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Domenica 10 Ottobre 2004

Sibari – Antenna della discordia: Sibari ribadisce il suo no.


Se n’è discusso anche in un dibattito dal taglio scientifico. Alla fine, Sibari s’è espressa. Ed ha confermato, ancora una volta, la sua contrarietà all’antenna della discordia, ovvero l’impianto destinato a rilanciare nella Piana l’eco dei segnali di telefonia mobile di terza generazione, posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari ancor prima d’entrare in funzione. Cronaca d’un confronto. Organizza l’associazione “Cittadini a Sibari”. Ci si ritrova di venerdì sera, nei saloni delle scuole medie sibarite. In sala, tante mamme, molti papà, e moltissimi bambini. Gli stessi che, con la loro petizione, lo scorso giugno sollevarono il caso. Tema: salute ed elettromagnetismo. Introduce Pasquale Dramisino, presidentissimo di “Cittadini a Sibari”. Precisazione: <<Noi – sottolinea Dramisino – non siamo contro l’antenna a prescindere. Semplicemente, vogliamo favorire una discussione e la conoscenza capillare del fenomeno dell’elettromagnetismo. Non sappiamo se e quanto l’antenna, da questo punto di vista, sia inquinante, ma vogliamo contribuire a sgombrare il campo, per quanto possibile, da dubbi ed incertezze. Vogliamo capire>>. Ad accendere la lampadina della scienza, il relatore di giornata: Ferdinando Laghi da Castrovillari. Medico del lavoro e della sicurezza, ma anche responsabile dell’associazione ambientalista castrovillarese “Il riccio”. Dalle sue parole, una sola convinzione: la scienza non è in grado, al momento, di definire con sicurezza i contorni dell’inquinamento da elettromagnetismo. Meglio, allora, fidare sul principio di precauzione. Martino Rizzo, dirigente dell’azienda sanitaria rossanese, non giunge a conclusioni molto diverse, ma si mostra alquanto più cauto. Emerge, netto, un dato: qualsivoglia decisione deve essere adottata bilanciando interessi diversi. Da un lato, il progresso tecnologico. Dall’altro, un’inevitabile compressione del diritto alla salute, sia pure in termini ridotti ed accettabili. In poche parole, una scelta politica. Ed ecco che la palla passa ai politici. Ad Anthony Gioia, assessore comunale alle finanze che a Sibari gioca in casa, succede Antonio Golia, presidente del consiglio comunale. Identica la linea: le istituzioni municipali, la maggioranza, il governo civico, dicono i due, affronteranno la questione con la massima serietà, tenendo nella massima considerazione le esigenze e le richieste della cittadinanza. Il popolo sovrano, affatto timido, conquista il microfono. Tanti interventi, un unico concetto: rispettare il principio di precauzione, dire no all’antenna. Al più, concedono  i possibilisti, si può discutere di un trasferimento ad altra sede del controverso impianto, ma nient’altro.  È un no. Inequivocabile. Forse qualcuno la pensa diversamente, ma poiché gli assenti hanno sempre torto, e dato che la decisione deve essere politica, allora non c’è altro da aggiungere: Sibari ha deciso, ed ha detto no all’antenna della discordia.

Gianpaolo Iacobini

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