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Lunedì 18 Ottobre 2004

Cassano – Antenne: le prerogative degli enti locali


L’antenna della discordia: ecco le prerogative degli enti locali. Al deflagrare del caso antenna della discordia, ai cittadini di Sibari, inizialmente, il Comune di Cassano risponde: <<Non abbiamo competenze sugli impianti di telefonia mobile>>. Era vero, non lo è più.  Parola al diritto. A disciplinare la materia interviene, nel 1998, il decreto ministeriale numero 381. E’ il provvedimento che introduce il principio di precauzione. Ferma restando la necessaria osservanza dei limiti e valori massimi stabiliti, si impegnano i gestori e gli enti pubblici competenti ad adoperarsi per l’individuazione di soluzioni tecnologiche e realizzative idonee a garantire la minimizzazione delle esposizioni. Precisi poteri vengono demandati agli enti locali, anche ai Comuni, messi nelle condizioni di adottare <<strumenti regolamentari a tutela della salute, dell’ambiente, del paesaggio e per la minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici>>. L’impostazione viene accolta e rafforzata, nel 2001, dalla <<legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici>>.  Nel 2002 si cambia. Il decreto Gasparri introduce <<disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese>>. Le antenne, assimilate <<ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria>>, acquisiscono ex lege la compatibilità con <<qualsiasi destinazione urbanistica>>, essendo realizzabili anche <<in deroga agli strumenti urbanistici e ad ogni altra disposizione di legge o di regolamento>>. Neppure dodici mesi dopo, però, la Corte Costituzionale boccia il nuovo impianto: incostituzionale. Il Consiglio di Stato, con le sue sentenze, fa il resto: qualificate le infrastrutture di telefonia mobile come <<opere private di pubblica utilità>>, ristabilisce le potestà regolamentari dei Comuni. In particolare, ai Municipi si riconosce il potere di procedere alla localizzazione dei siti destinati a sede delle infrastrutture di telecomunicazione, ed eventualmente di procedere all’esproprio delle aree interessate.  Ora Palazzo di città sembra volersi incamminare lungo questa via. Gli impegni in tal senso non mancano. Intanto, però, altre richieste giacciono negli uffici del Comune: qualche Gestore di telefonia mobile, addirittura, vorrebbe installare un’antenna sulla Pietra del Castello. Che dire? Urge regolamento.

Gianpaolo Iacobini

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