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Il
canale Stombi trova un padrone: l’Agenzia del Demanio ne
rivendica la titolarità. Anche i canali hanno un padre. Quello
dello Stombi, dispettoso rigagnolo che unisce al mare aperto le
darsene del porto turistico sibarita, si chiama Agenzia del
Demanio. La novità in una lettera. Scene da un
riconoscimento di paternità. Sul finire di maggio la Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari apre
un’inchiesta sullo Stombi. Indagano Carabinieri e Guardia
Costiera. Coordina il giovane pubblico ministero Baldo Pisani.
Sostengono gli investigatori: dal 1991 lo Stombi è un canale di
nessuno, perchè nessuno più detiene né paga la necessaria
concessione. Non per lo scolo delle acque, men che meno per la
navigabilità. Ancora: non sono rispettate le condizioni di
sicurezza. Il naufragio, che la sorte ha sempre evitato,
potrebbe essere dietro l’angolo. La Procura appone i sigilli e
sequestra. Prima il canale, poi anche le porte vinciane. Ad
agosto il sequestro viene revocato. Il divieto di navigazione
resta. Il canale e le porte vengono restituite ai legittimi
proprietari: il primo all’Agenzia del Demanio, le seconde alla
società “Maltauro”. I dirigenti dell’impresa veneta scendono in
Calabria, incontrano i magistrati, riconoscono le proprie
responsabilità paterne, accettano di farsi carico di interventi
di manutenzione straordinaria sulle porte vinciane. Resta,
orfano disconosciuto, lo Stombi. Passano poche settimane. Ai
primi d’ottobre, l’ingresso ufficiale nella famiglia demaniale:
l’Agenzia del Demanio prende carta e penna e scrive al sindaco
di Cassano, ai tecnici del Ministero delle Infrastrutture, agli
uffici della Procura castrovillarese. Ed ammette: quel canale ci
appartiene. Nella missiva c’è spazio pure per alcune
considerazioni sul passato recente. Spiccano quelle concernenti
il ruolo giocato nella vicenda dal Consorzio di bonifica “Sibari
– Crati”: diverse opere, afferma l’Agenzia, sarebbero state
realizzate alla foce e lungo il tratto terminale dello Stombi in
assenza della necessaria concessione. Si configurerebbero dunque
quali esempi presunti di occupazione abusiva di aree demaniali.
Per riparare al torto, l’Agenzia chiede un congruo risarcimento,
demandando al Comune di Cassano il compito di quantificare il
dovuto.
Se ne riparlerà probabilmente nei prossimi giorni, calcolatrice
alla mano.
Gianpaolo Iacobini |