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Questa è la storia di un desiderio mai avveratosi, finora
imbrigliato da responsabilità diffuse ed intrecciate, ovviamente
senza nome e paternità. Il racconto: comincia nel 1997. La
Regione Calabria approva il piano regionale dei trasporti. La
Piana strappa l’aeroporto. L’11 novembre 1998 il senatore
socialista Cesare Marini presenta un disegno di legge
<<sull’istituzione e costruzione dell’aeroporto di Sibari>>.
Due percorsi paralleli, l’uno regionale, l’altro parlamentare,
per un unico traguardo: l’aeroporto. La Regione accelera: nel
2000 uno studio di fattibilità abbozza i tratti del nascituro
scalo, prevedendo investimenti da 90 miliardi di vecchie lire.
Seguono progetti esecutivi ed intese istituzionali. Nel
frattempo, il ddl targato Marini s’impantana nella palude
romana. La Calabria potrebbe far da sé, ma Roma ha promesso 14
milioni di euro. Legati a due fattori: l’approvazione del ddl
Marini e di una legge di spesa che sposti quei soldi in punta
allo Stivale italico. Passano gli anni. La Regione inserisce
l’aeroporto della Piana nell’accordo di programma quadro per le
infrastrutture. Il 3 dicembre 2002, a Cosenza, nasce “AerSibari
spa”. Sottoscrivono Antonio Acri per la Provincia, e Roberto
Senise per Cassano, comune nel cui territorio l’aeroporto
dovrebbe sorgere. Scopo della neonata società: <<Promuovere
progettazione, realizzazione, gestione e uso di impianti e
infrastrutture per l’esercizio dell’attività aeroportuale e
delle attività connesse>>. Agli inizi del 2003 la strada sembra
correre in discesa: la Regione Basilicata dice no ad uno scalo
aeroportuale nel metapontino, ma sconfitta la concorrenza,
resistono i mali casalinghi. AerSibari resta al palo. A
riaccendere i riflettori sulla vicenda, l’eco dell’approvazione
del progetto definitivo dello scalo sibarita. Di soldi ed
investitori, tuttavia, nemmeno l’ombra. Così, sempre in
silenzio, arriva la fine di un altro anno, il 2003. Babbo Natale
svuota il sacco, ma rubando il mestiere alla Befana, porta
cenere e carbone. Nell’insolita calza natalizia, la Sibaritide
trova il dono di sempre. Questa volta ha le sembianze del
maxiemendamento con il quale il Governo modifica, blindandola,
la Finanziaria. Non ci sono voci specifiche sull’aeroporto di
Sibari. Non bastasse, <<viene ridotto da 37 a 27,3 milioni di
euro il contributo in conto capitale concesso per la
realizzazione delle infrastrutture aeroportuali>>. Ripassare,
prego: per la Piana non ci sono aeroporti. Poi, più niente.
Prudentemente, dalle parti di Olmo Torto, gli agricoltori
continuano a coltivare ortaggi e grano. Per le ruspe e gli aerei
c’è sempre tempo: antica saggezza contadina.
Gianpaolo Iacobini |