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Provincia della Sibaritide, la Consulta dei sindaci vota per la
mobilitazione: presto a Roma i sindaci dei comuni proponenti.
Mobilitazione sì, ma con giudizio. E’ la sintesi della riunione
che ha visto la Consulta dei sindaci avviare il confronto sulla
sorte di quella che dovrebbe essere la sesta provincia
calabrese. L’incontro va in scena giovedì sera a Sibari, nei
saloni della delegazione municipale. Tutto in due ore: si
comincia con ritardo, ma all’appello non manca nessuno, o quasi.
Assente solo Rossano. In sala tutti gli altri: Terranova,
Spezzano Albanese, Cassano, Corigliano, Rocca Imperiale,
Trebisacce, Amendolara, Cariati, Mirto e le comunità montane
“Sila greca” ed “Alto Ionio”. In apertura, relaziona Giacinto
Casciaro. Il presidente della Consulta ripercorre gli
avvenimenti recenti che hanno segnato l’iter parlamentare per
l’istituzione di nuove province in Italia. Tra le novità,
spiccano il gelo calato sui rapporti con l’area del Pollino e la
creazione di un Coordinamento nazionale dei comitati delle
aspiranti province, coordinato dallo stesso Casciaro. Spazio al
dibattito. Tanta l’amarezza per i ritardi accumulati e le
speranze tradite. Tira aria di delusione. Su Sibari s’alza
allora il vento della mobilitazione. Tocca ai sindaci. Eugenio
Veltri, da Terranova, dice: <<La Provincia non si fa perché
Cosenza non vuole mollare la Sibaritide. Indossiamo le nostre
fasce tricolori ed andiamo a protestare sotto le finestre di
Palazzo Chigi>>. Il cariatese Domenico Arcudi lancia la
provocazione di giornata: <<Nel mio paese è sorto un comitato
che sostiene l’ingresso di Cariati tra i Comuni della Provincia
di Crotone. Per fermare questa deriva, c’è bisogno di risultati
visibili. Se esistono iniziative adeguate, adottiamole>>. Gli fa
eco il crosiota Giovanni Forciniti: <<Coinvolgiamo i sindacati e
le popolazioni. La mobilitazione era già stata decisa. Bisogna
solo metterla in pratica. Altrimenti non ci resterà che
assecondare le scelte di chi preferisce Crotone a Cosenza>>. Si
continua. Tonino Iemboli, assessore alla Comunità montana “Sila
Greca” chiede tempi stretti. Anna Maria Brunetti, assessore
comunale a Corigliano, insiste perché la mobilitazione abbia
sbocchi istituzionali e sia preceduta da un’attenta campagna di
sensibilizzazione. Il primo cittadino trebisaccese Mundo arringa
i colleghi: <<Il disagio non deve farci mollare, bensì indurci
ad agire con maggior determinazione>>. Quando però si passa a
definire i contorni ed i contenuti dell’agire futuro, emergono
difficoltà e contrasti. Ad esempio, l’amendolarese Mario Melfi
vorrebbe che a Roma s’andasse forti del sostegno dei sindacati e
della società civile. Casciaro fa sapere: <<Cgil, Cisl e Uil
sono state contattate ma non ne hanno voluto sapere>>. Poi,
ancora: mancano i soldi, obietta qualcuno. Mundo propone:
saranno i nostri enti a contribuire. Melfi replica: <<Non vi
sono i presupposti normativi per finanziare il comitato e la
Consulta>>. Ferdinando Nociti, sindaco di Spezzano, ribadisce:
<<Occorre superare le difficoltà che incontriamo nel dare il via
alla mobilitazione>>. Intanto, in aula s’affaccia anche il
senatore Cesare Marini. È lui a riannodare i fili del confronto:
<<Dimenticate le polemiche locali. Puntiamo sulla forza che può
venire dall’opera del coordinamento nazionale: è questa la via
maestra>>. <<A Roma sì – chiosa il sindaco di Cassano, Gianluca
Gallo – ma senza trascurare il coinvolgimento del territorio>>.
Si chiude. Sarà mobilitazione, ma per il momento soltanto dei
sindaci. Le fasce tricolori andranno a Roma. Da soli, oppure in
compagnia dei primi cittadini raccolti sotto le insegne del
Coordinamento nazionale capeggiato da Casciaro: ogni valutazione
viene rinviata al 16 novembre prossimo, quando il Coordinamento
si riunirà per discutere sul da farsi. In marcia, verso la
Provincia: avanti adagio.
Gianpaolo Iacobini |