bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
bottone
 
 







 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Mercoledì 13 Ottobre 2004

Sibari – In stato d’agitazione i dipendenti Arssa


In stato d’agitazione i lavoratori Arssa: chiedono garanzie sul futuro ed il rispetto degli accordi sottoscritti tra l’azienda ed i privati. La Uil provinciale al fianco degli operai. <<La nostra è una battaglia di legalità, trasparenza e tutela dell’immenso patrimonio, purtroppo non sempre utilizzato al meglio, di cui l’Arssa è proprietaria nella Piana di Sibari>>. Benedetto Di Iacovo, segretario provinciale della Uil, presenta così la protesta silenziosa che da due settimane, ormai, vede protagonisti i dipendenti dei centri Arssa. In 33, di cui 9 assunti a tempo indeterminato ed altri 24 in forza di contratti a tempo determinato,  presidiano i campi di proprietà dell’azienda regionale per il sostegno e lo sviluppo dell’agricoltura. I picchetti di quella che pare destinata a passare alle cronache come un’edizione moderna della lotta per le terre, cingono i confini di 86 ettari di terreno ceduti dall’Arssa ad imprenditori privati. Raccontano i lavoratori: la cessione, di durata quinquennale, risale al 1999. Gli imprenditori si erano impegnati ad accettare alcune precise condizioni: impiegare dipendenti dell’azienda per produrre esclusivamente foraggio biologico, da cedere poi, nella misura del 10%, alla stessa Arssa. <<Invece – sostengono gli occupanti – così non è stato. Il nostro presidio permanente serve ora ad evitare che i terreni in questione siano lavorati da altri, in dispregio dell’accordo esistente>>. C’è dell’altro: la battaglia riguarda anche il futuro. <<Presto – aggiungono i lavoratori – la convenzione del 1999 scadrà. Vogliamo evitare che attraverso nuove intese le terre migliori finiscano nell’esclusiva disponibilità dei privati: verrebbero meno centinaia di giornate lavorative e diversi posti di lavoro. Una catastrofe, se si considera che per noi e per le nostre famiglie questa è l’unica fonte di reddito>>. A rischio, lasciano intendere le maestranze in stato d’agitazione, anche la sperimentazione: nei centri Arssa di Sibari, infatti, crescono la pera indigena, il mandarancio ma pure il cavallo salernitano di ceppo calabrese: tre scommesse di qualità destinate a divenire una ricchezza economica nel volgere di breve tempo. <<Ma se la terra dovesse venire a mancare – sottolinea ironico Di Iacovo – farebbe difetto anche la sperimentazione. Ed in questo caso, di conseguenza, non vi sarebbe più alcunché da divulgare. Non certo la condizione ideale, per centri di sperimentazione e divulgazione>>. Avanti: la protesta continua. <<Ieri mattina – rivela il numero uno della Uil cosentina – ho informato della questione il sindaco di Cassano, Gianluca Gallo. L’ho esortato a voler convocare in Municipio una riunione operativa, allargata alla partecipazione dell’Arssa e dell’assessorato regionale all’agricoltura, oltre che dei lavoratori e dei sindacati di categoria>>. Commento: <<Per Cassano – chiosa Benedetto Di Iacovo – 33 posti di lavoro sono una realtà da tutelare con forza. Non lasceremo soli i lavoratori, ma ci batteremo, come sindacato unitario, perché i terreni di cui si discute siano restituiti all’uso pubblico e gli imprenditori privati garantiscano stabilizzazione del lavoro e culture innovative>>.

Cinquant’anni dopo, a Sibari, sarà di nuovo lotta per le terre?

Gianpaolo Iacobini

torna alle notizie

stampa

 Prenotatelo contribuirete alla crescita del sito.
Per  informazioni contattare la redazione info@cassanoalloionio.info






















 

 

 

 

 


 


 

 



 

|top|

© Copyright 2002- 2004  Web Study - Gaetano Zaccato www.zaccato.it