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Il gruppo consiliare dello Sdi denuncia la mancata approvazione
del riequilibrio di bilancio e sollecita l’avvio della procedura
per lo scioglimento del consiglio. Di diritto, finanza e
politica. La vicenda prende le mosse dal testo unico in materia
di enti locali, che all’articolo 193 statuisce che <<almeno una
volta entro il 30 settembre di ciascun anno, l'organo consiliare
provvede con delibera ad effettuare la ricognizione sullo stato
di attuazione dei programmi. In tale sede l'organo consiliare dà
atto del permanere degli equilibri generali di bilancio o, in
caso di accertamento negativo, adotta i provvedimenti necessari
per il ripiano degli eventuali debiti fuori bilancio,
dell'eventuale disavanzo di amministrazione risultante dal
rendiconto approvato e, qualora i dati della gestione
finanziaria facciano prevedere un disavanzo, per squilibrio
della gestione di competenza ovvero della gestione dei residui,
adotta le misure necessarie a ripristinare il pareggio>>. In
caso di mancata approvazione della salvaguardia degli equilibri
di bilancio, è lo stesso articolo 193 a disporre il rinvio alle
norme in materia di scioglimento del consiglio comunale.
Sostiene ora il gruppo consiliare dello Sdi: il consiglio
comunale cassanese non ha deliberato la salvaguardia degli
equilibri di bilancio, dunque va sciolto. La tesi è
contenuta in una missiva che i consiglieri dello Sdi Angelo
Scarano e Domenico Martino, guidati dal loro capogruppo Gianni
Papasso, hanno indirizzato al Prefetto di Cosenza, al Collegio
dei revisori dei conti ed ai dirigenti e funzionari
amministrativi del Comune di Cassano. Scrivono i socialisti:
<<E’ trascorso inutilmente il termine previsto per
l’approvazione della salvaguardia degli equilibri di bilancio, e
nessuna iniziativa è stata assunta dagli organi amministrativi
del Comune. Della cosa abbiamo informato il Prefetto, affinché
attivi la procedura di scioglimento dell’assemblea consiliare.
In ogni caso, non si può prescindere dal fatto che il
commissario prefettizio, nel novembre del 2003, avesse già
deliberato l’impossibilità di procedere al riequilibrio di
bilancio, stante la nota situazione finanziaria dell’ente>>.
Ancora: <<Ad assolvere ai detti adempimenti è chiamato il
consiglio comunale, per cui è necessario, a garanzia
dell’univocità e non contraddittorietà degli atti, sapere cosa
sia cambiato a distanza di un anno e conoscere le risultanze
dello stato del contenzioso>>. Considerazione finale: <<Crediamo
– chiosano Papasso, Scarano e Martino – che l’attuale situazione
finanziaria dell’ente non possa essere sottovalutata: non si
possono mettere in moto meccanismi in grado di ritardare
ulteriormente il riconoscimento di debiti fuori bilancio>>. A
Palazzo di città la notizia viene accolta con distacco. Nessun
commento ufficiale: qualsiasi presa di posizione è rinviata ai
prossimi giorni. Intanto, però, è dato sapere che gli uffici
sono al lavoro per rimettere ordine nell’intricata materia del
contenzioso e che, comunque, non esisterebbero pericoli di
scioglimento dell’assemblea consiliare: infatti, la mancata
approvazione della salvaguardia degli equilibri di bilancio
entro i termini di legge dovrebbe dar corso alla rituale
diffida, da parte del Prefetto, ad adempiere nell’arco di 20
giorni dalla notifica del provvedimento. Pena, in quel caso e
soltanto in quello, lo scioglimento del consiglio. A conti
fatti, dunque, vi sarebbe tempo fino alla fine del mese per
chiudere la partita del riequilibrio.
Di diritto, finanza e, soprattutto, di politica: la campagna
d’autunno è iniziata.
Gianpaolo Iacobini |