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Il mercato agricolo è oggi regolato da una direttiva dell’Unione
Europea. In tre lettere, Pac. È la politica agricola comune,
varata dai ministri europei dell’agricoltura nel giugno del
2003. Consiste in una radicale riforma delle politiche agricole,
ora orientate verso la tutela degli interessi di consumatori e
contribuenti, lasciando gli agricoltori liberi di produrre ciò
che il mercato esige. Per evitare l'abbandono della produzione,
gli Stati membri sono stati posti in condizione di mantenere
ancora una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione, a
precise condizioni ed entro limiti definiti. La concessione di
questo nuovo "pagamento unico per azienda" è subordinata al
rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale,
sicurezza alimentare e protezione degli animali. I fondi
ricavati dalla riduzione dei pagamenti diretti a favore delle
grandi aziende vengono girati agli agricoltori, per realizzare
programmi in materia di ambiente, qualità o benessere degli
animali. Tutti approvano, ma quando anche nella Piana giunge
l’eco di possibili modifiche al disegno tratteggiato dall’Unione
Europea, s’infiamma la polemica. Le prime critiche hanno
il marchio dell’Alpa, l’associazione che raduna i produttori
agricoltori radunati sotto le insegne della Cgil. Parla Giuseppe
Sammarro, presidente dell’Alpa nel comprensorio Pollino – Sibari
– Tirreno. Dice: <<Sul fronte dell’olivicoltura le cose vanno
male. Pur essendo la Calabria la seconda regione d’Italia per la
produzione d’olio d’oliva, il governo regionale non è stato
capace di varare un piano olivicolo regionale, pure in più
occasioni richiesto, necessario per promuovere la concentrazione
dell’offerta, la tutela dell’ambiente, il mantenimento
dell’occupazione>>. Avanti: <<Forte preoccupazione – aggiunge
Sammarro – nutriamo riguardo all’ipotesi, ventilata dal ministro
all’agricoltura, Gianni Alemanno, e mai smentita dall’assessore
regionale Giovanni Dima, di elevare la percentuale d’aiuto
disaccoppiato dalla produzione al 90%>>. Attualmente funziona
così: per il 60% le provvidenze sono uguali per tutti, mentre
per il restante 40% sono stabilite in base alla produzione
effettiva. <<Un cambiamento nel senso ipotizzato dal ministro –
afferma il presidente comprensoriale dell’Alpa – costituirebbe
un rafforzamento e l’allargamento di quella fascia d’aziende
interessate all’ottenimento degli aiuti a prescindere dalla
produzione, col il rischio di un ulteriore abbandono della
stessa e con gravi danni per il territorio, l’ambiente,
l’economia>>. Considerazioni finali: <<Non c’è da star
tranquilli – chiosa Sammarro – in una regione come la Calabria,
dove il Por agricoltura s’è rivelato essere una catastrofe ed in
cui, al massimo dell’indecenza istituzionale, la giunta
regionale s’è permessa il lusso di perdere 77 milioni di
premialità dell’Unione Europea oltre ai correlati contributi
degli enti dello Stato. In totale 152 milioni di euro, sottratti
colpevolmente ai lavoratori ed alle aziende agricole
calabresi>>.
Gianpaolo Iacobini |