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Martedì 21 Settembre 2004

Sibari –Agricoltura: la Cgil contesta le proposte di modifica del regime degli aiuti comunitari in tema di produzione olivicola.


Il mercato agricolo è oggi regolato da una direttiva dell’Unione Europea. In tre lettere, Pac. È la politica agricola comune, varata dai ministri europei dell’agricoltura nel giugno del 2003. Consiste in una radicale riforma delle politiche agricole, ora orientate verso la tutela degli interessi di consumatori e contribuenti, lasciando gli agricoltori liberi di produrre ciò che il mercato esige. Per evitare l'abbandono della produzione, gli Stati membri sono stati posti in condizione di mantenere ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione, a precise condizioni ed entro limiti definiti. La concessione di questo nuovo "pagamento unico per azienda" è subordinata al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi ricavati dalla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle grandi aziende vengono girati agli agricoltori, per realizzare programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli animali. Tutti approvano, ma quando anche nella Piana giunge l’eco di possibili modifiche al disegno tratteggiato dall’Unione Europea, s’infiamma la polemica.  Le prime critiche hanno il marchio dell’Alpa, l’associazione che raduna i produttori agricoltori radunati sotto le insegne della Cgil. Parla Giuseppe Sammarro, presidente dell’Alpa nel comprensorio Pollino – Sibari – Tirreno. Dice: <<Sul fronte dell’olivicoltura le cose vanno male. Pur essendo la Calabria la seconda regione d’Italia per la produzione d’olio d’oliva, il governo regionale non è stato capace di varare un piano olivicolo regionale, pure in più occasioni richiesto, necessario per promuovere la concentrazione dell’offerta, la tutela dell’ambiente, il mantenimento dell’occupazione>>. Avanti: <<Forte preoccupazione – aggiunge Sammarro – nutriamo riguardo all’ipotesi, ventilata dal ministro all’agricoltura, Gianni Alemanno, e mai smentita dall’assessore regionale Giovanni Dima, di elevare la percentuale d’aiuto disaccoppiato dalla produzione al 90%>>. Attualmente funziona così: per il 60% le provvidenze sono uguali per tutti, mentre per il restante 40% sono stabilite in base alla produzione effettiva. <<Un cambiamento nel senso ipotizzato dal ministro – afferma il presidente comprensoriale dell’Alpa – costituirebbe un rafforzamento e l’allargamento di quella fascia d’aziende interessate all’ottenimento degli aiuti a prescindere dalla produzione, col il rischio di un  ulteriore abbandono della stessa e con gravi danni per il territorio, l’ambiente, l’economia>>. Considerazioni finali: <<Non c’è da star tranquilli – chiosa Sammarro – in una regione come la Calabria, dove il Por agricoltura s’è rivelato essere una catastrofe ed in cui, al massimo dell’indecenza istituzionale, la giunta regionale s’è permessa il lusso di perdere 77 milioni di premialità dell’Unione Europea oltre ai correlati contributi degli enti dello Stato. In totale 152 milioni di euro, sottratti colpevolmente ai lavoratori ed alle aziende agricole calabresi>>.

Gianpaolo Iacobini

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