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Domenica 21 Novembre 2004

Sibari – Ionio pulito, l’inchiesta della Procura continua


“Ionio pulito”: l’inchiesta continua. Al via il monitoraggio sugli scarichi nel canale Vena morta. Intanto, nei giorni scorsi, sventato l’allagamento di Sibari.
È l’inchiesta avviata agli inizi della passata estate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari. La coordina il giovane pubblico ministero Baldo Pisani. Sul campo opera un pool interforze, composto da Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza e diretto da capo Vincenzo Figoli. Nei tre mesi estivi ha portato al sequestro di depuratori comunali e privati, canali di scolo, addirittura un intero villaggio turistico. Obiettivo: individuare le fonti di inquinamento, eliminarle, punirne i responsabili.
“Ionio pulito” continua anche d’autunno. Ed alle porte dell’inverno, s’appresta a vivere la sua fase calda. Indiscrezioni raccolte negli ambienti investigativi confermano: nelle prossime settimane avrà inizio l’attività di monitoraggio dell’entroterra. Presto, risalendo il Vena morta, gli inquirenti andranno a caccia di condotte abusive e scarichi inquinanti. Molti dei quali probabilmente già localizzati, tanto che gli investigatori non escludono <<ulteriori clamorosi sequestri>>, che stavolta potrebbero riguardare abitazioni, piccole aziende commerciali ed agricole adagiate sulle sponde del canale.
Dalle pieghe dell’inchiesta, intanto, emergono i contorni di una storia particolare: nei giorni tra l’11 ed il 13 novembre scorsi Sibari e le sue campagne avrebbero rischiato l’allagamento. Chi conosce la vicenda la racconta così: la pioggia comincia a cadere la sera di giovedì 11. L’indomani la Piana è già un acquitrino. Rallentate dal forte vento di scirocco, le acque incontrano serie difficoltà nel raggiungere il mare aperto. All’imbocco dello Stombi e del Vena morta, il primo eternamente insabbiato, il secondo ancora sottoposto a sequestro giudiziario perché ignoti ne avrebbero di recente mutato il corso, la situazione risulta essere aggravata dal formarsi di vere e proprie muraglie sabbiose. La notte tra il 12 ed il 13 le cose peggiorano. Pioggia e vento si fanno bufera. I canali s’intasano. Il loro livello si alza minaccioso. Diversi sindaci dell’area, tra cui quello di Cassano, allertano la Protezione Civile. La memoria corre al gennaio del 2000, quando i terreni sibariti ed il Museo nazionale archeologico si ritrovarono sommersi da fango ed acqua. Scatta l’allarme rosso. Il Consorzio di bonifica “Sibari – Crati” interviene con ruspe, camion ed uomini. La Guardia Costiera presiede alle operazioni. Due i sorvegliati speciali: il canale Stombi ed il suo gemello minore Vena morta. Indicati come i più importanti della Sibaritide, quanto al mantenimento dell’equilibrio idraulico nella Piana. Il pubblico ministero Pisani autorizza l’esecuzione dei lavori urgenti nell’alveo del Vena morta. Nel cuore della notte, squadre d’azione sfidano le avversità e lavorano fino all’alba. Ci sono eroi senza nome: sono gli operai del Consorzio. La mattina del sabato regala un timido raggio di sole: Sibari si sveglia inconsapevole del pericolo corso. Quando poi ricomincia a piovere, ormai non c’è più nulla da temere: sotto controllo lo Stombi, restituito al suo antico letto il Vena morta.
Non ci fosse stata “Ionio pulito”, sarebbe stato forse il racconto di un’altra alluvione.

Gianpaolo Iacobini

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