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Martedì 23 Novembre 2004

Sibaritide – L’aeroporto, quell’oscuro oggetto del desiderio


Questa è la storia di un desiderio mai avveratosi, finora imbrigliato da responsabilità diffuse ed intrecciate, ovviamente senza nome e paternità. Il racconto: comincia nel 1997. La Regione Calabria approva il piano regionale dei trasporti. La Piana strappa l’aeroporto. L’11 novembre 1998 il senatore socialista Cesare Marini presenta un disegno di legge <<sull’istituzione e costruzione dell’aeroporto di Sibari>>.  Due percorsi paralleli, l’uno regionale, l’altro parlamentare, per un unico traguardo: l’aeroporto. La Regione accelera: nel 2000 uno studio di fattibilità abbozza i tratti del nascituro scalo, prevedendo investimenti da 90 miliardi di vecchie lire. Seguono progetti esecutivi ed intese istituzionali. Nel frattempo, il ddl targato Marini s’impantana nella palude romana. La Calabria potrebbe far da sé, ma Roma ha promesso 14 milioni di euro. Legati a due fattori: l’approvazione del ddl Marini e di una legge di spesa che sposti quei soldi in punta allo Stivale italico. Passano gli anni. La Regione inserisce l’aeroporto della Piana nell’accordo di programma quadro per le infrastrutture. Il 3 dicembre 2002, a Cosenza, nasce “AerSibari spa”. Sottoscrivono Antonio Acri per la Provincia, e Roberto Senise per Cassano, comune nel cui territorio l’aeroporto dovrebbe sorgere. Scopo della neonata società: <<Promuovere progettazione, realizzazione, gestione e uso di impianti e infrastrutture per l’esercizio dell’attività aeroportuale e delle attività connesse>>. Agli inizi del 2003 la strada sembra correre in discesa: la Regione Basilicata dice no ad uno scalo aeroportuale nel metapontino, ma sconfitta la concorrenza, resistono i mali casalinghi. AerSibari resta al palo. A riaccendere i riflettori sulla vicenda, l’eco dell’approvazione del progetto definitivo dello scalo sibarita. Di soldi ed investitori, tuttavia, nemmeno l’ombra.  Così, sempre in silenzio, arriva la fine di un altro anno, il 2003. Babbo Natale svuota il sacco, ma rubando il mestiere alla Befana, porta cenere e carbone. Nell’insolita calza natalizia, la Sibaritide trova il dono di sempre. Questa volta ha le sembianze del maxiemendamento con il quale il Governo modifica, blindandola, la Finanziaria. Non ci sono voci specifiche sull’aeroporto di Sibari. Non bastasse, <<viene ridotto da 37 a 27,3 milioni di euro il contributo in conto capitale concesso per la realizzazione delle infrastrutture aeroportuali>>. Ripassare, prego: per la Piana non ci sono aeroporti. Poi, più niente. Prudentemente, dalle parti di Olmo Torto, gli agricoltori continuano a coltivare ortaggi e grano. Per le ruspe e gli aerei c’è sempre tempo: antica saggezza contadina.

Gianpaolo Iacobini

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