|
Nessun caso di carbonchio nei territori dell’azienda sanitaria
di Rossano: lo rivela il Dipartimento di prevenzione. La
malattia della morte, che inquieta il sonno dei vivi: il
carbonchio. Sul Pollino, in particolare nei paesi dell’area
lucana, è allarme rosso. Il 15 settembre scorso la Regione
Basilicata aveva emanato severe ordinanze, revocate proprio
ieri, che vietavano la raccolta dei funghi, disponendo, al
contempo, accurati controlli sugli animali da pascolo. In
Calabria, per il momento, la situazione pare essere sotto
controllo, anche se le segnalazioni allarmate non mancano e la
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari ha
avviato sulla questione un’inchiesta conoscitiva. Tanti tasselli
per un unico mosaico, al quale s’aggiunge ora un dato ufficiale:
nessun caso di carbonchio è stato registrato nell’ambito
territoriale di competenza dell’azienda sanitaria di Rossano.
La conferma giunge dal servizio veterinario del Dipartimento di
prevenzione. La buona novella è contenuta in una nota, inviata
per conoscenza a tutti i Comuni del comprensorio. <<Il
carbonchio ematico – si ricorda – è una malattia infettiva
contagiosa che interessa prevalentemente gli erbivori, senza
escludere le altre specie, uomo compreso. Il contagio avviene
per ingestione o inalazione di spore, oppure attraverso il
contatto diretto, soprattutto di sangue o liquidi organici di
animali morti o ammalati>>. Dettagli: <<La malattia è stata
sempre presente nel nostro territorio e soprattutto nell’area
del pollino, in zone denominate “campi maledetti”, per la lunga
permanenza delle spore nel terreno. Condizioni atmosferiche
particolari permettono la risalita in superficie delle spore, la
loro trasformazione nella fase vegetativa, il conseguente
contagio degli animali, che poi disseminano le spore
carbonchiose attraverso la perdita di sangue>>. Seguono
avvertenze: <<Si ricorda che la morte è istantanea. Il pericolo
maggiore di inquinamento sono le carcasse degli animali morti.
Si rende pertanto necessaria la loro eliminazione (le carcasse
vanno bruciate sul posto) e la disinfestazione dei luoghi con
miscela di laplace>>. Fin qui gli echi da letteratura
scientifica ed i consigli. Poi l’informativa del Dipartimento di
prevenzione acquista forza di cronaca. <<A tutt’oggi, da
vigilanza ed accertamenti eseguiti da parte del servizio
veterinario – viene rivelato – non è stato riscontrato alcun
caso di malattia. Si chiede pertanto un’attenta collaborazione
nell’opera di vigilanza da parte di Comuni, Guardie forestali e
venatorie, affinché ogni caso di morte venga comunicato al
servizio venatorio per i necessari controlli. Il servizio
veterinario si è attivato altresì per il censimento degli
animali sensibili alla malattia, nei territori limitrofi ai
comuni lucani interessati. Ciò si rende indispensabile al fine
di predisporre, nel più breve tempo possibile, un piano di
vaccinazione>>.
Gianpaolo Iacobini |