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“Ionio
pulito”: l’inchiesta continua. Al via il
monitoraggio sugli scarichi nel canale Vena morta.
Intanto, nei giorni scorsi, sventato l’allagamento
di Sibari.
È l’inchiesta avviata agli inizi della passata
estate dalla Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Castrovillari. La coordina il giovane
pubblico ministero Baldo Pisani. Sul campo opera un
pool interforze, composto da Guardia Costiera,
Carabinieri e Guardia di Finanza e diretto da capo
Vincenzo Figoli. Nei tre mesi estivi ha portato al
sequestro di depuratori comunali e privati, canali
di scolo, addirittura un intero villaggio turistico.
Obiettivo: individuare le fonti di inquinamento,
eliminarle, punirne i responsabili.
“Ionio pulito” continua anche d’autunno. Ed alle
porte dell’inverno, s’appresta a vivere la sua fase
calda. Indiscrezioni raccolte negli ambienti
investigativi confermano: nelle prossime settimane
avrà inizio l’attività di monitoraggio
dell’entroterra. Presto, risalendo il Vena morta,
gli inquirenti andranno a caccia di condotte abusive
e scarichi inquinanti. Molti dei quali probabilmente
già localizzati, tanto che gli investigatori non
escludono <<ulteriori clamorosi sequestri>>, che
stavolta potrebbero riguardare abitazioni, piccole
aziende commerciali ed agricole adagiate sulle
sponde del canale.
Dalle pieghe dell’inchiesta, intanto, emergono i
contorni di una storia particolare: nei giorni tra
l’11 ed il 13 novembre scorsi Sibari e le sue
campagne avrebbero rischiato l’allagamento. Chi
conosce la vicenda la racconta così: la pioggia
comincia a cadere la sera di giovedì 11. L’indomani
la Piana è già un acquitrino. Rallentate dal forte
vento di scirocco, le acque incontrano serie
difficoltà nel raggiungere il mare aperto.
All’imbocco dello Stombi e del Vena morta, il primo
eternamente insabbiato, il secondo ancora sottoposto
a sequestro giudiziario perché ignoti ne avrebbero
di recente mutato il corso, la situazione risulta
essere aggravata dal formarsi di vere e proprie
muraglie sabbiose. La notte tra il 12 ed il 13 le
cose peggiorano. Pioggia e vento si fanno bufera. I
canali s’intasano. Il loro livello si alza
minaccioso. Diversi sindaci dell’area, tra cui
quello di Cassano, allertano la Protezione Civile.
La memoria corre al gennaio del 2000, quando i
terreni sibariti ed il Museo nazionale archeologico
si ritrovarono sommersi da fango ed acqua. Scatta
l’allarme rosso. Il Consorzio di bonifica “Sibari –
Crati” interviene con ruspe, camion ed uomini. La
Guardia Costiera presiede alle operazioni. Due i
sorvegliati speciali: il canale Stombi ed il suo
gemello minore Vena morta. Indicati come i più
importanti della Sibaritide, quanto al mantenimento
dell’equilibrio idraulico nella Piana. Il pubblico
ministero Pisani autorizza l’esecuzione dei lavori
urgenti nell’alveo del Vena morta. Nel cuore della
notte, squadre d’azione sfidano le avversità e
lavorano fino all’alba. Ci sono eroi senza nome:
sono gli operai del Consorzio. La mattina del sabato
regala un timido raggio di sole: Sibari si sveglia
inconsapevole del pericolo corso. Quando poi
ricomincia a piovere, ormai non c’è più nulla da
temere: sotto controllo lo Stombi, restituito al suo
antico letto il Vena morta.
Non ci fosse stata “Ionio pulito”, sarebbe stato
forse il racconto di un’altra alluvione.
Gianpaolo Iacobini |