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Sabato 16 Ottobre 2004

Sibaritide – Provincia: la Consulta vota per la mobilitazione


Provincia della Sibaritide, la Consulta dei sindaci vota per la mobilitazione: presto a Roma i sindaci dei comuni proponenti. Mobilitazione sì, ma con giudizio. E’ la sintesi della riunione che ha visto la Consulta dei sindaci avviare il confronto sulla sorte di quella che dovrebbe essere la sesta provincia calabrese. L’incontro va in scena giovedì sera a Sibari, nei saloni della delegazione municipale. Tutto in due ore: si comincia con ritardo, ma all’appello non manca nessuno, o quasi. Assente solo Rossano. In sala tutti gli altri: Terranova, Spezzano Albanese, Cassano, Corigliano, Rocca Imperiale, Trebisacce, Amendolara, Cariati, Mirto e le comunità montane “Sila greca” ed “Alto Ionio”. In apertura, relaziona Giacinto Casciaro. Il presidente della Consulta ripercorre gli avvenimenti recenti che hanno segnato l’iter parlamentare per l’istituzione di nuove province in Italia. Tra le novità, spiccano il gelo calato sui rapporti con l’area del Pollino e la creazione di un Coordinamento nazionale dei comitati delle aspiranti province, coordinato dallo stesso Casciaro. Spazio al dibattito. Tanta l’amarezza per i ritardi accumulati e le speranze tradite. Tira aria di delusione. Su Sibari s’alza allora il vento della mobilitazione. Tocca ai sindaci. Eugenio Veltri, da Terranova, dice: <<La Provincia non si fa perché Cosenza non vuole mollare la Sibaritide. Indossiamo le nostre fasce tricolori ed andiamo a protestare sotto le finestre di Palazzo Chigi>>. Il cariatese Domenico Arcudi lancia la provocazione di giornata: <<Nel mio paese è sorto un comitato che sostiene l’ingresso di Cariati tra i Comuni della Provincia di Crotone. Per fermare questa deriva, c’è bisogno di risultati visibili. Se esistono iniziative adeguate, adottiamole>>. Gli fa eco il crosiota Giovanni Forciniti: <<Coinvolgiamo i sindacati e le popolazioni. La mobilitazione era già stata decisa. Bisogna solo metterla in pratica. Altrimenti non ci resterà che assecondare le scelte di chi preferisce Crotone a Cosenza>>. Si continua. Tonino Iemboli, assessore alla Comunità montana “Sila Greca” chiede tempi stretti. Anna Maria Brunetti, assessore comunale a Corigliano, insiste perché la mobilitazione abbia sbocchi istituzionali e sia preceduta da un’attenta campagna di sensibilizzazione. Il primo cittadino trebisaccese Mundo arringa i colleghi: <<Il disagio non deve farci mollare, bensì indurci ad agire con maggior determinazione>>. Quando però si passa a definire i contorni ed i contenuti dell’agire futuro, emergono difficoltà e contrasti. Ad esempio, l’amendolarese Mario Melfi vorrebbe che a Roma s’andasse forti del sostegno dei sindacati e della società civile. Casciaro fa sapere: <<Cgil, Cisl e Uil sono state contattate ma non ne hanno voluto sapere>>. Poi, ancora: mancano i soldi, obietta qualcuno. Mundo propone: saranno i nostri enti a contribuire. Melfi replica: <<Non vi sono i presupposti normativi per finanziare il comitato e la Consulta>>. Ferdinando Nociti, sindaco di Spezzano, ribadisce: <<Occorre superare le difficoltà che incontriamo nel dare il via alla mobilitazione>>. Intanto, in aula s’affaccia anche il senatore Cesare Marini. È lui a riannodare i fili del confronto: <<Dimenticate le polemiche locali. Puntiamo sulla forza che può venire dall’opera del coordinamento nazionale: è questa la via maestra>>. <<A Roma sì – chiosa il sindaco di Cassano, Gianluca Gallo – ma senza trascurare il coinvolgimento del territorio>>.  Si chiude. Sarà mobilitazione, ma per il momento soltanto dei sindaci. Le fasce tricolori andranno a Roma. Da soli, oppure in compagnia dei primi cittadini raccolti sotto le insegne del Coordinamento nazionale capeggiato da Casciaro: ogni valutazione viene rinviata al 16 novembre prossimo, quando il Coordinamento si riunirà per discutere sul da farsi. In marcia, verso la Provincia: avanti adagio.

Gianpaolo Iacobini

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