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In stato d’agitazione i lavoratori Arssa: chiedono garanzie sul
futuro ed il rispetto degli accordi sottoscritti tra l’azienda
ed i privati. La Uil provinciale al fianco degli operai. <<La
nostra è una battaglia di legalità, trasparenza e tutela
dell’immenso patrimonio, purtroppo non sempre utilizzato al
meglio, di cui l’Arssa è proprietaria nella Piana di Sibari>>.
Benedetto Di Iacovo, segretario provinciale della Uil, presenta
così la protesta silenziosa che da due settimane, ormai, vede
protagonisti i dipendenti dei centri Arssa. In 33, di cui 9
assunti a tempo indeterminato ed altri 24 in forza di contratti
a tempo determinato, presidiano i campi di proprietà
dell’azienda regionale per il sostegno e lo sviluppo
dell’agricoltura. I picchetti di quella che pare destinata a
passare alle cronache come un’edizione moderna della lotta per
le terre, cingono i confini di 86 ettari di terreno ceduti dall’Arssa
ad imprenditori privati. Raccontano i lavoratori: la cessione,
di durata quinquennale, risale al 1999. Gli imprenditori si
erano impegnati ad accettare alcune precise condizioni:
impiegare dipendenti dell’azienda per produrre esclusivamente
foraggio biologico, da cedere poi, nella misura del 10%, alla
stessa Arssa. <<Invece – sostengono gli occupanti – così non è
stato. Il nostro presidio permanente serve ora ad evitare che i
terreni in questione siano lavorati da altri, in dispregio
dell’accordo esistente>>. C’è dell’altro: la battaglia riguarda
anche il futuro. <<Presto – aggiungono i lavoratori – la
convenzione del 1999 scadrà. Vogliamo evitare che attraverso
nuove intese le terre migliori finiscano nell’esclusiva
disponibilità dei privati: verrebbero meno centinaia di giornate
lavorative e diversi posti di lavoro. Una catastrofe, se si
considera che per noi e per le nostre famiglie questa è l’unica
fonte di reddito>>. A rischio, lasciano intendere le maestranze
in stato d’agitazione, anche la sperimentazione: nei centri
Arssa di Sibari, infatti, crescono la pera indigena, il
mandarancio ma pure il cavallo salernitano di ceppo calabrese:
tre scommesse di qualità destinate a divenire una ricchezza
economica nel volgere di breve tempo. <<Ma se la terra dovesse
venire a mancare – sottolinea ironico Di Iacovo – farebbe
difetto anche la sperimentazione. Ed in questo caso, di
conseguenza, non vi sarebbe più alcunché da divulgare. Non certo
la condizione ideale, per centri di sperimentazione e
divulgazione>>. Avanti: la protesta continua. <<Ieri mattina –
rivela il numero uno della Uil cosentina – ho informato della
questione il sindaco di Cassano, Gianluca Gallo. L’ho esortato a
voler convocare in Municipio una riunione operativa, allargata
alla partecipazione dell’Arssa e dell’assessorato regionale
all’agricoltura, oltre che dei lavoratori e dei sindacati di
categoria>>. Commento: <<Per Cassano – chiosa Benedetto Di
Iacovo – 33 posti di lavoro sono una realtà da tutelare con
forza. Non lasceremo soli i lavoratori, ma ci batteremo, come
sindacato unitario, perché i terreni di cui si discute siano
restituiti all’uso pubblico e gli imprenditori privati
garantiscano stabilizzazione del lavoro e culture innovative>>.
Cinquant’anni dopo, a Sibari, sarà di nuovo lotta per le terre?
Gianpaolo Iacobini |