuele Greco. Obiettivo dichiarato: riprendere l’esplorazione
della parte orientale della città magnogreca, nel perimetro del
cantiere di “Casa Bianca”, dove nella prima metà degli anni ’70
gli scavi condotti da Piero Guzzo, all’epoca direttore dell’area
museale sibarita, oggi Soprintendente a Pompei, avevano
consentito il rinvenimento di monumenti databili alla fine
dell’età repubblicana romana. Greco ed i suoi giovani, forti
della preziosa collaborazione di Silvana Luppino, direttrice del
museo e degli scavi di Sibari, si mettono al lavoro sotto il
sole d’agosto. Un mese dopo, una relazione illustra i risultati
ottenuti. Brillanti: nel cantiere di “Casa Bianca” vengono
individuati tre plessi distinti ma collegati tra loro. Nelle
planimetrie spiccano i contorni di un grande cortile circondato
da tre stanze, verosimilmente un hospitium, comunicante con
quella che un tempo era forse una palestra e con il più
imponente dei tre edifici, costruito in blocchi di arenaria e
con un propileo colonnato, dal quale in passato era riemerso un
bacile di marmo, recante incisi i nomi di due magistrati.
L’ipotesi è che la zona, appartenente alla Sibari romana, fosse
un campus, ovvero l’area, in genere periferica, nella quale si
concentravano gli spazi destinati all’educazione sportiva e
militare. Qui, la sorpresa: lo scavo effettuato in una piscina
ospitata nell’edificio centrale, ha riportato alla luce il
frammento di una piccola scultura in bronzo, raffigurante un
toro: testa piegata in avanti, orecchie orizzontali, mascelle
rinserrate. Caratteristiche che richiamano gli animali impresse
sulle monete di Thuri (fondata per iniziativa di Pericle nel 444
a.C. sulle ceneri della distrutta Sybaris) e lasciano pensare ad
una manifattura greca. Secondo gli archeologi il reperto sarebbe
parte di un’icona restaurata già in tempi antichi, databile tra
la metà del quinto e la fine del terzo secolo avanti Cristo.
S’attendono ora le conferme che solo l’opera di restauro e le
analisi di laboratorio potranno regalare.
Gianpaolo Iacobini |