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La programmazione 2000 – 2006 doveva essere una palestra per
imparare ad operare secondo i principi dell’Ue, conoscerne le
intenzioni, i fondi e gli strumenti operativi. Per noi non lo è
stato. Evviva, così almeno siamo rimasti nell’obiettivo 1 e l’UE
dal 2006 al 2012 ci inonderà di milioni di euro. L’importante e
saperseli andare a prendere. E purtroppo, è questo che ci
fregherà. Denunciamo un gap tecnologico inteso come informativa
e cambio di mentalità nei diversi uffici della PA che è da
paura. Avevamo fondi a disposizione per adoperare un trening
informativo sullo sviluppo locale, sul decentramento e sui fondi
europei, ma non l’abbiamo fatto. Come al solito ne pagheremo le
conseguenze in termini di sviluppo istituzionale e quindi socio
economico. A noi del Sud è questa lentezza di
apprendimento-adeguamento istituzionale più che civile, che
nella storia, ci ha sempre fregato? Io direi di si! Se da una
parte la volontà politica conta molto,dall’altra le
mobilitazioni e le proteste al Nord hanno rappresentato il vero
momento di rottura e di svolta. Viviamo una società
gelatinosa,ci arrampichiamo tutti, ma il sistema non è più
sostenibile e a breve potrebbe implodere. E su questa
programmazione che dovrà puntare il Comune di Cassano J. ma urge
una task force competente che sappia operare su mandato della
nuova amministrazione, proponendo una progettazione seria e
fattibile. Gli enti e i privati con Bruxelles non potranno
bleffare come col fondo nazionale (488/92, 598/94 etc.), o si
fanno cose serie e nei tempi prefissati o i finanziamenti
vengono bloccati automaticamente. Nell’Ue non c’è spazio per i
furbi e le frode. Si devono ottenere risultati concreti sia in
termini di investimenti che di occupazione. Per anni,
almeno dal ’52 l’assistenzialismo, al Sud ha foraggiato un
sistema economico virtuale, e i contributi in conto capitale
hanno prodotto infrastrutture ad impatto occupazionale pari a
zero perché quasi mai sfruttate o sottosfruttate (è clamoroso ma
a livello di infrastrutture ha speso più Sud che il Nord).
Intanto il gap culturale ed economico tra Nord e Sud è
cresciuto. Oggi quel sistema è ancora funzionante, ma arriverà
il momento del collasso, nessuno si lamenta, le proteste sono
flebili, la sensibilità, la riprovazione sociale nulla e le
iniziative culturali e di rinnovamento politico meno che zero.
Sarebbe ora di dire basta per fare sul serio e costruire un
sistema economico reale. La sensazione però è che nel breve
periodo le cose cambieranno ma in peggio, se si andrà verso un
federalismo non a gradazione (l’avrei preferito) e i contributi
da Roma diminuiranno drasticamente,la sanità sarà di serie
C!L’economia piccolissima e non competitiva, perché slegata e
non sistemica, la società impoverita e sempre più debole. Ma di
chi è la colpa? Le risorse territoriali, ambientali ed umane di
un contesto sono valorizzate dalla classe dirigente. Il problema
è sostanzialmente politico. Sono stati loro ad aver creato una
Sibaritide e una Sub – Sibaritide, che oggi siamo noi. Tra il
Cosciale e il Raganello, si trova la Sibaritide povera che non
vuol cambiare, a destra e a sinistra quella ricca che sta
cambiando velocemente. Effettuando una ricerca di storia
economica, ho scoperto che prima stavamo meglio di oggi.
Esistevano mestieri e attività ora scomparse. Già dagli anni ’50
era presente un produttore di energia elettrica, il Garga, un
tabacchificio, e una sorta di filiera automatizzata e
complementare,quella dei Toscano, che dava vita ad una triplice
attività, quella dell’oleificio,della lavorazione della sansa e
del sapone. Per non parlare di una fiorente attività agricola e
dell’allevamento. Insomma eravamo competenti e ricchi. Ora siamo
relativamente più poveri di saperi taciti e contestuali e
potenzialmente meno ricchi economicamente.
Salvatore Cataldi
Economista ed esperto di sviluppo locale |