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Marina di Sibari diventa un villaggio sotto sequestro lo scorso
2 d’agosto. Già il 28 luglio s’erano avute le prime avvisaglie
dell’estate calda: quel giorno, sigilli all’impianto fognario.
Reato ipotizzato: pericolo d’inondazione. Agli inizi del nuovo
mese, invece, sotto sequestro finisce l’intera cittadella delle
vacanze Il sostituto procuratore Baldo Pisani tira le somme di
mesi d’indagini, culminate nell’acquisizione delle relazioni
dell’Arpacal. In quelle carte si legge: l’acqua che sgorga dai
rubinetti di Marina è inquinata. Da ammonio e streptococchi
fecali. Scatta il sequestro, vistato anche dal Procuratore capo,
Agostino Rizzo. Reato ipotizzato: adulterazione e contraffazione
colposa di sostanze alimentari, nella specie l’acqua destinata
al consumo umano. Nel registro degli indagati vengono iscritti i
nomi dei legali rappresentanti delle tre società lottizzatrici
che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Castrovillari indica come le legittime proprietarie della rete
idrica: Isb, Sifin ed Intersibari. All’indomani del blitz di
Procura e forze dell’ordine, il sindaco di Cassano, Gianluca
Gallo, emana due ordinanze. Con la prima reitera e specifica il
divieto d’utilizzare l’acqua ad uso umano. Con la seconda impone
alle società lottizzatrici di adoperarsi in tempi certi per
sistemare fogne ed acquedotto. Passano due settimane. Archiviato
il Ferragosto, il pubblico ministero Pisani sigla il
provvedimento che mette fine al sequestro. È un decreto di
restituzione con imposizione di prescrizioni. I Carabinieri
della stazione di Sibari eseguono: prima notificano l’atto agli
interessati, nelle mani dei legali rappresentanti delle società
Sifin, Isb ed Intersibari, quindi provvedono a rimuovere i
sigilli senza tuttavia distruggere il cartello che avvisava
dello stato di sequestro del villaggio. Semplicemente, si
cambia. E Marina diventa, testualmente, <<villaggio restituito
con imposizione di prescrizioni>>. Quali? Lo specifica il
decreto targato Pisani. Ne sono destinatarie le tre società
lottizzatrici. A loro il sostituto procuratore ordina di
adoperarsi per rendere batteriologicamente pura l’acqua nel
complesso turistico sibarita e regolarizzare gli impianti per lo
scolo delle acque che, in virtù di carenze e malfunzionamenti,
determinano l’allagamento periodico del villaggio. Ritorno
alla normalità. Tempo concesso: i trenta giorni già invano
trascorsi.
Gianpaolo Iacobini |