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Se n’è discusso anche in un dibattito dal taglio scientifico.
Alla fine, Sibari s’è espressa. Ed ha confermato, ancora una
volta, la sua contrarietà all’antenna della discordia, ovvero
l’impianto destinato a rilanciare nella Piana l’eco dei segnali
di telefonia mobile di terza generazione, posto sotto sequestro
dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Castrovillari ancor prima d’entrare in funzione. Cronaca d’un
confronto. Organizza l’associazione “Cittadini a Sibari”. Ci si
ritrova di venerdì sera, nei saloni delle scuole medie sibarite.
In sala, tante mamme, molti papà, e moltissimi bambini. Gli
stessi che, con la loro petizione, lo scorso giugno sollevarono
il caso. Tema: salute ed elettromagnetismo. Introduce Pasquale
Dramisino, presidentissimo di “Cittadini a Sibari”.
Precisazione: <<Noi – sottolinea Dramisino – non siamo contro
l’antenna a prescindere. Semplicemente, vogliamo favorire una
discussione e la conoscenza capillare del fenomeno
dell’elettromagnetismo. Non sappiamo se e quanto l’antenna, da
questo punto di vista, sia inquinante, ma vogliamo contribuire a
sgombrare il campo, per quanto possibile, da dubbi ed
incertezze. Vogliamo capire>>. Ad accendere la lampadina della
scienza, il relatore di giornata: Ferdinando Laghi da
Castrovillari. Medico del lavoro e della sicurezza, ma anche
responsabile dell’associazione ambientalista castrovillarese “Il
riccio”. Dalle sue parole, una sola convinzione: la scienza non
è in grado, al momento, di definire con sicurezza i contorni
dell’inquinamento da elettromagnetismo. Meglio, allora, fidare
sul principio di precauzione. Martino Rizzo, dirigente
dell’azienda sanitaria rossanese, non giunge a conclusioni molto
diverse, ma si mostra alquanto più cauto. Emerge, netto, un
dato: qualsivoglia decisione deve essere adottata bilanciando
interessi diversi. Da un lato, il progresso tecnologico.
Dall’altro, un’inevitabile compressione del diritto alla salute,
sia pure in termini ridotti ed accettabili. In poche parole, una
scelta politica. Ed ecco che la palla passa ai politici. Ad
Anthony Gioia, assessore comunale alle finanze che a Sibari
gioca in casa, succede Antonio Golia, presidente del consiglio
comunale. Identica la linea: le istituzioni municipali, la
maggioranza, il governo civico, dicono i due, affronteranno la
questione con la massima serietà, tenendo nella massima
considerazione le esigenze e le richieste della cittadinanza. Il
popolo sovrano, affatto timido, conquista il microfono. Tanti
interventi, un unico concetto: rispettare il principio di
precauzione, dire no all’antenna. Al più, concedono i
possibilisti, si può discutere di un trasferimento ad altra sede
del controverso impianto, ma nient’altro. È un no.
Inequivocabile. Forse qualcuno la pensa diversamente, ma poiché
gli assenti hanno sempre torto, e dato che la decisione deve
essere politica, allora non c’è altro da aggiungere: Sibari ha
deciso, ed ha detto no all’antenna della discordia.
Gianpaolo Iacobini |