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Ottobre - Novembre  2004

Cassano - La mancata informazione e il solito gap? Sibaritide meglio ieri di oggi?


La programmazione 2000 – 2006 doveva essere una palestra per imparare ad operare secondo i principi dell’Ue, conoscerne le intenzioni, i fondi e gli strumenti operativi. Per noi non lo è stato. Evviva, così almeno siamo rimasti nell’obiettivo 1 e l’UE dal 2006 al 2012 ci inonderà di milioni di euro. L’importante e saperseli andare a prendere.  E purtroppo, è questo che ci fregherà. Denunciamo un gap tecnologico inteso come informativa e cambio di mentalità nei diversi uffici della PA che è da paura. Avevamo fondi a disposizione per adoperare un trening informativo sullo sviluppo locale, sul decentramento e sui fondi europei, ma non l’abbiamo fatto. Come al solito ne pagheremo le conseguenze in termini di sviluppo istituzionale e quindi socio economico. A noi del Sud è questa lentezza di apprendimento-adeguamento istituzionale più che civile, che nella storia, ci ha sempre fregato? Io direi di si! Se da una parte la volontà politica conta molto,dall’altra le mobilitazioni e le proteste al Nord hanno rappresentato il vero momento di rottura e di svolta. Viviamo una società gelatinosa,ci arrampichiamo tutti, ma il sistema non è più sostenibile e a breve potrebbe implodere. E su questa programmazione che dovrà puntare il Comune di Cassano J. ma urge una task force competente che sappia operare su mandato della nuova amministrazione, proponendo una progettazione seria e fattibile.  Gli enti e i privati con Bruxelles non potranno bleffare come col fondo nazionale (488/92, 598/94 etc.), o si fanno cose serie e nei tempi prefissati o i finanziamenti vengono bloccati automaticamente. Nell’Ue non c’è spazio per i furbi e le frode. Si devono ottenere risultati concreti sia in termini di investimenti che di occupazione.  Per anni, almeno dal ’52 l’assistenzialismo, al Sud ha foraggiato un sistema economico virtuale, e i contributi in conto capitale hanno prodotto infrastrutture ad impatto occupazionale pari a zero perché quasi mai sfruttate o sottosfruttate (è clamoroso ma a livello  di infrastrutture ha speso più Sud che il Nord). Intanto il gap culturale ed economico tra Nord e Sud è cresciuto. Oggi quel  sistema è ancora funzionante, ma arriverà il momento del collasso, nessuno si lamenta, le proteste sono flebili, la  sensibilità, la riprovazione sociale nulla e le iniziative culturali e di rinnovamento politico meno che zero. Sarebbe ora di dire basta per fare sul serio e costruire un sistema economico reale. La sensazione però è che nel breve periodo le cose cambieranno ma in peggio, se si andrà verso un federalismo non a gradazione (l’avrei preferito) e i contributi da Roma diminuiranno drasticamente,la sanità sarà di serie C!L’economia piccolissima e non competitiva, perché slegata e non sistemica, la società impoverita e sempre più debole. Ma di chi è la colpa? Le risorse territoriali, ambientali ed umane di un contesto sono valorizzate dalla classe dirigente. Il problema è sostanzialmente politico. Sono stati loro ad aver creato una Sibaritide e una Sub – Sibaritide, che oggi siamo noi. Tra il Cosciale e il Raganello, si trova la Sibaritide povera che non vuol cambiare, a destra e a sinistra quella ricca che sta cambiando velocemente. Effettuando una ricerca di storia economica, ho scoperto che prima stavamo meglio di oggi. Esistevano mestieri e attività ora scomparse. Già dagli anni ’50 era presente un produttore di energia elettrica, il Garga, un tabacchificio, e una sorta di filiera automatizzata e complementare,quella dei Toscano, che dava vita ad una triplice attività, quella dell’oleificio,della lavorazione della sansa e del sapone. Per non parlare di una fiorente attività agricola e dell’allevamento. Insomma eravamo competenti e ricchi. Ora siamo relativamente più poveri di saperi taciti e contestuali e potenzialmente meno ricchi economicamente.

Salvatore Cataldi
Economista ed esperto di sviluppo locale

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