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Sabato 16 Ottobre 2004

Sibaritide – E’ ufficiale: nessun caso di carbonchio


Nessun caso di carbonchio nei territori dell’azienda sanitaria di Rossano: lo rivela il Dipartimento di prevenzione. La malattia della morte, che inquieta il sonno dei vivi: il carbonchio. Sul Pollino, in particolare nei paesi dell’area lucana, è allarme rosso. Il 15 settembre scorso la Regione Basilicata aveva emanato severe ordinanze, revocate proprio ieri, che vietavano la raccolta dei funghi, disponendo, al contempo, accurati controlli sugli animali da pascolo. In Calabria, per il momento, la situazione pare essere sotto controllo, anche se le segnalazioni allarmate non mancano e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari ha avviato sulla questione un’inchiesta conoscitiva. Tanti tasselli per un unico mosaico, al quale s’aggiunge ora un dato ufficiale: nessun caso di carbonchio è stato registrato nell’ambito territoriale di competenza dell’azienda sanitaria di Rossano.  La conferma giunge dal servizio veterinario del Dipartimento di prevenzione. La buona novella è contenuta in una nota, inviata per conoscenza a tutti i Comuni del comprensorio. <<Il carbonchio ematico – si ricorda – è una malattia infettiva contagiosa che interessa prevalentemente gli erbivori, senza escludere le altre specie, uomo compreso. Il contagio avviene per ingestione o inalazione di spore, oppure attraverso il contatto diretto, soprattutto di sangue o liquidi organici di animali morti o ammalati>>. Dettagli: <<La malattia è stata sempre presente nel nostro territorio e soprattutto nell’area del pollino, in zone denominate “campi maledetti”, per la lunga permanenza delle spore nel terreno. Condizioni atmosferiche particolari permettono la risalita in superficie delle spore, la loro trasformazione nella fase vegetativa, il conseguente contagio degli animali, che poi disseminano le spore carbonchiose attraverso la perdita di sangue>>. Seguono avvertenze: <<Si ricorda che la morte è istantanea. Il pericolo maggiore di inquinamento sono le carcasse degli animali morti. Si rende pertanto necessaria la loro eliminazione (le carcasse vanno bruciate sul posto) e la disinfestazione dei luoghi con miscela di laplace>>.  Fin qui gli echi da letteratura scientifica ed i consigli. Poi l’informativa del Dipartimento di prevenzione acquista forza di cronaca. <<A tutt’oggi, da vigilanza ed accertamenti eseguiti da parte del servizio veterinario – viene rivelato – non è stato riscontrato alcun caso di malattia. Si chiede pertanto un’attenta collaborazione nell’opera di vigilanza da parte di Comuni, Guardie forestali e venatorie, affinché ogni caso di morte venga comunicato al servizio venatorio per i necessari controlli. Il servizio veterinario si è attivato altresì per il censimento degli animali sensibili alla malattia, nei territori limitrofi ai comuni lucani interessati. Ciò si rende indispensabile al fine di predisporre, nel più breve tempo possibile, un piano di vaccinazione>>.

Gianpaolo Iacobini

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