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L’antenna della discordia: ecco le prerogative degli enti
locali. Al deflagrare del caso antenna della discordia, ai
cittadini di Sibari, inizialmente, il Comune di Cassano
risponde: <<Non abbiamo competenze sugli impianti di telefonia
mobile>>. Era vero, non lo è più. Parola al diritto. A
disciplinare la materia interviene, nel 1998, il decreto
ministeriale numero 381. E’ il provvedimento che introduce il
principio di precauzione. Ferma restando la necessaria
osservanza dei limiti e valori massimi stabiliti, si impegnano i
gestori e gli enti pubblici competenti ad adoperarsi per
l’individuazione di soluzioni tecnologiche e realizzative idonee
a garantire la minimizzazione delle esposizioni. Precisi poteri
vengono demandati agli enti locali, anche ai Comuni, messi nelle
condizioni di adottare <<strumenti regolamentari a tutela della
salute, dell’ambiente, del paesaggio e per la minimizzazione
dell’esposizione ai campi elettromagnetici>>. L’impostazione
viene accolta e rafforzata, nel 2001, dalla <<legge quadro sulla
protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici>>. Nel 2002 si cambia. Il decreto
Gasparri introduce <<disposizioni volte ad accelerare la
realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni
strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese>>. Le
antenne, assimilate <<ad ogni effetto alle opere di
urbanizzazione primaria>>, acquisiscono ex lege la compatibilità
con <<qualsiasi destinazione urbanistica>>, essendo realizzabili
anche <<in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra
disposizione di legge o di regolamento>>. Neppure dodici mesi
dopo, però, la Corte Costituzionale boccia il nuovo impianto:
incostituzionale. Il Consiglio di Stato, con le sue sentenze, fa
il resto: qualificate le infrastrutture di telefonia mobile come
<<opere private di pubblica utilità>>, ristabilisce le potestà
regolamentari dei Comuni. In particolare, ai Municipi si
riconosce il potere di procedere alla localizzazione dei siti
destinati a sede delle infrastrutture di telecomunicazione, ed
eventualmente di procedere all’esproprio delle aree interessate.
Ora Palazzo di città sembra volersi incamminare lungo questa
via. Gli impegni in tal senso non mancano. Intanto, però, altre
richieste giacciono negli uffici del Comune: qualche Gestore di
telefonia mobile, addirittura, vorrebbe installare un’antenna
sulla Pietra del Castello. Che dire? Urge regolamento.
Gianpaolo Iacobini |