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Mercoledì 13 Ottobre 2004

Cassano - Sibari, in allarme gli operai del Centro sperimentale dell’Arssa


 “Una battaglia di legalità, trasparenza e tutela di questo immenso patrimonio, purtroppo non sempre utilizzato al meglio, di cui l’Arssa è proprietaria nella Piana di Sibari”: chiaro ma diplomatico il segretario provinciale della Uil, Benedetto Di Iacovo, ieri mattina al fianco degli operai che da quasi 2 settimane presidiano giorno e notte i terreni sibariti dell’Agenzia regionale per lo sviluppo dei servizi all’agricoltura per evitare che siano lavorati e magari occupati in spregio alla concessione a privati siglata nel ’99. Soprattutto perché l’accordo scade tra meno di un mese: il 10 novembre. L’accordo prevedeva che gli 86 ettari di terreno (su 210 totali) ceduti dall’Arssa ai privati dovessero essere utilizzati solo produrre foraggio con metodo biologico, con la cessione del 10% della produzione all’Agenzia. Inoltre, i privati dovevano utilizzare i dipendenti Arssa. In base alla ricostruzione fatta dagli operai ieri mattina sul luogo della protesta, invece, i privati non coltivano solo erba, non utilizzano le loro braccia e non cedono il 10% previsto. Il timore delle maestranze (24 a tempo determinato e 9 a tempo indeterminato, quasi tutti residenti nel Cassanese) è che questa situazione metta a rischio pure il loro posto di lavoro. Perché, diminuendo gli ettari di terreno a disposizione dell’Arssa, sarà difficile che tutti trovino le occasioni per svolgere le giornate di lavoro utili ad assicurarsi un lavoro stabile. E poi perché per acquistare concimi e altro materiale utile a coltivare la terra serve denaro che dovrebbe essere garantito dalla coltivazione dei stessi terreni. In breve, i lavoratori temono che i privati ottengano dall’Agenzia regionale gran parte dei terreni migliori, sottraendoli a loro e quindi mettendo a rischio la loro occupazione. Che per molti è l’unica fonte di reddito famigliare. Oltre a Benedetto Di Iacovo, ieri gli operai hanno chiamato sul luogo della sorveglianza h24 anche il direttore del Centro sperimentale Arssa di Sibari, Antonio Morelli, il quale ha chiarito tre delle più interessanti sperimentazioni non solo agricole vantate dalla realtà sibarita: la pera indigena, il mandarancio e il cavallo salernitano di ceppo calabrese. Tre “prodotti” di grande qualità ma a rischio, che potrebbero fruttare moltissimo in prospettiva futura. La carenza di terreni nelle mani dell’Arssa, però, potrebbe mettere a rischio anche la loro sopravvivenza. “Non va trascurato -ha aggiunto Di Iacovo- che vocazioni clou di questi centri sperimentali sono sperimentazione e divulgazione. Ma se non si può sperimentare poiché manca la terra, cosa divulgano?”. In passato questi terreni producevano materia prima poi trasformata in imprese dell’allora Esac: pomodori per il conservificio e latte per il Caseificio, entrambi a Sibari. Ma pure barbabietole da zucchero per lo zuccherificio di Strongoli, riso di ottima qualità e molto altro. Ieri mattina il segretario generale della Uil cosentina ha contattato il sindaco di Cassano, Gianluca Gallo, sollecitandogli la convocazione in Municipio di un tavolo di discussione sul caso, allargato alla presidenza dell’Arssa e all’assessorato regionale all’Agricoltura. “Per il Comune di Cassano -ha concluso Benedetto Di Iacovo- 33 posti di lavoro sono una realtà che va tutelata con grande forza perché difficilmente recuperabili altrove. Non lasceremo soli i lavoratori ma ci batteremo come sindacato unitario perché i terreni siano restituiti all’uso pubblico, e con i privati a garantire stabilizzazione del lavoro e culture innovative”.

 Domenico Marino

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